“L’impianto di compostaggio a Erchie può ottenere la bandiera di Legambiente: ecco come”

INTERVENTO/franco-magno Ho partecipato, dal 14 al 17 novembre scorso, al 6° Simposio Internazionale su Energia da Biomasse e Rifiuti, tenutosi a Venezia (IWWG), interessato come sono alla corretta gestione dei “rifiuti organici” ed al loro utilizzo attuale ed, in particolare, futuro.

Il Simposio, partecipato da oltre 500 studiosi provenienti da tutte le parti del mondo e con un bagaglio di oltre 200 reports, ha consolidato le personali valutazioni in merito all’attuale utilizzo delle “biomasse fresche” (domestiche, mercatali, agricole, fanghi, scarti di potature, ecc.) ed ha, altresì, rafforzato la convinzione tecnica che si può andare oltre l’attuale status quo.

Nel merito, oggi le “biomasse fresche” ed in particolare i “rifiuti domestici e mercatali” rivenienti dalle raccolte selezionate, vengono trattate, negli impianti più evoluti, in maniera biologica attraverso una fase di digestione anaerobica (assenza di aria), seguita da una fase di maturazione e compostaggio aerobico; questi impianti, inoltre, producono due “composti di resa” quali: il “biogas” utile alla produzione di energia rinnovabile ed il “compost di qualità” che, in maniera consolidata ove rispondente alle norme vigenti, rappresenta un elemento di arricchimento del “suolo” (epidetum) con riconosciuti vantaggi per le colture prodotte.

Questi impianti, a maggiore evoluzione tecnologica, contribuiscono a migliorare la così detta “impronta del carbonio” (carbon footprint) ed a ridurre l’emissione di “gas serra” che, appare opportuno ribadire, avviene grazie alla combustione del biogas prodotto ed all’utilizzo del compost che, oltre a migliorare la “qualità” del suolo agricolo, ne impedisce parzialmente anche il sequestro del Carbonio nel terreno catturato mediante il processo fotosintetico.

Per il futuro, considerando il naturale incremento previsto nella frazione organica dei rifiuti, è evidente che gli orientamenti, sortiti anche nel Simposium di Venezia, vanno verso una sempre maggiore riduzione dell’emissione dei “gas serra” che potrà avvenire attraverso un processo di “trasformazione molecolare” (non combustione!!) della matrice organica e, quindi, con l’uso d’impianti di “pirolisi-piroscissione”; anche questi impianti produrranno “biogas” di sintesi per la produzione di energia, un ammendante ricco di carbonio detto “biochar” molto più stabile del “compost” e con poteri attrattivi anche sul “metano” che, solitamente, fuoriesce dal suolo e sottosuolo e che, rispetto alla CO2 è molto più clima alterante.

Ma questo è il futuro…. con la speranza che sia prossimo.

A Venezia ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente il Prof. Gianni Zorzi, consulente di Heracle, l’azienda che intende realizzare l’impianto di compostaggio ad Erchie e con il quale si era sviluppata una piacevole disquisizione tecnica e pubblica; il Prof. Zorzi mi ha invitato a vedere l’impianto di Faedo (Trento), nel quale è evidente tutta l’applicazione della professionalità e dell’esperienza acquisita.

Ho accettato l’invito a vedere l’impianto, cosa del resto fatta da molti amministratori ed interessati, anche in virtù del fatto che Legambiente gli ha attribuito la “bandiera verde” con il “cigno verde” tra i monti e, per lo spirito critico che mi caratterizza, mi sono recato anche per verificare se l’impianto rispondesse ai quei requisiti di “sostenibilità ambientale” che ho sempre ribadito essere necessari per il territorio, per la salute e per la condivisione pubblica.

Senza alcuna enfasi, devo riportare che, pur privo dell’esperienza del Prof. Gianni Zorzi, ho trovato un impianto che risponde pienamente ai requisiti di corretta integrazione paesaggistica, di mancanza di inquinamento odorigeno, di tecnologie innovative nel digestore, di controlli ambientali adeguati e, per finire, di un compost di grande qualità che, intelligentemente utilizzato dagli imprenditori, sta esaltando le produzioni locali.

E’ improponibile ogni tipo di confronto fra l’impianto di Faedo (Trento) e quelli che opera-no in Puglia e nel meridione in genere; Faedo, premiato con la bandiera di Legambiente che sventola sul tetto, rappresenta il miglior esempio d’utilizzo della “biomassa fresca” domestica.

 

 

Ed allora la domanda, provocatoria, fatta al Prof. Zorzi è venuta spontanea, quale: tale impianto sarà simile a quello che Heracle intende realizzare ad Erchie?

La risposta è stata immediata, ferma ed anche, se vogliamo, infastidita dal fatto che la professionalità e la consulenza non può essere condizionata e condizionabile dal luogo ove si presta!!

Subita la risposta, ho controbattuto affermando che, ritengo, per meritare la “bandiera verde” di Legambiente ad Erchie è necessario un maggiore sforzo finalizzato ad un ulteriore miglioramento dell’impianto; in particolare al “Sistema di Monitoraggio delle varie matrici ambientali interessate (aria, acqua e suolo), ad un Piano di Gestione condiviso con le amministrazioni interessate e con la popolazione residente e, per finire, ad un “Piano di utilizzodel compost prodotto e finalizzato ad eliminare i focolai di pre desertificazione in atto sui terreni in stato di abbandono e per migliorare la qualità dei prodotti locali.

Con la condivisione tecnica del Prof. Zorzi, da iscritto a Legambiente, auspico che quanto richiesto ad integrazione del progetto, sia proposto e realizzato, ancor prima di veder sventolare il “cigno verde” sui vigneti, gli uliveti e ….. le terre incolte di Erchie.

Resta, comunque, positiva l’esperienza vissuta e pervade l’ottimismo che sempre mi accompagna allorquando vi è condivisione tecnica e serietà di intenti.

 

                                                                                Francesco Magno, geologo Legambiente

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