Trovata bruciata una parte dell’attrezzatura rubata al Circolo della Vela: “Vedere quelle immagini fa male”

BRINDISI – Non è stato un semplice furto. Non è stata la “solita” razzia per alimentare il mercato nero. Nella campagne di Brindisi trovata in cenere parte dell’attrezzatura rubata al Circolo della vela ne porticciolo Marina di Brindisi. Le speranze dei soci, degli atleti e della comunità sportiva del Circolo della Vela di Brindisi si sono infrante contro un cumulo di cenere. I carabinieri a seguito di un’intensa attività di ricerca, hanno individuato il luogo in cui i malviventi hanno abbandonato l’attrezzatura. Ma la scena che si è presentata ai loro occhi è stata desolante: gran parte del materiale è stato dato alle fiamme. Il furto era stato consumato la notte tra il 27 e 28 aprile.

Se il motore e il carrello mancano ancora all’appello – probabilmente destinati alla ricettazione – tutto il resto è stato distrutto deliberatamente. Resti anneriti, telai deformati dal calore e il fumo di ciò che fino a pochi giorni fa rappresentava l’eccellenza sportiva della città.
Perché distruggere ciò che non si può vendere? È questa la domanda che tormenta il Circolo e l’intera Brindisi. Se l’obiettivo fosse stato il solo guadagno, i ladri avrebbero potuto abbandonare l’attrezzatura superflua. La scelta di incendiarla trasforma l’episodio in un atto punitivo, un gesto di violenza simbolica contro una realtà che lavora per il territorio.
“Qui qualcuno ha scelto di distruggere opportunità, di dare fuoco ai sogni di una comunità intera”, commentano dal Circolo. “Vedere quelle immagini fa male: sono progetti interrotti e fiducia tradita”.
Nonostante lo shock, la risposta del Circolo della Vela e dei cittadini non si è fatta attendere. L’indignazione si sta trasformando in mobilitazione. L’appello è chiaro: non restare in silenzio. Il silenzio, di fronte a una tale dimostrazione di inciviltà, rischierebbe di diventare complicità.
È stata lanciata una campagna di solidarietà per permettere al Circolo di ripartire, di ricomprare ciò che il fuoco ha mangiato e di rimettere in acqua i ragazzi e i loro progetti.
“Proprio da quelle ceneri, deve nascere qualcosa – dicono dal Circolo –  Una presa di coscienza. Un senso di responsabilità. La voglia, di tutti, di non voltarsi dall’altra parte. Perché il silenzio, davanti a gesti così, è complice.
La città è chiamata a dimostrare la sua parte migliore”.
Per sostenere il Circolo della Vela e rispondere con i fatti alla violenza di pochi, è possibile partecipare alla raccolta fondi ufficiale e condividere l’iniziativa sui social.
Intanto proseguono le indagini per risalire ai responsabili. I carabinieri stanno visionando le telecamere di videosorveglianza che potranno dare ulteriori dettagli.