Siamo in guerra ma trionfa la vita, il primario dell’Ostetricia: “Reparto in sicurezza, le mamme possono stare tranquille”

BRINDISI- (Da Il7 Magazine) “Forza mammine, bisogna uscire tutta la forza che solo noi mamme sappiamo avere, non siete sole, ce la farete. Andrà tutto bene!” è questo il messaggio che Maria Pepe, giovane mamma brindisina, ha voluto lanciare a tutte le donne che stanno per partorire in un momento in cui il mondo intero sta affrontando una delle più grandi sfide della storia: la guerra al coronavirus. Lei da un letto del reparto ostetricia dell’ospedale Perrino di Brindisi, stringendo tra le braccia la piccola Giulia, incoraggia tutte le gestanti ad avere fiducia e ad allontanare la paura.
Maria ha partorito domenica sera, suo marito Nicola l’ha accompagnata in ospedale e poi è dovuto andare via a causa dello stringente protocollo di sicurezza adottato per contenere il contagio da Covid-19. “Non ho avuto scelta, quando siamo arrivati in ospedale era già pronta per il parto- racconta Nicola Roppo, marito di Maria- Siamo entrati dal pronto soccorso che praticamente era deserto. Ovviamente noi eravamo partiti da  casa con guanti e mascherine. Dopo aver fatto l’accettazione ci hanno detto di andare in reparto al nono piano. L’hanno visitata ed hanno costatato che era già dilatata, pronta per partorire. Ho avuto solo il tempo di lasciarle la biancheria e poi mi hanno chiesto di andare via”. Maria come tante altre partorienti, in questi giorni di emergenza sanitaria, non ha avuto nessun famigliare accanto a sé per il parto e si è affidata completamente allo staff medico che non l’ha mai lasciata sola. “Sono andato via con la tristezza nel cuore perché sapevo che mia moglie si sentiva sola ed era preoccupata dell’intera situazione, al tempo stesso ero consapevole di lasciarla in buone mani- dice Nicola- Alle sei e dieci del mattino mi ha chiamato con un filo di voce e mi ha detto : è nata Giulia. A quel punto ho pianto, ho pianto perché ero felice della nascita di mia figlia e al tempo stesso rammaricato di non poter essere lì e vederla”.
Il parto di Maria è stato un parto naturale ed è andato benissimo. Medici, infermieri hanno adottato tutte le misure di sicurezza possibili. Maria condivide la sua stanza solo con un’altra paziente, in ogni camera di degenza vi sono al massimo due persone per rispettare le distanze di sicurezza. Anche per i bimbi è stato adottato un protocollo che garantisca la loro incolumità. “Ho potuto vedere mia figlia solo il giorno dopo, durante l’orario di visita, dalle 13.00 alle 14.00. E’ consentito l’ingresso di una sola persona per paziente- racconta Nicola- E’ stata un’emozione pazzesca. La piccola era ancora nell’incubatrice. In questo periodo così  difficile per tutti, io non ho pensato che a lei e niente più. Onestamente io sono fiducioso”. Ora Nicola non vede l’ora che le sue donne tornino a casa dove ad aspettarle c’è anche Ginevra, la prima figlia della coppia. “Maria ovviamente vuole tornare a casa- aggiunge- è normale, però non è preoccupata. Si è resa conto che il reparto è praticamente blindato. E’ serena e non teme nulla. I medici e lo staff sanitario intero stanno dando il massimo e questo ci fa stare tranquilli”.
La piccola Giulia non è la sola bambina nata in questi giorni così complicati nello stesso reparto è nata Maria Chiara, sua mamma Jolanda Di Campi ha partorito martedì pomeriggio ed anche a lei, come per tutte le altre pazienti, non è stato consentito avere nessuno della sua famiglia vicino.
“Ero così agitata e preoccupata- racconta Jolanda- ho rotto le acque due giorni prima ma ho aspettato le contrazioni prima di andare in ospedale. Sapevo che in ospedale c’era gente ricoverata per il coronavirus e per questo ero spaventata. Poi quando sono entrata in questo reparto tutto è cambiato e mi sono tranquillizzata”. Jolanda come Maria aveva parecchie perplessità ma quando si è resa conto che il reparto di ostetricia era sicuro ed erano state adottate tutte le precauzioni possibili ha cambiato idea. “Ad un certo punto ho capito che potevo stare tranquilla -dice- ho pensato solo ai dolori del parto ed a far nascere mia figlia. Il reparto è letteralmente blindato, persino nei corridoi non c’è nessuno. Certo mia mamma mi è mancata tanto, per una donna è importante avere accanto qualcuno, soprattutto per chi come me è al primo figlio. Per me, poi,  che ho lottato tanto, ho avuto due aborti prima di riuscire a portare a termine questa gravidanza, sarebbe stato bello avere accanto qualcuno. Io mai avrei immaginato di mettere al mondo mia figlia in un momento simile”.
Giulia, Maria Chiara sono quel piccolo miracolo  nel più totale  scompiglio, una luce di speranza e di gioia tra la paura e le incertezze, la dimostrazione che nonostante tutto  la vita va avanti.
“Certo che la vita va avanti- dice il dirigente del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Perrino di Brindisi, Paolo Amoruso- in questo reparto abbiamo una media di quasi cinque nascite al giorno. Il mondo può anche continuare a combattere le sue guerre ma qua trionfa la vita. E’ vero la situazione è difficile ma in questo reparto come per l’UTIN abbiamo adottato sin da subito un protocollo di misure per proteggere i nostri pazienti. Con il dirigente dell’UTIN , il dottor Quartulli, abbiamo cercato di ridurre al minimo i rischi”. Il protocollo con le misure di sicurezza adottato dai due medici prevede un percorso dedicato per le gestanti. Ogni paziente all’ingresso dell’ospedale Perrino è sottoposto ad un primo controllo con la misurazione della temperatura corporea. Dopo di ché se si tratta di donne in stato di gravidanza che devono raggiungere il reparto viene fatto seguire un percorso separato da altri ingressi, con diversi step.  Il primo  filtro è quello del primo piano dove è stato allestito un ambulatorio.
“Qui sottoponiamo a visita la paziente, rimisuriamo la temperatura e controlliamo i valori- dice Amoruso- un triage necessario per verificare se la gestante mostra sintomi sospetti. Una volta accertato il buono stato di salute viene accompagnata al nono piano, all’interno del reparto. Ostetricia è un reparto sicuro, adottiamo tutte le misure da protocollo e non consentiamo l’accesso se non ad un parente per paziente e solo nell’orario di visita dalle 13.00 alle 14.00”. Le pazienti non sono mai sole , un intera equipe medica è pronta ad intervenire. “Per ogni turno abbiamo quattro ostetriche , tre infermieri e sei medici. C’è tutta l’assistenza possibile- spiega il dirigente- in questo momento è consigliabile venire in ospedale solo se strettamente necessario. Ci troviamo ad affrontare un’emergenza unica nella storia del mondo. Noi ce la stiamo mettendo tutta per questo vi chiediamo di darci una mano, state a casa. Vi prego. Con un po’ di sacrificio vinceremo”.
Lucia Pezzuto
per Il7 Magazine

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