Decarbonizzazione, Rossi: “Brindisi non perderà i fondi, un gruppo di studio elaborerà il progetto”

Poseidone articolo

BRINDISI- Decarbonizzazione, il sindaco Rossi: “Brindisi non perde alcuna occasione di avere i fondi europei per la decarbonizzazione”. La rassicurazione del primo cittadino arriva in risposta alle affermazioni dell’onorevole Mauro D’Attis che ieri annunciava che Brindisi era fuori dai fondi europei per il  progetto di carbonizzazione. “La città di Brindisi è uno dei centri nevralgici di questo processo della decarbonizzazione così come Taranto- ha detto Rossi-  Noi stiamo lavorando, stiamo definendo un gruppo di studio, esperti, economisti, tecnici in modo tale da poter costruire una proposta complessiva autorevole forte  da presentare in Europa per ottenere i fondi necessari ed ottenere una decarbonizzazione che non è semplicemente quello che succede a Cerano ma una completa riscrittura in termini ecologici green in transizione verso questa nuova fase per tutta la città dagli assetti produttivi al comparto agricolo ai trasporti”. Non solo il primo cittadino fa sapere anche di essere pronto ad aprire un confronto con le parti sociali per redigere una proposta completa. “E’ una pagina importante, sono fondi importanti,  avvieremo con questo gruppo di studio il confronto con tutte le parti in città perché vogliamo presentare una proposta complessiva in Europa per una transizione in una fase green qui a Brindisi”.

BrindisiOggi

 

3 Commenti

  1. Staremo a vedere se tanti “esperti”, “confronti” ecc. ecc. si tradurranno dalla fase, come dire, teorico-ideativa nella fase pratico-realizzativa. Ce lo auguriamo tutti. ….Spes ultima dea……

  2. L’unica cosa certa è che il tessuto economico della città, già deprimente, avrà la mazzata definitiva se si perderanno i posti di lavoro dei dipendenti Enel (che comunque avranno una nuova collocazione) ma soprattutto dei dipendenti delle ditte in appalto e subappalto nonché dell’indotto. Questa era questione da affrontare 10/12 anni fa. Intendiamoci, tutti vogliamo la salute dei nostri figli e nipoti, oltre alla nostra ma questa era una cosa da pensare quando si è deciso che questa doveva diventare una città industriale. Prima di dire chiudiamo la centrale, bisognava capire dove collocare la gente che ci lavora. Ora oltre al danno la beffa di rimanere senza lavoro chiudendo definitivamente al futuro dei nostri figli in questa città. Nessuno dei politici che si sono succeduti negli ultimi 30/40 anni ha pensato che forse bisognava reinvestire sul turismo in una città come la nostra che ha il porto e l’aeroporto. Badate bene, non parlo dei turisti che scendono dalle poche navi che vengono comprano due fesserie e un gelato, dopo che magari sono stati portati in provincia e ripartono, parlo dei turisti che dovrebbero rimanere in città. La costa brindisina, dalla conca fino ad Apani, dovrebbe essere piena di strutture ricettive, ristoranti, acquapark etc. etc. Insomma di tutto quello che serve per portare benessere e posti di lavoro alla città. Basta con le grosse cattedrali nel deserto, bisogna investire sul mare e sulla campagna. Solo in questo modo i nostri figli potranno pensare di rimanere in questa città, senza dover sperare per tutta la loro esistenza, esattamente come è successo a noi, che le cose nella loro amata città cambino e magari pensando anche di investire sul loro futuro da imprenditori invece che da dipendenti di qualche multinazionale che poi va via.

  3. Concordo con il lettore Cesare , soprattutto leggendo molte delle cose che ha scritto in merito al potenziale sviluppo della costa a nord di Brindisi. Mi chiedo: che significato ha consentire di rimanere in piedi a casacce e catapecchie immonde ( mi riferisco a tutte le “villette” o abituri e topaie , abusivi e non) che sfregiano con la loro esistenza la costa dalla conca ad Apani ? Perché non le si tirano via ( a botte di ruspa) e si assegna il suolo a imprese che costruiscano opere ed infrastrutture turistiche, mettendo in sicurezza le falesie e procedendo al ripascimento degli arenili? Che interessi e/o connivenze di tipo politico vi sono tra chi ha amministrato il territorio negli ultimi 30-40 anni e le proprietà? Chi ci ha marciato e ci continua a marciare? Chi ha interesse ( elettorale) che la situazione rimanga così come è?

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*