Chiusura di Basell: rivolta di sindacati e politica

BRINDISI – La notizia che il territorio temeva da mesi è diventata realtà, assumendo i contorni del definitivo disastro industriale. Questa mattina, presso la sede di Confindustria, alla presenza delle segreterie nazionali e territoriali di FILCTEM, FEMCA e UILTEC, i vertici di LyondellBasell hanno comunicato lo stop definitivo alla produzione di Polipropilene (Impianto PP2) entro la fine del 2026.

La multinazionale ha motivato la decisione con le insormontabili difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e costi operativi ormai insostenibili, annunciando la volontà di dismettere il sito e abbandonare il territorio. Per facilitare un’eventuale cessione a terzi, Basell ha messo a disposizione l’impianto a un prezzo simbolico e si è detta pronta a trattare un Accordo sul Piano Sociale per i lavoratori diretti. Una concessione che non basta a placare un’ondata di reazioni durissime che unisce, pur con sfumature diverse, sindacati, istituzioni locali e forze politiche.

Le sigle sindacali esprimono sconcerto, ma sottolineano come la crisi fosse ampiamente prevedibile. Al centro delle accuse c’è la gestione complessiva della chimica di base in Italia.

Cgil e Filctem Cgil: I segretari Gino Giove e Marco Falcinelli parlano di una “notizia gravissima che conferma drammaticamente l’effetto domino che denunciamo da oltre un anno”. Per i vertici della Cgil, la chiusura è la diretta conseguenza della scelta di Eni di fermare il cracking a monte: senza l’etilene e il propilene di Versalis, Basell è rimasta a secco, costretta a rifornirsi sul costoso mercato spot del Mediterraneo. Il sindacato punta il dito contro il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: «È il fallimento della linea del Ministro Urso, che ha accettato senza resistenza lo smantellamento della chimica italiana. E la nomina dell’advisor JPMorgan per vendere il cracking rischia di essere solo un’operazione di facciata per guadagnare tempo: il tempo è già scaduto». Cgil e Filctem lanciano inoltre l’allarme sul sito di Ferrara: «Le produzioni sopravvivono solo se integrate. Dopo il polipropilene arriverà il polietilene». Uiltec Uil: Il sindacato evidenzia come la resa della multinazionale non giunga inaspettata, visti i segnali lanciati già anni fa con la fermata del vecchio impianto P9T. La Uiltec esprime profondo sconcerto per l’assenza di investimenti alternativi e sostenibili da parte dell’azienda, accusata di “fuggire davanti alle proprie responsabilità sociali”. La priorità, per la sigla, è adesso accelerare i tempi della burocrazia: occorre velocizzare la vendita del cracking a un nuovo investitore che riattivi la filiera e sbloccare immediatamente i nuovi progetti fermi al palo, come la Giga Factory di Eni Storage Systems, fondamentale per dare ossigeno a un settore degli appalti in forte sofferenza.

Il fronte istituzionale e politico locale reagisce compattamente per difendere il territorio, chiedendo che Brindisi non diventi la “vittima sacrificale” della ristrutturazione industriale. L’Assessore comunale Giuseppe De Maria: L’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Brindisi ha espresso parole nette: «È un fatto gravissimo. Richiediamo formalmente un intervento a livello nazionale per evitare che Brindisi venga sacrificata per salvaguardare gli stabilimenti situati nel Nord Italia. La città ha bisogno di una mobilitazione a tutti i livelli». Il Movimento Regione Salento: Il capogruppo Michelangelo Greco attacca la tempistica dell’annuncio, definendolo un paradosso mentre Eni sta ancora cercando di vendere il cracking tramite advisor. Greco lancia un monito severo sui suoli: «Ci batteremo perché chi decide di andare via provveda allo smontaggio degli impianti e alla bonifica dei siti. Brindisi non deve trasformarsi in un cimitero di ferraglie, testimonianza di fallimenti e occasioni perdute».

Sul fronte della maggioranza di governo, l’onorevole Mauro D’Attis (Forza Italia) prova a tracciare una linea d’azione immediata, confermando che il dossier è sul tavolo dell’esecutivo: «L’annuncio della LyondellBasell è all’attenzione del Governo. Adesso occorre che l’advisor JPMorgan velocizzi al massimo la ricerca di un acquirente per l’impianto di cracking del polo Eni-Versalis. Dobbiamo verificare l’interesse del mercato internazionale per l’intera filiera, compreso il sito Basell. Tra le iniziative in corso e i nuovi investimenti programmati nella zona industriale, la priorità assoluta è preservare le imprese e i livelli occupazionali con tutele specifiche per i lavoratori.»

D’Attis ha auspicato l’immediata convocazione del tavolo ministeriale per fare il punto sulle azioni da intraprendere.

La vertenza Basell si trasforma così nel banco di prova definitivo per il futuro industriale del Mezzogiorno: con i sindacati che chiedono una convocazione straordinaria al Mimit e il territorio che denuncia l’inerzia della burocrazia statale, Brindisi non può più attendere.