Chiudono gli ospedali, Pasqualone: “Ma il vero futuro sono i presìdi territoriali”

Poseidone articolo

BRINDISI- (Da Il7 Magazine) Chiusura degli ospedali, riconversione in PTA per Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano e Mesagne, la provincia brindisina può contare solo sugli ospedali di Brindisi, Francavilla Fontana e Ostuni. Ma la direzione generale della Asl assicura il Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) è la chiave di volta del nuovo modello organizzativo della sanità.

Il PTA è un  luogo che fisicamente consente il superamento dell’attuale dispersione dei servizi sul territorio a favore di un forte coordinamento all’interno di percorsi diagnostico terapeutici condivisi.
All’interno dei PTA si trovano gli Ospedali di Comunità (OdC), che sono strutture territoriali di ricovero breve rivolte a pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica, potenzialmente erogabili al domicilio, ma che vengono ricoverati in queste strutture per mancanza di idoneità del domicilio stesso in quanto necessitano di sorveglianza infermieristica continuativa, anche notturna.
Tale ambito di assistenza si colloca a pieno titolo nella rete dei servizi territoriali ed è da considerarsi quale “domicilio allargato”.
Possono accedere all’OdC pazienti provenienti al domicilio o da altre strutture residenziali, nonché dal Pronto Soccorso e/o essere dimessi da Presidi Ospedalieri per acuti, che necessitano di completare il processo di stabilizzazione clinica, con una valutazione prognostica di risoluzione a breve termine (15-20 giorni) ovvero di una fase di osservazione e continuità terapeutica e riabilitativa. L’obbiettivo principale è il recupero funzionale cercando di evitare un re-ricovero a breve distanza di tempo.

Come ospedali di comunità Ceglie Messapica ha a disposizione 12 posti letto, Fasano 10, Cisternino e Mesagne 12.

Resta tuttavia il problema del personale infermieristico, negli ultimi tempi si è diffusa voce di un taglio di circa 50 unità, ma il direttore dell’Asl, Giuseppe Pasqualone, smentisce: “Non è assolutamente vero, noi oggi con il personale in forza a tempo indeterminato e quale residuo a tempo determinato abbiamo raggiunto il tetto massimo del fabbisogno ministeriale e regionale, e devo mantenerlo anche nei prossimi mesi. Per cui non c’è alcuna intenzione di ridurre il personale infermieristico. Quelli che sono andati via sono stati soltanto sostituiti pari, pari con personale a tempo indeterminato presi dalla graduatoria di Bari, ovviamente rispettando le scadenze contrattuali. Abbiamo seguito un percorso con le organizzazioni sindacali. Poi stiamo assumendo gli Oss, la forza lavoro così aumenterà negli ospedali”.

Pasqualone precisa, inoltre, che spesso dietro a queste lamentele c’è altro: “ Gli infermieri sono di più, poi c’è qualcuno che vuole strumentalizzare per poter risolvere. C’è qualche protesta che viene dalla base ed è rivolta al sindacato. Noi non possiamo prorogare i contratti, noi dobbiamo rispettare gli standard che ci ha dato la Regione, questo è un problema che riguarda tutti”.

Non la pensa così il sindacato degli infermieri che ha organizzato un sit in segno di protesta contro la mancata proroga dei contratti degli infermieri che fino al 31 dicembre hanno lavorato per la Asl Brindisi.

“Chiediamo con questo che non si facciano figli e figliastri – scrive Villani del sindacato Nursind- creando discriminazioni fra gli infermieri rimasti senza lavoro e i colleghi ai quali invece è stata riconosciuta la proroga del rapporto di lavoro di ulteriori sei mesi, sulla base del verbale della riunione delle delegazioni trattanti aziendali per il personale di comparto del 21 novembre 2018 che recita appunto: “I contratti a tempo determinato degli infermieri in scadenza dall’1 gennaio 2019 con una durata di mesi sei, saranno prorogati di ulteriori sei mesi, sino e non oltre il raggiungimento della durata massima di un anno”.

Il sindacato chiede equità di trattamento e una seria programmazione del fabbisogno di personale infermieristico. Questo ha portato alla carenza di sette unità infermieristiche dall’1 febbraio al Pronto soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi. Dall’inizio del mese il pronto soccorso è in ginocchio, la notte del 4 febbraio c’erano solo tre infermieri con l’ospedale in emergenza.

