“Non siamo mafiosi ma padri di famiglia”, la protesta dei lavoratori Ecotecnica, l’effetto a catena di una legge “pericolosa”

Poseidone articolo

BRINDISI -(da Il7 Magazine) Emilio Broccio ha 47 anni, padre di due bambini, lavora nelle ditte  che si occupano di raccolta rifiuti da 20 anni, è passato da una società all’altra grazie alla cosiddetta clausola sociale. Con lui c’è Michele Narcisi di anni 42, tre figlie a carico, e una gli ha appena comunicato di essere incinta. Lavora nel settore rifiuti da 11 anni. Loro sono due dei tredici operai di Ecotecnica che qualche giorno fa hanno ricevuto una lettera di sospensione, anticamera del licenziamento, a causa di alcuni problemi con la giustizia  avuti  20 anni fa. Reati con condanne già scontante, che oggi pesano e macchiano il curriculum lavorativo, nonostante  nel tempo hanno dimostrato di aver messo la testa a posto. “Negli anni 80 ho fatto il contrabbandiere – dice Broccio – a Brindisi quello si faceva per lavorare, più o meno siamo accusati tutti dello stesso reato. Ma è da 20 anni ormai che lavoriamo onestamente. Non ho mai più commesso un reato”. Per Narcisi pesa invece una vicenda del 1987. “Da 11 anni che lavoro come operaio dei rifiuti – dice il 42enne – purtroppo ho fatto una stupidata da ragazzo. Ma abbiamo dimostrato tutti di essere brave persone. Non possono toglierci la dignità del lavoro”.  Dopo un incontro in prefettura il 3 giugno scorso i dipendenti hanno protestato nel piazzale del monumento al marinaio, proprio dove qualche giorno prima un ex operaio Evc ha tentato di togliersi la vita. Qualcuno di loro, tra le lacrime dei parenti, ha minacciato un gesto estremo. Accanto a questi lavoratori c’è il sindacato Cobas, il primo a portare davanti all’opinione pubblica la storia di questi padri di famiglia. La vicenda dei dipendenti di Ecotecnica potrebbe creare un effetto a catena anche per altre società, in particolar modo a partecipazione pubblica come la Multiservizi e la Sanitàservice che offrono i propri servizi per enti pubblici. La decisione di Ecotecnica è arrivata dopo la interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Lecce nei confronti della Gial Plast (altra società che si occupa della raccolta rifiuti), che ha portato al licenziamento di 30 lavoratori con precedenti penali. Sulla scorta di questa vicenda la ditta che si occupa della gestione rifiuti a Brindisi, che ha un contratto in scadenza, ha deciso di rivolgersi volontariamente all’organismo di vigilanza  relativamente alla applicazione del decreto legislativo 231/2001, che regolamenta la disciplina sull’interdittiva antimafia. L’organismo di vigilanza dopo aver spulciato le storie di tutti i dipendenti ha suggerito una lista di 13 lavoratori. Sono tutti operai che si occupano direttamente della raccolta per strada, nessuno ha un ruolo decisionale, né svolge mansioni apicali nell’organizzazione del lavoro. Una decisione preventiva da parte dell’azienda in caso di possibili provvedimenti delle Prefetture. I lavoratori una volta ricevuta la contestazione disciplinare di sospensione saranno ascoltati  per le loro giustificazioni dall’azienda, non si esclude possano ricevere subito dopo una lettera di licenziamento. Il giorno della protesta al monumento al marinaio si è recato anche Federico Zilli, amministratore e titolare di Ecotecnica. “Non è colpa nostra – ha detto –non vogliamo mandare a casa nessuno, è una disposizione nazionale. Non siete soli”. Lo stesso Zilli ha annunciato di voler trovare una soluzione che non penalizzi nessuno e con il sindaco Riccardo Rossi è stato chiesto un incontro in Prefettura. “Non è giusto che a pagare siano sempre i lavoratori – afferma Bobo Aprile, segretario provinciale Cobas, che anche questa volta è sceso in campo a sostegno della vertenza –  se dovessero essere licenziati i lavoratori si rivolgeranno ai giudici che in caso di sentenza di licenziamento illegittimo applicheranno la legge Fornero, che prevede al posto del reintegro a lavoro alcune mensilità di indennizzo. E questo non risolve il problema. L’unica colpa di questi persone – aggiunge il sindacalista –  è stata quella di aver avuto problemi con la giustizia, di aver espiato le loro colpe e di aver messo la testa a posto attraverso il lavoro”. Il sindacato chiede che la questione arrivi a Roma attraverso un tavolo di confronto regionale, perché il destino dei lavoratori Ecotecnica potrebbe lo stesso di quelli di tutte le altre società italiane che lavorano con le amministrazioni pubbliche. Un effetto domino che potrebbe coinvolgere numerose realtà produttive. Il problema riguarda tutta Italia e i lavoratori fanno appello alle istituzioni e ai parlamentari locali. Intanto il sindaco Rossi ha annunciato di aver incontrato il prefetto di Lecce per relazionarsi sulle vicende brindisine, questi ha ravvisato delle profonde differenze con la situazione di Gial Plast. Dopo i chiarimenti in Prefettura Rossi esclude che possano essere coinvolte persone che hanno pagato il loro debito con la giustizia ed hanno avuto un ottimo comportamento lavorativo. Per questo chiederà, come previsto per la legge, l’attivazione di un tavolo presso l’istituto territoriale del lavoro per verificare possibili problemi di infiltrazione mafiose. Una vicenda questa di Ecotecnica che entra in conflitto con il tema moderno del reinserimento sociale dei detenuti, in particolar modo di coloro che hanno scontato la pena. Qualora dovessero essere licenziate che fine faranno queste persone? Quale il futuro dello loro famiglie? E la questione riguarda anche il tema della sicurezza. Il lavoro aiuta a non delinquere.

Lucia Portolano

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