La sfiducia sulla testa di Bruno: “Non ho accontentato qualcuno, e mi ricandiderò”

FRANCAVILLA FONTANA-  (da il7 Magazine) Dopo 20 anni  di governo di centrodestra aveva riportato il centrosinistra alla guida di Francavilla Fontana. Un guerra titanica in una città dove il Pd negli ultimi 20 anni non era quasi mai esistito.  Maurizio Bruno candidato sindaco del partito democratico vince al ballottaggio nel giugno 2014 contro il candidato di Forza Italia Vincenzo Sgura. Ricompatta una coalizione di centrosinistra con l’alleanza con Sel e Rifondazione comunista,  ma l’accordo con  “i compagni” dura poco, e dopo qualche mese si allontanano. Da questo momento in poi Bruno vive momenti di instabilità politica amministrativa, sotto scacco di alcuni consiglieri comunali. Oggi pende sulla sua testa una mozione di sfiducia  firmata da 13 consiglieri, sollecitati dall’opposizione. I numeri per mandare a casa Bruno ci sono, si attende solo la convocazione del consiglio comunale per sfiduciare il sindaco in assise. Il 31 ottobre la mozione è stata consegnata agli uffici comunali.

Era l’uomo di punta del Pd, negli ultimi anni ha svolto contemporaneamente il ruolo di segretario provinciale del partito, sindaco di Francavilla e presidente della Provincia. In poco tempo rischia di perdere tutto.

Perché cade il governo di Maurizio Bruno?

“Perché sono un politico particolare,  invece di dare risposte ai consiglieri comunali le ho date ai cittadini. Mi sono creato dei nemici in consiglio.  Non ho ceduto alle richieste che mi sono state fatte. E non erano richieste per assessorati”

Non ha accontentato qualcuno?

“Evidente si  altrimenti non ci saremmo trovati in questa situazione. Purtroppo non esistono più partiti, si ha a che fare con i singoli consiglieri. Con gli interessi personali di ciascuno. Io sono andato per la mia strada con la mia squadra di governo, abbiamo lavorato 24 ore su 24 e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Ritiene di essere stato ricattato?

“Non sono stato ricattato. Sono sempre stato una persona libera, ho  solo ragionato per gli interessi della città e questo con alcuni consiglieri non ha funzionato.  In tre anni  abbiamo fatto tante cose: abbiamo attivato  la mensa per  i bisognosi durante il periodo estivo quando la Caritas era chiusa,  abbiamo annullato gli abbonamenti ai politici per la piscina comunale  e per il teatro pubblico pugliese.  Abbiamo realizzato il rondò grazie all’impegno economico della Prefabbricati Pugliesi, stiamo per realizzare un altro rondò alla zona industriale con il sostegno dell’imprenditore Bianco. Abbiamo sistemato 60 strade dissestate e sbloccato  750 mila euro per il palazzetto. A questo si aggiunge lo stanziamento di un milione di euro  per il campo sportivo per permettere alla squadra cittadina di giocare in Lega Pro”.

Ha commesso degli errori? Cosa ha sbagliato  se in due anni ha perso la guida della segreteria provinciale, è stato sfiduciato come sindaco con la conseguenza che non potrà più essere presidente della Provincia. Incarico che ha ottenuto grazie al suo ruolo di primo cittadino.

“Sicuramente ho commesso degli errori, chi lavora commette sempre degli errori. Ma per quanto riguarda il sindaco ho già detto di  aver lavorato per gli interessi della mia città. In merito al mio partito sino alla fine ho cercato una candidatura unitaria ma non c’è stata.  Ho scelto di sostenere Monopoli, un candidato più giovane.  L’ho fatto insieme  agli altri sindaci democratici e all’unico consigliere regionale. In compenso sono riuscito a ricompattare il Pd a Francavilla con la candidatura di Zecchino. E non è poco”.

Lei era un sostenitore di Renzi ad un certo punto passa con Emiliano. Ritiene che questo lo abbiamo danneggiato nel partito?

 “Rifarei la scelta.  Non ho abbandonato Renzi ma le sue politiche lontane dalle problematiche del nostro territorio. Il passaggio con Emiliano è stato prima del referendum sulle trivelle. Ma non penso che questo mi abbia penalizzato”

La sua esperienza politica amministrativa dimostra che  il centrosinistra unito a Francavilla Fontana non può governare?

“Ci sono alcune forze politiche delle sinistra storica che non hanno alcun interesse a governare la città, nè l’Italia.  Più che la politica si tratta di  personalismo. Ci sono veti incrociati che non fanno bene centrosinistra, accade anche a livello nazionale. Al primo turno ho preso  mille voti in più rispetto alla coalizione.  Ero un valore aggiunto ma la “politica” mi ha contestato, a differenza dei cittadini dai quali ricevo tanta solidarietà. La peggiore politica ha vinto e  mi sta mandando a casa. Ha avuto paura proprio ora che stavamo per realizzare tante opere”.

Quali saranno le conseguenze per Francavilla Fontana della fine anticipata della legislatura?

“C’erano opere pubbliche  che stavamo per realizzare e che subiranno un ritardo come il campo sportivo. Avevo chiuso un contratto con due dirigenti per permettere la realizzazione delle opere, ma si tratta di un rapporto fiduciario con il sindaco e non è detto che ora accettino di continuare. Senza dirigente non si può andare avanti, manca l’ultimo passaggio della stazione unica  appaltante. Mi dispiace solo  di non aver modificato il contratto con l’azienda del servizio rifiuti Monteco.  Un appalto che abbiamo ereditato e va in scadenza il prossimo anno”.

Con la sfiducia da sindaco in automatico cadrà anche il suo incarico di presidente della Provincia. Che cosa lascerà?

 “Abbiamo dovuto gestire un ente in seria difficoltà con sempre meno trasferimenti dello Stato, ma siamo  riusciti sino ad oggi a garantire la Santa Teresa. E abbiamo trovati i fondi per  i riscaldamenti nella scuola. L’8 novembre ho incontrato a Roma l presidente di Invimit (l’azienda dello Stato) alla quale ho chiesto di acquistare la Cittadella della Ricerca, la prefettura e palazzo Montenegro. Questo mi darà la possibilità di fare un po’ di cassa e di trovare i  soldi per l’edilizia scolastica, nel frattempo Invimit potrà essere un’opportunità di rilancio per un centro che ormai è morto, mentre la prefettura e il palazzo saranno rustrutturati.

Che farà Bruno una volta a casa? Spera in una candidatura in Parlamento?

“Mi dedicherò  al mio lavoro e alla famiglia. Ma è già pronta  una lista civica a sostegno della mia candidatura alle prossime elezioni amministrative. Al Parlamento non ci penso, con questa legge i candidati vengono scelti da Roma, spero solo che il Pd decida di mettere in campo persone radicate nel territorio, altrimenti il rischio è che la gente voti 5Stelle e Salvini”.

Lucia Portolano

(da il7 Magazine)

 

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