INTERVENTO ( di Roberto Serafino, docente universitario, esperto (membro) esterno del C.S.L.P. sezione porti)
Nel 2017, al momento dell’istituzione dell’ADSP MAM, l’Autorità Portuale di Brindisi era in floride condizioni economiche e, nonostante scelte del tutto opinabili compiute a partire dall’inizio degli anni 2000, anche il porto era ancora funzionale e funzionante, con cifre di traffico positive, anche se incentrate per la maggior parte sul carbone .
Purtroppo, la gestione effettuata dall’ADSP MAM è stata mirata a mantenere il porto destinato esclusivamente alle attività industriali, di cui non solo non vi è più traccia (essendo cessati i traffici legati alla centrale termoelettrica di Cerano ed in forte declino quelli destinati al petrolchimico), ma che non sono né previste né prevedibili, e, ancora peggio, avendo tagliato di fatto tutte le altre tipologie di traffici.
Ne è scaturita la situazione attuale: il bilancio del porto di Brindisi è in profondo rosso, con la costante scarsissima presenza (in alcuni giorni totale assenza) di navi in porto. Il futuro si prospetta ancora peggiore, considerando che tutti i nuovi interventi previsti nel porto sono fini a sé stessi essendo privi di obiettivi precisi.
Ad esempio la vasca di colmata, in fase di costruzione, una volta riempita con i materiali estratti dai dragaggi, dovrebbe essere destinata alla Marina Militare: però, non si sa dove verranno effettuati i dragaggi, a quale scopo (a ridosso di quali banchine e per quali traffici), peraltro mancando la conoscenza adeguata ed aggiornata della tipologia e dello stato dei fondali e delle banchine del porto. Inoltre, la proposta formulata a Bari del nuovo piano regolatore del porto di Brindisi, in fase avanzata di approvazione, mira esclusivamente a congelare la situazione attuale, precludendo qualsiasi possibilità di altri traffici significativi; e lascia perplessi il fatto che tale proposta abbia avuto il parere favorevole dalla 2^ sezione del C.S.L.P., in poco meno di 8 mesi, cosa del tutto anomala ed insolita
(in passato il tempo minimo impiegato era di circa 5 anni), con proposta redatta dalla Sogesid che aveva costituito un team apposito di 20 esperti, dei quali non è mai stato reso noto alcun nome: considerando i tempi tecnici e gli altri impegni contemporanei, è come se la Commissione appositamente costituita non abbia avuto nemmeno il tempo di leggere la documentazione che invece doveva attentamente studiare.
In definitiva, la strategia adottata a Bari è del tutto chiara: sviluppare la logistica nel nord barese (Bari – Lasmasinata, Foggia – Incoronata, nuovo porto di Molfetta, area di Rutigliano, etc.) ed impedirne
l’avvio a Brindisi. Infine è significativo che l’ADSP MAM non ha fatto nulla per variare la classificazione europea del
porto di Brindisi da “comprehensive” a “core”, che si poteva agevolmente ottenere nel 2023, tenendo presente che nel 2013, anno in cui è stata avviata la nuova classificazione europea, Brindisi, tra i porti pugliesi, era l’unico ad avere i requisiti necessari per ottenere il riconoscimento di “porto core”, ma mentre Taranto e Bari lo hanno ottenuto (Bari, in particolare, non avendo nessuno dei requisiti richiesti, solo con il pretesto di essere il porto del capoluogo di regione), a Brindisi, sotto la presidenza “Haralambides”, deliberatamente non è stato fatto nulla, neppure la richiesta.
La soluzione c’è ed è già stata sperimentata, come è accaduto ad esempio per Messina e Catania con l’istituzione dell’Autorità del sistema portuale dello Stretto – LA L. 136/2018 (finanziaria) Art. 22-bis
dell’allegato (comma 6.b), cioè ripristinare l’autonomia del porto.
Purtroppo, anche se a fine novembre 2023 il Consiglio Comunale di Brindisi aveva votato all’unanimità la proposta di richiesta di autonomia del porto, tale richiesta, che avrebbe potuto essere inserita all’interno della legge finanziaria 2024, per l’evidente intervento di certi poteri, è stata lasciata per alcuni mesi in un cassetto, salvo poi essere trasmessa al MIT fuori tempo massimo per essere presa in considerazione, e in seguito del tutto dimenticata.
Il territorio brindisino, per le sue caratteristiche e vocazioni naturali, può essere una grande e completa base logistica (caso raro nel mondo), ma che ha il cuore, appunto il porto, del tutto fermo, o, ancor meglio, che non può ricevere, né è previsto dal nuovo PRP, il traffico dei containers, che però, appunto per la logistica, è fondamentale: e una base logistica funzionante, molto richiesta dalle multinazionali della logistica, porterebbe migliaia di nuovi posti di lavoro, ed uno sviluppo del tutto ecocompatibile, al contrario di quanto avvenuto sin dall’inizio degli anni 60.
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Considerando che la chiusura della centrale Enel di Cerano è definitiva (la messa in stand-by serve solo a rinviare sine die lo smontaggio ed il ripristino dei luoghi, anche perché è di fatto economicamente impossibile il riavvio anche solo di una minima parte dell’impianto), e vi sono prospettive simili per il petrolchimico e relativo indotto, è ovvio che la situazione economica ed occupazionale del territorio brindisino, e non solo, stia via via peggiorando.
Se si vuole evitare la catastrofe, in termini occupazionali ed economici, che si sta per abbattere non solo su Brindisi, ma sull’intero Salento, vi è una e una sola soluzione: il riavvio del porto, che può avvenire solo tramite il Ripristino dell’Autorità Portuale di Brindisi (magari ADSP Salento – sulla falsa riga di Taranto), che dovrà essere gestita e programmata con i seguenti obiettivi. Rendere immediatamente possibile il traffico container, agevolando i collegamenti con le altre modalità di traffico (attrezzando appositamente almeno una banchina –l’attuale adibita al
carbone andrebbe benissimo-, invitando oltre l’Enel Logistics, anche altre multinazionali del settore); L’isola di Sant’Andrea, con il Castello Alfonsino, deve essere destinata ad attività turistica (ricettiva e produttiva) sulla falsa riga delle penisole europee che si affacciano sull’Atlantico, con attività affini (scuola internazionale di vela, qualche facoltà universitaria, etc.). La situazione geo-politica a livello internazionale, oltre che la disponibilità di ampie risorse finanziarie che si prospettano a brevissimo termine –in particolare l’impegno di spese per infrastrutture militari pari all’1,5 % del PIL-, suggeriscono la soluzione logica che la Marina Militare costruisca una nuova e moderna base a Capo Bianco, dove potrebbero senza problemi attraccare le navi della classe “Trieste”, e da cui controllore l’intero Adriatico. Rifare una accurata ed adeguata proposta di piano regolatore, tenendo conto delle
caratteristiche e delle esigenze del nostro territorio; Etc.
Si intuisce facilmente che la soluzione indicata avrebbe risvolti preziosi per Brindisi e il Salento, e darebbe il via ad una fase virtuosa di crescita economica ed occupazionale di tutta la Puglia.