Per la Asl, invece, il problema è la mancanza dei medici: “Sul pronto soccorso siamo in affanno soprattutto per i medici, abbiamo difficoltà a reclutare il personale dedicato. Stiamo cercando di trovare soluzioni alternative per ottimizzare le prese incarico al pronto soccorso con l’osservazione breve affidata alla medicina interna con dei percorsi e delle consulenze specifiche, con personale specialista che si dedichi al pronto soccorso, quindi medici interni, cardiologie altro. Quindi stiamo cercando di supportare la carenza dei medici al pronto soccorso con gli specialisti dei reparti”.

A parte questo resta il problema della sicurezza, il pronto soccorso essendo un punto nevralgico dell’ospedale dove si concentrano le maggiori criticità spesso deve combattere anche con gente che da in escandescenza e che non si fa problemi a mettere le mani addosso al personale. In questi casi scatta la vigilanza privata ha il compito di tenere le situazioni sotto controllo, ma a presidiare il pronto soccorso c’è solo una guardia giurata per turno.

“Per quanto riguarda le guardie giurate c’è stata una richiesta della direzione medica di aumentare le guardie giurate al pronto soccorso. Abbiamo fatto richiesta alla cooperativa- dice il direttore Pasqualone- Per il posto fisso di polizia stiamo mettendo in cantiere i lavori per realizzare quello nuovo che sarà più ampio e più funzionale. Per il resto la presenza della polizia non è di competenza della asl e poi al momento la sicurezza è garantita più dalla vigilanza. Le forze dell’ordine sono a disposizione su chiamata non stanno a piantonare il pronto soccorso . Nel momento in cui c’è una richiesta di maggiore presenza del personale della vigilanza noi diamo seguito”.

Nel frattempo ultimi tre anni la Asl è riuscita a realizzare un piano di interventi che ha consentito di migliorare il servizio sanitario:. Nello specifico si tratta di investimenti in edilizia : ristrutturazione ed efficientamento energetico Ospedale di Brindisi; riqualificazione impianti termici in Ospedali e PTA della provincia per la riduzione dell’impatto ambientale; ristrutturazione Ospedale di Ostuni e Francavilla Fontana. Abbiamo avuto anche investimenti in attrezzatura ad alta tecnologia acceleratori lineari Trilogy e Unique e tecnologia IORT; mammografi digitali con tomo sintesiecografi tridimensionali; sistemi completi di telemedicina; colonne eco bronscocopiche ed eco endoscopiche; armadi informatizzati Servizio Farmaceutico; monitor multiparametrici e 1 centrale di monitoraggio; ecografi palmari per scansione profonda ( Servizio 118); impianto radiologico telecomandato; autoemoteca. In questi mesi gli ex ospedali dismessi sono stati riconvertiti: riconversione in PTA degli ex Ospedali di Mesagne, San Pietro V.co e Fasano con interventi di riqualificazione delle strutture e attivazione degli Ospedali di Comunità. In questi ultimi anni c’è stata una importante riorganizzazione aziendale che comprende l’organizzazione dipartimentale dei servizi, il potenziamento dei servizi territoriali (specialistica ambulatoriale, attivazione day service e potenziamento assistenza domiciliare) e il potenziamento dell’offerta con individuazione di figure specialistiche ad alta professionalità Programmi mirati di formazione specialistica del personale. Non poteva mancare anche l’innovazione digitale con l’ampliamento dei servizi sanitari digitali on line tramite il Portale della Salute, l’ampliamento dell’utilizzo del sistema informativo sanitario regionale EDOTTO, l’estensione dell’utilizzo dei sistema informativo sanitario territoriale SIST e l’applicazione della Telemedicina nell’assistenza domiciliare. Infine tra i vari interventi spazio anche all’epidemiologia e alla prevenzione con l’accreditamento del Registro Tumori Brindisi, la partecipazione allo studio di coorte residenziale nei comuni della provincia appartenenti all’area ad elevato rischio ambientale, il potenziamento dei programmi di screening e l’ampliamento dell’offerta vaccinale.

Lucia Pezzuto per Il7Magazine

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