Ragazzi in pericolo: l’approccio shock su facebook di un pedofilo con un dodicenne

BRINDISI- (Dal settimanale IL7 Magazine ) “Sei carino, mi mandi un’altra foto, questa volta, però fammi vedere il fisico…quando fai la foto, la devi fare in mutande e le mutande devi abbassarle” questo è solo un piccolo estratto di un lungo scambio di messaggi attraverso Messenger, la chat privata di Facebook, tra una ragazza e un giovanissimo studente di seconda media.  Questa è la conversazione tra una ragazza bionda di nome Alessia, nella foto del profilo sembra avere su per giù 20 anni,  che cerca di stringere un po’ più che un’amicizia con un ragazzino di Brindisi di appena 12 anni. Già questo di per sé sarebbe sconvolgente se non fosse che dietro a tutto questo si nasconde un orrore più grande,  il profilo di Alessia  è falso e serve a celare le perversioni un uomo di 50 anni, già denunciato in passato per pedofilia. Il tentativo di adescamento però  salta perché la mamma del 12enne si accorge delle ore che il figlio passa su internet e cerca di capire  quali siano gli interessi del figlio.

“Vedevo mio figlio troppo spesso chattare- racconta la madre- ma ciò che mi ha fatto insospettire è stato quando mi ha chiesto se era giusto farsi vedere nudo da una persona estranea. A quel punto i campanelli d’allarme sono scattati tutti. Ho aspettato che andasse a dormire per controllare il telefono, avevo le sue password. Così ho scoperto la chat con questa ragazza bionda”.

Il profilo facebook della sedicente Alessia non convince, le amicizie della ragazza sono solo amicizie maschili, tutti ragazzini di un’età visibilmente compresa tra i dieci ed i 17 anni. Le foto della ragazza sembrano anche artefatte.

“Mi ricordavano le foto di copertina di una rivista- racconta la donna- bionda, occhi azzurri sempre in posa, appoggiata ad auto di lusso. Ma la cosa che mi ha fatto più male è stato leggere le conversazioni. La donna insisteva nell’avere da mio figlio una foto senza pantaloni. Lui rispondeva impacciato, esattamente come può rispondere un ragazzino di dodici anni. Si vergognava ma inizialmente l’accontenta e le manda una foto a petto nudo. Era la foto di un bambino, il mio bambino. Sono stata così male quando l’ho vista. Ma lei insisteva, voleva ancora di più”.

La mamma del ragazzino così si reca presso la  questura di Brindisi  e si rivolge alla polizia postale dove fa la segnalazione.

Gli agenti conoscono bene il loro lavoro e in poco tempo scoprono che la mamma del dodicenne ci ha visto giusto. Il profilo Facebook della bionda Alessia è un profilo falso, dietro gli ammalianti occhi azzurri si nasconde un uomo di circa 50 anni, residente al quartiere Santa Chiara di Brindisi, una vecchia conoscenza della polizia postale e del tribunale. In ufficio sulla scrivania dei poliziotti c’è un grosso fascicolo intestato a questo signore con un debole per i ragazzini. La polizia postale così riesce a smascherarlo per l’ennesima volta.

“Quando mi è stato detto come stavano le cose ho subito avvertito le altre mamme dei compagni di mio figlio- dice la donna- nella chat quella donna, anzi quell’uomo, diceva di conoscere gli amici di mio figlio, faceva nomi e cognomi. Mi chiedo spesso se non me ne fossi accorta, che cosa sarebbe successo. Non voglio neppure pensarci. E devo ringraziare la polizia postale che lo ha subito individuato”.

Pedofilo incastrato dalla polizia postale, la stessa polizia postale che ora si vuole eliminare in un’ottica di accorpamento all’interno di una riorganizzazione degli uffici di polizia.

Oggi la polizia postale, reparto specializzato,  è impegnata a contrastare qualsiasi reato venga commesso attraverso la rete. La polizia postale si occupa di pedopornografia, cyberterrorismo, copyright, hacking, protezione delle infrastrutture critiche del paese, e-banking, analisi criminologica dei fenomeni, giochi e scommesse on line. Reati informatici in crescita dicono le statistiche ma la chiusura dell’ufficio di polizia postale a Brindisi non sembra preoccupare il questore, Maurizio Masciopinto, che invece vede questo provvedimento come un cambiamento in positivo.

“Si tratta di un nuovo modello organizzativo che distribuisce le professionalità e le mette a disposizione anche degli altri uffici- dice Masciopinto- si passa dalla specialità alla specializzazione. Inoltre le risorse saranno ottimizzate. Questa è la naturale evoluzione di questo ufficio che negli anni ha contribuito nella risoluzioni di casi importanti, l’ultimo in ordine di tempo quello che ha portato all’arresto dei complici del terrorista autore della strage di Berlino,quello ai mercatini di Natale. Un’indagine telematica condotta dalla Digos ma con il supporto della polizia postale”.

Lucia Pezzuto per IL7 Magazine

 

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