Commissione antimafia: “A Brindisi e Lecce c’è ancora la Scu, metodi arcaici ma recluta giovanissimi”

BRINDISI – La Sacra Corona Unita non è un fantasma del passato, ma una realtà criminale plastica: capace di restare “arcaica” nel culto del contante e, allo stesso tempo, ferocemente attuale nel reclutamento di giovanissimi. È questo il bilancio tracciato a Brindisi dalla Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, a conclusione del tour di audizioni che ha toccato i vertici istituzionali e giudiziari delle province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Dalle dichiarazioni della Presidente emerge una Puglia a più velocità criminali. Se nelle città di Brindisi e Lecce l’influenza della SCU resta un dato strutturale, a Taranto il fenomeno appare più frammentato, limitandosi a specifici centri della provincia come Manduria e San Giorgio Ionico. Nel capoluogo ionico, invece, il controllo del territorio sembra passare più per la gestione locale delle piazze di spaccio che per grandi architetture mafiose.

Al contrario, nel Leccese, la criminalità ha mutato pelle: l’obiettivo primario sono gli appalti. “Bisogna fare attenzione soprattutto nei piccoli comuni”, ha affermato Colosimo, individuando nelle amministrazioni locali il varco preferenziale per le infiltrazioni mafiose.

Un focus particolare è stato dedicato alla piaga degli assalti ai portavalori e ai bancomat (rispettivamente 10 e 94 episodi nell’ultimo anno). Sebbene non sempre queste azioni siano direttamente firmate dai clan, la Commissione sottolinea l’uso sistematico del metodo mafioso.

“Si tratta di reati predatori che utilizzano modalità tali da richiedere l’intervento delle Direzioni Distrettuali Antimafia”, ha spiegato la Presidente, confermando la linea di massima fermezza del Governo.

Il punto più critico riguarda il sistema carcerario. Il quadro delineato dal procuratore di Lecce, Giuseppe Capoccia, e fatto proprio dalla Commissione, è inquietante: senza il regime di 41 bis, le carceri diventano permeabili. I boss continuano a impartire ordini e a mantenere contatti con l’esterno, dove le “giovani leve” attendono direttive per riscuotere il cosiddetto “punto” (la tangente sulle attività illecite). Questo passaggio di testimone tra detenuti e nuove generazioni criminali rappresenta, oggi, la sfida più complessa per lo Stato.

Il motore economico resta il traffico di stupefacenti. L’immagine simbolo citata dalla Commissione è il recente sequestro di 2,5 milioni di euro in contanti a Galatina. Un fiume di denaro che testimonia un’organizzazione “arcaica” nella gestione della liquidità, ma modernissima nelle alleanze: i legami con la mafia albanese e la ‘ndrangheta restano il pilastro su cui poggia il narcotraffico nel basso Adriatico.

In chiusura, Chiara Colosimo ha ribadito l’impegno a sollecitare un potenziamento degli organici: più personale amministrativo per le Procure.

Maggiori risorse per le forze di polizia sul campo. Monitoraggio costante degli enti locali per prevenire il condizionamento degli appalti.

“Quella in Puglia resta un’emergenza, ha concluso la Presidente.

La Redazione