D’Errico: “Il bilancio del sindaco bocciato dal commissario ad acta”

INTERVENTO/ Ricapitolando il Sindaco il 17 novembre scorso ha proposto il “suo bilancio” in giunta con parere negativo del Direttore di Ragioneria.

Con quel parere la giunta non approva il bilancio ed extra petita chiede l’intervento del Commissario ad Acta pensando che lo stesso possa intervenire quale giudice nella personalissima ed inspiegabile diatriba con il dottor Simeone. In verità l’operato del dott. Simeone verrà apprezzato dal Commissario, come si legge nel verbale della riunione tra Commissario, Segretario Generale e Dirigenti del 23 novembre scorso. Ma questa è un’altra storia. La storia!

Il Sindaco lo invoca chiedendo che un funzionario pubblico nominato dal Prefetto emani  il provvedimento di competenza dell’Ente Comunale e svolga una funzione arbitrale che non è prevista da nessun codice di diritto amministrativo né dal testo unico degli enti pubblici e men che meno da alcun regolamento comunale.

Il Commissario, dott.  Giangrande, in pochi giorni riformula il bilancio riportandolo in linea con il piano di riequilibrio finanziario pluriennale che prevede, sì, dei tagli, ma legati all’indispensabile efficientamento della macchina amministrativa, partecipate comprese; oltre ad un ripensamento dei servizi sociali con la collaborazione del mondo dell’ associazionismo e dei sindacati, che già da due anni sarebbe dovuto essere tra i punti cardine dell’agire politico dell’amministrazione Rossi.

Ora il bilancio del Commissario riporta l’eliminazione del contributo Ager per la discarica di Autigno; vengono reinseriti i tagli del 20% sui servizi sociali sino ad azzerare ADI e SAD, così come previsto nel piano di riequilibrio; vengono riportati a valore veritieri i consumi di energia elettrica che erano invece stati tagliati; vengono ridimensionate di “appena 400.000 euro” le sanzioni del codice della strada che passano da 2,5 milioni a 2, 1 milioni di euro; sono state ridotte molte spese discrezionali; anche il piano di alienazione è stato revisionato prevedendo prudenzialmente e saggiamente lo spostamento di 1 milione dal 2020 al 2021; viene dato un serio warning, un avvertimento che sa di cartellino giallo all’amministratore della BMS affinché produca entro 10 giorni il bilancio previsionale triennale ed un piano industriale che sia in linea con quanto approvato in Consiglio Comunale il 9 gennaio 2020 (pietito dal sottoscritto da circa un anno e mai arrivato); vengono riproposti come previsto nel piano di riequilibrio l’aumento dei bollini per la certificazione delle caldaie e delle concessioni cimiteriali.

Ma non solo, dalla lettura del verbale del 23 novembre emerge l’impostazione data al bilancio previsionale dal Sindaco: abbondantemente stiracchiata ed ottimistica;  questo si evince dalle parole del Commissario riportate nel verbale.

Emerge anche altro elemento grave e degno di nota: il millantato taglio dei servizi sociali, così come rappresentato più volte in occasione dei pochi incontri propedeutici alla formazione del bilancio, in realtà non era  stato operato. Ed allora è un caso che i dati sui servizi sociali siano arrivati solo il 13 novembre ????

È di tutta evidenza che il “bilancio del Sindaco” sia stato bocciato con fragoroso cartellino rosso dal Commissario ad Acta.

E sembra di sentire lo stridere delle unghie nel tentativo di arrampicarsi sugli specchi; una superficie scivolosissima che può farti rimettere l’osso del collo anche perché tutte le osservazioni del dirigente vengono accolte dal commissario, quelle indigeste al Sindaco. E per non sbagliare le azioni correttive sono state scritte con caratteri neri mentre le non conformità, le osservazioni, in rosso, ad evidenziare il prima e il dopo ossia con quali soluzione siano stati superati.

Ma dall’attenta lettura della documentazione a corredo del bilancio di previsione licenziato dal Commissario emerge anche un altro grave atteggiamento quello del rinvio, del “poi vediamo” come va a finire, (emblematiche in tal senso la questione del “milione Ager”, o la questione BMS, o ancora i servizi sociali).

