BRINDISI –
BRINDISI – Un appalto di durata decennale destinato a tracciare la gestione dei rifiuti urbani a Brindisi finisce al centro dell’attacco politico delle opposizioni. Al centro della polemica ci sono le linee di indirizzo approvate dalla Giunta comunale per l’avvio della nuova gara d’appalto: un documento che, secondo il Partito Democratico, ammette le carenze storiche della città senza però proporre reali soluzioni per superarle.
A sollevare la questione è il capogruppo consiliare del PD, Francesco Cannalire, che punta il dito contro le scelte strategiche di Palazzo di Città.
«Nel documento con cui la Giunta si avvia ad aprire la gara decennale c’è scritto, con parole loro, che a Brindisi mancano informazione, partecipazione e controlli», spiega Cannalire. «È sicuramente la diagnosi corretta, la stessa che denunciamo da anni. Tuttavia, invece di aggredire le cause reali e migliorare le performance, si è scelto semplicemente di cambiare i contenitori in alcuni quartieri. Come se il ritardo della nostra città dipendesse dalla forma di un bidone e non dall’assenza di campagne informative e di controlli efficaci. Quando un’amministrazione ammette i propri errori ma non ne corregge nessuno, il problema cessa di essere tecnico e diventa politico».
Le perplessità dell’opposizione riguardano in primis la sostenibilità economica dell’operazione per i cittadini. Nel piano non compare alcuna stima precisa sui costi futuri o sulle ricadute sulla TARI, tassa che a Brindisi si attesta già tra le più alte d’Italia.
Contestata anche l’assenza della tariffa puntuale — il principio per cui “chi produce meno rifiuti paga meno” — liquidata nel documento con fugaci accenni. «Manca l’unico strumento che altrove ha consentito di abbassare le tariffe incrementando la percentuale di raccolta differenziata», sottolinea il capogruppo dem.
Altro punto critico riguarda il futuro del personale. Il documento omette l’impatto occupazionale derivante dal ridimensionamento del servizio “porta a porta” in favore dei cassonetti in mezza città, scelta che comporta un minore impiego di manodopera in una realtà che ha già vissuto passaggi di cantiere complessi. Le previsioni per il recupero del vetro restano vicine allo zero, la raccolta dei tessili (obbligatoria per legge) non viene citata e si promette di triplicare la frazione organica senza specificare l’impiantistica di destinazione.
Per spiegare il margine di miglioramento possibile, Cannalire cita un esempio geograficamente vicino: «Non serve guardare al Veneto per trovare un modello funzionante. Barletta, una città pugliese di pari dimensioni e con le medesime complessità, ha investito negli anni su responsabilità e informazione, arrivando a sfiorare il 70% di raccolta differenziata, mentre Brindisi resta bloccata al di sotto della metà».
In vista di un impegno decennale che vincolerà l’amministrazione comunale ben oltre la durata dell’attuale consiliatura, il Partito Democratico chiede un blocco delle procedure e un’apertura al dibattito pubblico e consiliare:
«Sulla prospettiva di un servizio lungo dieci anni non si può procedere per tentativi. È necessario che le linee di indirizzo vengano ridiscusse nelle sedi preposte con il coinvolgimento della città, dati alla mano, mettendo al centro la tariffa puntuale, le garanzie per i lavoratori e un piano serio per la differenziata».
