Il Consiglio regionale presenta a Torino “Maledette” il libro delle autrici brindisine

TORINO – “ Maledette” è il volume edito dalla collana editoriale “ Leggi la Puglia” che ha dato il via, nello stand del Consiglio regionale al Salone del Libro di Torino , alla presentazione dei libri.
E’ stato compito della vicepresidente del Consiglio, Elisabetta Vaccarella e del segretario del Consiglio regionale, Mimma Gattulli dialogare con alcune delle  autrici di “ Maledette”: un libro scritto a più mani –  il volume se ne occupa a partire  dal XVII secolo-  che narra storie di donne, considerate ai margini del loro contesto sociale, in un modo o nell’altro “ diverse”.
“La scelta di pubblicare ‘Maledette’- esordisce la vice presidente Elisabetta Vaccarella- nasce proprio per rendere evidente  la nostra volontà di coniugare il concetto di coscienza sociale a quello ancor più dinamico, di cittadinanza attiva. Di dire cioè che non si tratta solo di  ‘non perseguitare’ o di non condannare chi  pensiamo diversa, in  una sorta di  accettazione passiva. Vogliamo  fare un passo in più: si tratta proprio di rendersi attive in questo processo di crescita sociale e culturale e per questo i libri possono costituire uno strumento formidabile”.
“All’interno della collana editoriale ‘leggi la Puglia’ e della sottocollana ‘parità di genere’ non poteva mancare lo spazio per ‘ Maledette’- dice il segretario generale, Mimma Gattulli- Il volume infatti riunisce  le storie di donne che al silenzio hanno preferito essere se stesse, andando  consapevolmente incontro al loro tragico destino”
Antonietta Epifani, Olga Sarcinella, Katiuscia di Rocco, Vincenzo Santoro, Lucia Portolano e Donatella Nisi fanno  infatti riemergere dalle cronache di tre secoli  storie  di donne sole, incomprese, marginalizzate, colpevolizzate e che purtuttavia  emergono da una società forse  addirittura incolpevole del proprio vivere quotidiano. Già, perché se di “coscienza sociale” si può senz’altro parlare  nei nostri giorni, o comunque in quelli a noi più vicini, è possibile parlare di “ coscienza sociale” nel sec. XVII?
Certo,  anche nei secoli precedenti – e potremmo risalire alla   nascita ed  al diffondersi del Cristianesimo per trovarne  esempi indiscutibili,- ma si trattava più che altro di un modo individuale, limitato a piccoli gruppi, di pensare. E che vennero  per  questo, comunque,  perseguitati. Le streghe gettate nei roghi, le tarantolate rinchiuse e comunque allontanate  da città e villaggi incutevano tanta paura alle società strutturate da meritare la morte dopo tortura? E la nostra  società è pronta ad accettare la sfida?