La nave di Greenpeace fa tappa a Brindisi ma Vendola e Consales danno forfait

BRINDISInave greenpeace-Un viaggio partito in Liguria finito oggi a Brindisi per dire no all’utilizzo delle fonti fossili. Un tour per mare degli attivisti di Greenpeace  a bordo della nuova Rainbow Warrior, l’imbarcazione simbolo dell’associazione ambientalista. No al carbone e al petrolio, no alle trivellazioni nei fondali marini. La nave ha ormeggiato questa mattina sul lungomare Regina Margherita, salperà domani. Simbolo della lotta per la salvaguardia dell’ambiente e della salute fa tappa nella città che ospita tre centrali termoelettriche. Una di questa considerata in un recente studio tra le 20 più inquinanti d’Europa. La centrale Enel Federico II.

A bordo della Rainbow Warrior si è tenuta una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace, Andrea Boraschi, il consigliere comunale di Brindisi Bene Comune Riccardo Rossi e Maurizio Portaluri, primario di Radioterapia all’Ospedale Perrino di Brindisi.  Tra i presenti anche gli esponenti del comitato No al carbone e del comitato “Vertenza Edipower”.  Non ha invece aderito all’iniziativa Nichi Vendola, presidente Regione Puglia, e il sindaco di Brindisi Mimmo Consales che all’ultimo momento ha informato gli organizzatori  di essere impossibilità a partecipare.

greenpeace confernza stampaCritica la posizione espressa dai rappresentati di Greenpeace contro queste assenze, interpretate come una mancanza di volontà delle istituzioni e della politica a voler aprire un dialogo e un confronto su un tema così importante per il territorio brindisino.

Un’assenza che non passa inosservata, il consigliere comunale Rossi attacca la politica locale e lo stesso primo cittadino, parla di silenzi e omissioni sulla questione energetica. “Consales sempre presente alle conferenze stampa di gattini, melonate e sagre poi assente quando in questa città si vuol parlare di chi muore. Vorremmo che andasse a Roma per chiedere una revisione dell’Aia per l’Enel potendo la questione del danno sanitario. Per non parlare della Asl che non ha ancora rilasciato un registro tumori”.

Rossi elenca poi tutti  gli inquinanti che annualmente vengono immessi nell’aria dalla centrale di Cerano,  “tonnellate di sostanze- dice il consigliere comunale- tutte sotto la soglia di legge, ma comunque cancerogene e tossiche.

Il tour si chiama “Non è un Paese per fossili”, un viaggio lungo tutte le coste italiane per incontrare le comunità locali che ospitano insediamenti energetici alimentati da fonti fossili.

ambientalisti greenpeaceGreenpeace parla di assenza del Governo su questo tema. “Bisogna definire un cronoprogramma a livello centrale e locale- afferma Andrea Boraschi- su quando si uscirà dal carbone. Vogliamo una data, un tempo. C’è un vuoto politico. Grazie alla legge di mercato le centrali a carbone stanno riducendo la loro produzione, ma la politica questo non lo vede. Non affronta il problema. Non solo non è lungimirante ma non vede neanche il presente. In questa regione si va avanti col carbone, si blocca sistematicamente l’eolico offshore e si profila lo spettro delle trivelle petrolifere a mare.  È insensato. In Puglia, come nel resto del Paese, bisogna definire un piano preciso di uscita dal carbone, che causa oltre 500 morti premature l’anno in Italia e dire un secco no alle trivelle” afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace”.
Dito puntato contro le due centrali a carbone presenti a Brindisi. “ La più grande, quella dell’Enel- dicono gli attivisti di Greenpeace-  è già stata classificata da uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente come l’impianto industriale più inquinante d’Italia e tra i 20 più inquinanti in Europa, con impatti esterni stimati tra i 550 e i 700 milioni di euro l’anno; nel 2013 è stata il nono impianto in Europa (e il primo in Italia) per emissioni di CO2. Il management della centrale è attualmente sotto processo per reati ambientali, su 400 ettari di terreno intorno all’impianto è vietata la coltivazione.
A Brindisi c’è anche una centrale di proprietà di Edipower, ferma dallo scorso dicembre e in crisi da anni. L’azienda ha presentato un progetto per riprendere la produzione, bruciando circa 550 mila tonnellate di carbone l’anno e alimentando l’impianto, per il 10 per cento, con rifiuti. Sulla centrale Enel è riaperta la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale, mentre il progetto Edipower è sul tavolo delle istituzioni”.

“Ancora una volta, con questo tour, abbiamo provato a dar voce a coloro che vengono colpiti quotidianamente dalle fonti fossili e abbiamo chiarito la nostra ricetta energetica per il Paese. Se Renzi e i suoi ministri non hanno orecchie per Greenpeace e per i “comitatini”, né per gli scienziati che ci chiedono con urgenza di salvare il clima, ascoltino almeno i mercati e capiscano che il futuro è nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica- afferma Giuseppe Onufrio- “Questo governo promuove piani di ulteriore sfruttamento delle fonti fossili, anche di quel poco che c’è sotto il mare, e colpisce le rinnovabili con lo spalma-incentivi. Noi chiediamo invece che ci dica qual è la strategia italiana per decarbonizzare completamente l’intera economia da qui al 2050”.

Lente di ingrandimento sulla questione ambientale Brindisi e sul danno sanitario, l’oncologo radiologo Maurizio Portaluri ancora una volta evidenzia come negli anni sia stato registrato un eccesso di alcune particolare patologie e  come durante gli sforamenti segnalati dalle centraline ci sia un aumento di ricoveri ospedalieri per malattie del cuore e ai polmoni. A questo si aggiungono i dati sulle malformazioni neonatali. Portaluri insiste poi sulla situazioni dei lavoratori nelle centrali termoelettriche ma anche nelle industrie chimiche brindisine, chiede una sorveglianza sanitaria e la istituzione di un registro da parte dei datori di lavoro dei lavoratori esposti ai cancerogeni.

Lucia Portolano

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