Consiglio sull’energia, “il giorno della verità”

INTERVENTO- Dopo anni di imbarazzanti rinvii e vergognosi annullamenti di sedute consiliari monotematiche, il 17 marzo è stato il giorno della verità.

Le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, elette dai cittadini, si sono finalmente espresse, e le maschere sono venute giù. Un evento. Un appuntamento che non è stato un fallimento nè una delusione, ma forse ha significato il tracciamento di una nuova linea di partenza.

Ma qual è stata la verità?

La verità è stata che questa maggioranza, così come la precedente, è a favore del carbone. Niente di cui stupirsi, non ci si poteva aspettare che il Partito del Carbone rinnegasse i suoi protettori, i quali carezzano le forze politiche indifferentemente.

La verità è stata che chi si trova in condizioni di conflitto d’interesse, perchè da un lato è pubblico amministratore e dall’altro lavora con l’industria pesante, non può, ed ovviamente non dovrebbe, contribuire a decidere le sorti dell’intera comunità. Ma capisco, purtroppo, per far lavorare la propria Azienda ed i propri operai bisogna far politica in prima persona, altrimenti, difficilmente ci sarà chi la farà per te.

La verità, maggiormente mortificante, è stata vedere abitanti della stessa città costretti ad essere tifosi di squadre differenti, piazzati lì come in un derby insignificante. Tutti, vogliono lavoro, sia i dipendenti in difficoltà dell’industria impattante e sia quelli che il lavoro non ce l’hanno più, o non l’hanno mai avuto. E gridano insieme. Ma la sostanziale differenza tra gli uni e gli altri è che una categoria difende prioritariamente il proprio interesse, mentre gli altri perseguono un interesse collettivo, una forza che li spinge a partecipare anche agli incontri in cui si parla di Porto, di Agricoltura, di Turismo. Un impulso che impedisce il privilegio di interessi esclusivi. Ma capisco, purtroppo siamo quel che ci danno da mangiare, quella dose iniettata nel sangue del territorio a cura dell’industria mortifera, che usa e calpesta i territori e condiziona la gente che li abita, mettendo a salario pochi, pochissimi, fortunati.

A svantaggio generale, quanto di peggio possiamo fare è metterci l’uno contro l’altro, spesso insultandoci stupidamente, evitando di capire il nocciolo della questione e rimandando all’infinito il progetto di una città alternativa, vivibile, sostenibile, attrattiva per i nostri figli i quali, in un altro luogo, potrebbero scegliere se lavorarvi o studiarvi, o andare altrove.

La questione non è essere ambientalisti o no, essere lavoratori o no, disoccupati o no, mettersi dall’una o dall’altra parte. Si tratta di voler programmare un futuro insieme, senza necessità di eccentriche “Fondazioni Brindisi 2050”, o continuare a sprofondare con l’attuale modello di sviluppo, un pozzo che ha condotto Brindisi ai più alti livelli di disoccupazione e degrado sociale come poche altre città d’Italia.

A colloquio con un agente della Digos, conosciuto casualmente fuori dall’aula consiliare, mi sono confortato sentendogli dire: “noi conosciuti tutti, uno per uno”.

Ecco, la prima conquista per questa società malata ritengo sia proprio racchiusa in quelle spontanee parole, l’essere onesti, non litigiosi, non vigliacchi, non millantatori, magistrati seri, senza necessità di carica istituzionale, sparpagliati per le strade, semplicemente, uomini.

 Pierpaolo Petrosillo

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