Come se la città possa permettersi di aspettare ancora; una città che da vent’anni attende un riscatto. Ed in questo continuo rinvio, in tutto questo pastrocchio emerge un dato, un ulteriore vulnus: la rinuncia a fare politica a favore dell’aritmetica e cioè “quadriamo il bilancio e poi vediamo”.

Eppure il programma elettorale con cui sono stati richiesti i voti alla città era ricco di proposte, di idee, che facevano intravedere una visione, una speranza; scritto a più mani, da quelle forze politiche ancora vive in città che hanno contribuito a far eleggere questa amministrazione.

Si era detto “cambiamo la storia“ ed i paradigmi erano stati individuati oltre che nel programma anche nelle linee programmatiche pronunciate il 9 agosto del 2018 dal Sindaco in occasione del primo Consiglio Comunale

In quelle linee programmatiche erano tracciati elementi fondanti per delineare il contorno di una nuova città: “rottura con il passato, autonomia della città e una nuova economia in grado di coniugare lavoro ambiente salute”.

Un’autonomia che avrebbe dovuto significare  “dare a Brindisi il suo ruolo di guida della provincia e di città forte ed importante nella Regione… Un’amministrazione in grado di determinare… le scelte in Autorità Portuale, nell’ASI per la zona industriale… Una città in grado di autodeterminarsi e di confrontarsi con il governo nazionale a Roma e il governo regionale a Bari….”

Ma la storia di questi ultimi due anni ci racconta altro.

Nelle linee programmatiche si declinava trasparenza e partecipazione con i comitati di quartiere, consulte tematiche sui temi del lavoro, dell’ambiente, della salute, dei servizi sociali.

Dialogo con la città che avrebbe potuto evitare, ad esempio i tagli lineari sui servizi sociali.

Si annunciava “il bilancio partecipato“ con il coinvolgimento in incontri pubblici con la città. Incontri mai cercati.

Si parlava, in quelle line, di patto di sviluppo del territorio da definire con le grandi imprese, Confindustria, le altre organizzazioni datoriali e le organizzazioni sindacali. Ma non si è stati capaci neanche di rispondere a richieste di incontro pervenute da alcune sigle sindacali costrette poi a denunciare il mancato ascolto sulla stampa.

Un capitolo delle linee programmatiche viene dedicato alle politiche sociali con le quali contrastare la povertà: la casa dell’accoglienza, il garante delle povertà, il garante dei disabili, erano strumenti che si sarebbero dovuti attivare.

Per il piano sociale di zona si sarebbe dovuto avviare un percorso veramente trasparente partecipato coinvolgendo associazioni, sindacati e singoli cittadini nella valutazione dei servizi in essere e nella individuazione/definizione dei bisogni.

Si sottolineava la necessità di verifiche puntuali della qualità ed efficacia dei servizi forniti con il pieno coinvolgimento dei soggetti sociali con la costruzione di un efficiente rete di monitoraggio e mappatura dei bisogni.

Anche questa è rimasta come mera enunciazione.

Per quel programma mi sono candidato come consigliere comunale, ed eletto, dando il mio modesto contributo all’elezione del Sindaco.

Ora la preoccupazione non è capire se il “suo bilancio” sia stato bocciato (anche perché negare l’evidenza non è esempio di maturità politica e mal si concilia con il ruolo che si è scelto di ricoprire).

Il punto è tutto nella speranza che tutto il pandemonio di questi ultimi giorni gli sia servito per capire che non si può governare una città senza ascoltare la città, tutta!

 

ps Un suggerimento “metodologico”: come un moderno Don Chisciotte il Sindaco ha individuato il dott. Simeone come suo acerrimo nemico da sconfiggere.

Però, le imprese, nel romanzo di Cervantes, si rivelano sin dal principio fallimentari e, picchiato e ammaccato, Don Chisciotte è costretto a tornare a casa!

Non abbiamo lottato per questo!

 

Cristiano D’Errico

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