San Paolo: il quartiere in cui non c’è niente, neanche la strada pedonale per arrivare – Reportage

Poseidone articolo

BRINDISI – (da il7 Magazine) Arrivati ad un certo il marciapiede finisce, c’è solo la strada attraversata da centinaia di veicoli che si recano alla zona industriale o verso la Statale. La sera poi cala il buio e la pericolosità aumenta, per raggiungere le abitazioni, percorrendo la carreggiata stradale, i residenti si fanno luce con i cellulari. Un quartiere irraggiungibile a piedi quello del villaggio San Paolo. Non ci sono vie d’accesso pedonali. Non c’è un marciapiedi o un tratto asfaltato che permetta di raggiungere con facilità le zone abitate. C’è un unico ingresso lungo via Provinciale per Lecce ma lontano dalla maggior parte dei condomini. È uno dei quartieri più giovani della città di Brindisi, costituito da palazzine popolari, cooperative e da una serie di villette a schiera. Ma oltre alle case e  ai garage non c’è assolutamente nulla.

Da tempo gli abitanti lottano per avere una via d’accesso pedonale, una strada sicura per potersi spostare per raggiungere il centro cittadino e ritornare a casa. Anni fa una piccola strada c’era, anche se non asfaltata, ma poi i privati hanno acquistato il terreno e realizzato un’area di servizio a ridosso del quartiere. Dopo le proteste dei residenti, il privato ha ceduto quattro metri di questa area al Comune, che con l’amministrazione Carluccio e successivamente con la gestione commissariale è stata anche acquisita, ma al momento non sono state ancora realizzate le opere. L’iter sembrerebbe bloccato. Il terreno dove dovrebbe nascere la strada è ancora recintato. Eppure basterebbe davvero poco. “Siamo più volte andati dal sindaco Rossi che conosce bene il problema  – spiega Roberto Di Castri, abitante del villaggio San Paolo, un tempo consigliere comunale – ma la via d’accesso ancora non è stata realizzata. La sera la gente cammina al buio tra i veicoli che sfrecciano. Possiamo spostarci solo con le auto. Ma gli anziani e i ragazzi come devono fare?” In tutto il quartiere c’è solo una rivendita di pane ubicata in un chioschetto, e un camion che vende frutta e verdura. In passato c’era il famoso “spaccio della Montecatini” e un supermercato, ma ormai sono chiusi da anni. Per qualsiasi acquisto o per un servizio bisogna spostarsi in altri quartieri.

Il chioschetto del pane apre solo al mattino, il pomeriggio e la sera è pericoloso e non si fanno affari. Francesco Ruggiero gestisce questa attività da sei anni. Tre anni fa insieme ad altri residenti presentò una richiesta al Comune per far mettere delle giostrine e fare un piccolo parco giochi per i bambini. “C’è tantissimo spazio qui – spiega il commerciante – tutto questo prato verde, ma purtroppo non serve a nulla, eppure potrebbe essere utilizzato per le famiglie. Avevamo chiesto all’amministrazione qualche giochino per i bambini. Ma non abbiamo mai ricevuto risposta”.  Un quartiere dormitorio, lo definiscono molti dei residenti, si torna qui solo per dormire. Per le vie non c’è nessuno, ci sono delle vecchie panchine in cemento tra l’erba alta e incolta che nessuno utilizza. Una signora segnala che la sera  via Adda è al buio. “In inverno è pericoloso già alle 16 – spiega la donna – per non parlare dei topi che arrivano dal canale. Ora finalmente hanno pulito, ma sarebbe necessaria una maggiore disinfestazione e una manutenzione periodica”. Le strade sono dissestate e i marciapiedi rotti. Tra i garage, sul piazzale qualcuno ha abbandonato una vecchia barca, è poggiata su alcuni pneumatici. È li da tempo ormai. Sul ciglio delle  strada sono ammassati dei sacchetti di rifiuti, c’è anche un materasso da giorni, più in là c’è un vecchio divano. Qualcuno non rispetta l’orario di conferimento dei rifiuti, ma tanto non ci sono controlli. Vicino alle abitazioni, con affaccio su via Provinciale per Lecce c’è un vecchio rudere, pericoloso e fatiscente. Le finestre sono aperte, e chiunque può scavalcare all’interno. Si tratta di un grande edificio, prima di proprietà della Marina militare, poi venduto ad un privato che aveva iniziato i lavori per aprire una concessionaria d’auto (ce ne sono diverse in questa zona), ma la ristrutturazione poi si è fermata ed oggi non resta che uno scheletro di tufi. Luca Calabrese abita a San Paolo da 36 anni, le cose nel tempo sono peggiorate. Ormai tra i residenti c’è rassegnazione. “Qualche anno fa insieme alla collaborazione di altri abitanti – spiega Calabrese – abbiamo cercato di organizzare qualcosa, qualche iniziativa. Abbiamo anche fatto una scuola calcio per coinvolgere i bambini del quartiere, avevamo a disposizione un piccolo campetto, ma poi l’area è stata venduta ai privati e non se n’è fatto più nulla. Siamo tutti un po’ scoraggiati”.

Il residente fa notare che non ci sono neanche  locali per aprire un’attività commerciale. Durante l’amministrazione Mennitti ( 2008) nel piano triennale delle opere pubbliche  era previsto che fossero realizzati dei chioschetti nei pressi di via Torricella proprio dove gli abitanti avevano chiesto un piccolo parco giochi, ma di questi locali, dopo dieci anni, non c’è neanche l’ombra. Il bar più vicino è quello del distributore di carburanti, per raggiungere il quale bisogna attraversare la strada a scorrimento veloce, quella che porta alla Statale per Lecce. Eppure da questo quartiere passa la via Francigena, segnalata persino con un cartello stradale che indica il percorso a piedi. La famosa “strada maestra” che da Canterbury portava i pellegrini a Roma per poi salpare dai porti del sud verso l’Oriente. Il rilancio di questa via nelle varie regioni d’Italia viene considerato un’opportunità turistica ed economica. Ma come è possibile percorrere la via Francigena se già non esiste una strada per arrivare a piedi al quartiere?

Lucia Portolano

2 Commenti

  1. Ragazzi avete tutta la mia solidarietà, purtroppo di quartieri dimenticati a Brindisi ne abbiamo tanti. Continuate a far sentire la vostra voce e se insieme alla vostra si alzeranno in coro anche le voci degli altri quartieri forse arriveremo ad avere dei rappresentanti di zona che vorranno farsi avanti e farsi sentire dalle amministrazioni, qualunque esse siano, fossero anche commissariate. Qui non è questione di ideologie è questione di desiderare il bene comune.

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