Left ai partecipanti della Notte a Cerano: “Un patto per lo sviluppo, altrimenti a Brindisi è notte fonda”

BRINDISI – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Left Brindisi indirizzata ai partecipanti dell’evento Notte a Cerano che si terrà il 25 gennaio al Nuovo teatro Verdi dove si discuterà del futuro economico industriale e ambientale di ministro alla presenza del ministro Affari regionali Francesco Boccia.

“Benvenuti a Brindisi

L’ennesimo grido di allarme sullo stato di crisi dell’economia brindisina(chiusura di attività,aumento della disoccupazione e della cassa integrazione, assenza di investimenti pubblici e privati) non può rimanere inascoltato. Tutto il vecchio apparato industriale è da tempo in grande sofferenza. I più colpiti rimangono i settori della metalmeccanica,dell’edilizia e dell’indotto delle tradizionali manutenzioni di impianti industriali molti dei quali in fase di esaurimento se non di chiusura. Prospettive nere. Numeri davvero impressionanti e non possono che destare grande preoccupazione per il futuro dell’apparato industriale brindisino. All’industria non si può e non si  deve rinunciare anche se va ripensata assieme al contributo che possono dare altri settori come l’agricoltura e le sue filiere agroalimentari ed  enogastronomiche, il turismo e la valorizzazione e il potenziamento delle sue infrastrutture. Il lavoro deve ritornare ad essere centrale.

Al lavoro è legato tutto, dalla coesione sociale alla sopravvivenza di una comunità. Molte delle nostre aziende, in gran parte, vivono da sempre all’ombra dei grossi insediamenti industriali e soffrono se c’è carenza di investimenti da parte dei grossi gruppi.

La presenza della grande industria in città ha rappresentato la stabilità lavorativa per decenni ed allo stesso tempo l’aggressione in termini ambientali del territorio causando danni seri alla salute e all’ambiente.  Coniugare l’esigenza di lavoro  con il rispetto per  ambiente è la sfida centrale di questo secolo e solo chi riuscirà a farlo potrà sperare in un futuro migliore.

La soluzione per creare lavoro non può essere più la devastazione del territorio e l’inquinamento selvaggio come il rispetto per l’ambiente non può significare la cancellazione dell’industria.

Rendere circolare l’economia, rendere i processi idonei a produrre ricchezza minimizzando gli impatti ambientali  non significa eliminare l’industria dalle attività produttive. Al contrario. Paradossalmente proprio dove per decenni l’industria è stata così poco interessata all’ambientalizzazione dei processi ed alla produzione incontrollata di rifiuto inquinante, c’è tanto da fare.

Ci sono le bonifiche e la riconversione dei siti, c’è la dismissione del carbone,  ci sono i lavori per ottimizzare le produzioni esistenti  al fine di renderle meno impattante possibile con l’utilizzo delle migliori tecnologie, ci sono gli investimenti in nuove tecnologie a impatto zero. Non si può rinunciare all’industria e al contributo che i grandi gruppi storicamente presenti nel territorio possono e ancora devono dare. Vanno richiamati, questi ultimi, ad un confronto sui possibili e rispettivi piani di investimenti per processi e prodotti industriali e di servizi di nuova generazione.

Nostro convincimento è che la politica cittadina con trasparenza e rigore deve giocare un ruolo di primo piano in questo processo, diversamente dal passato in cui è stato esercitato un ruolo passivo e succube di scelte altrui per interessi particolari e non generali.

Il tutto deve essere fatto avendo una chiara visione del futuro esplicitata attraverso i documenti di pianificazione, competenza specifica  e disponibilità al dialogo. La proposta di un patto per lo sviluppo del territorio va allora accolta per riprendere una strada nuova e per creare condizioni in cui tutti gli attori siano coinvolti e consapevoli di dare ognuno il proprio contributo senza scadere in un velleitarismo inconcludente ma senza neanche difendere lo status quo di un industria in affanno

Auspichiamo una nuova pagina per la città, auspichiamo che a scriverla sia questa amministrazione. La politica urlata delle denunce e delle colpevolizzazioni dovrebbe lasciare il posto al buon senso da parte di tutti gli attori.

I muro contro muro servono solo a rimandare la soluzione dei problemi che rischiano di diventare irrisolvibili con il passare del tempo.

Si riaprano i tavoli di dialogo, si dia spazio alle associazioni di categoria, alle associazioni sindacali, ai grandi player dell’industria sul territorio che devono essere coinvolti e resi corresponsabili del futuro del nostro territorio.

Occorre la consapevolezza da parte di tutti che in passato si sono commessi degli errori clamorosi, occorre la disponibilità a riparare i danni fatti e rilanciare con investimenti  verso un futuro con una economia sostenibile al passo con le sfide di questo di questo tempo. E più che improvvisazioni dell’ultimo momento sono necessari strumenti efficaci e semplici, risorse reali, politiche pubbliche e volontà da sollecitare con coraggio.

 

 

 

2 Commenti

  1. Escogitatevi qualcosa per la quale un imprenditore o un investitore trovi, oggettivamente, più conveniente venire ad investire a Brindisi anziché in Romania, Cina, Tunisia, Macedonia, Albania , Vietnam, India ecc. ecc.Di fotografie , rispondenti e condivisibili, come in articolo, ne abbiamo fatte tantissime nei tempi passati.Ma purtroppo niente di fatto. Brindisi continua a sfracellarsi nel dirupo, nella più totale indifferenza dei molti, impegnati solo a cercare di tagliare la corda. D’altronde………

  2. L’analisi che Left Brindisi ha voluto offrire ai partecipanti all’evento Notte a Cerano è condivisibile:chiaro e forte emerge la volontà dell’Associazione e del presidente che la guida, operatori ed amanti di questo territorio, nella ricerca motivata di una vera svolta sullo stato di profonda crisi economica, finanziaria e sociale in cui da tempo vivono i cittadini. Alle altrettanto condivisibili considerazioni espresse che ostacolano detta svolta bisogna aggiungere il neghittoso, presuntuoso ed arrogante comportamento degli attuali amministratori che, superando a piè pari tutte le eventuali e gravi responsabilità gestionali nei circa due anni dalle elezioni, ritengono ancora attardarsi nella individuazione delle cause che hanno prodotto lo stato fallimentare della più grande azienda presente sul territorio insieme alle sue società partecipate. Oppositore dei regimi commissariali negli Enti Locali, penso di conoscere le difficoltà di accettazione del piano pluriennale di dissesto da parte della Corte dei Conti,ma confido che l’auspicio formulato da Left possa avverarsi sicchè i “soggetti del potere” trovino la strada maestra attratti dal miraggio di una Brindisi Capovolta.
    Brindisi, 25/01/2020 Franco Leoci

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