Una donna in campo per il Brindisi Calcio, la storia di Mariangela medico dei biancazzurri

Poseidone articolo
BRINDISI- (Da Il7 Magazine) Una donna in campo per il Brindisi Calcio, l’unica in tutta Italia a prestare servizio per una squadra maschile . Lei è Mariangela Monfregola, il medico sociale dei ragazzi biancazzurri da poco promossi in serie D. Ortopedico rinomato, la Monfregola da tre anni è entrata a far parte, a pieno titolo e non senza difficoltà, della squadra oggi allenata da mister Olivieri. Divisa blu e stemma con il cervo, anche per lei, che oramai indossa i colori sociali con estrema disinvoltura, c’è un posto in campo. Ma per quanto questa esperienza possa oggi essere entusiasmante l’esordio in un ambiente prettamente maschile e “maschilista” non è stato per nulla semplice. “Lavorare con i ragazzi all’inizio non è stato facile- racconta Mariangela- sono il primo medico donna e di sicuro l’unico in Italia, attualmente, ad occuparsi di una squadra di calcio maschile ed all’inizio per me le porte erano tutte chiuse”. Mariangela Monfregola nasce in un paesino vicino Gallipoli nel 1958, unica figlia di un padre che forse avrebbe voluto un maschietto ma che non esita a crescerla come tale. “Mio padre non avendo figli maschi mi ha cresciuto un po’ come un maschio, sono sempre andata a caccia con lui e mi portava persino a vedere le partite di calcio. Andavamo a vedere le partite del Melissano in terza categoria e tifavo Inter con la raccolta di figurine Panini, come facevano i maschi. Questa passione mi è rimasta anche da grande anche se non ho più  tempo per seguire le squadre  di serie A perché mi occupo del mio Brindisi a cui sono molto affezionata. E’ una squadra “povera”rispetto alle altre , è una specie di Cenerentola. Conosco tutte le storie di questi ragazzi che non hanno avuto una vita facile ma non per questo meno interessante, c’è tanto da imparare e questo a me piace molto anche dal punto di vista umano”.
Mariangela Monfregola diventa medico sociale del Brindisi FC quasi per caso e mai si sarebbe aspettata che presto questa esperienza sarebbe diventata una tra le più belle della sua vita. “Questa è stata la mia prima esperienza con il calcio. Io mi sono sempre detta che un giocatore lo avrei saputo metter su -ci dice- Ogni volta che si faceva male un calciatore importante io, nella mia mente, sentivo che avrei potuto rimetterlo in piedi. In quarant’anni ho imparato tante cose, fisiche e non. Così tre anni fa mi misi alla ricerca di una squadra. Quando Massimo un dirigente del Brindisi FC mi ingaggiò, feci subito i biglietti da visita con il logo della squadra, la testa di cervo, mi comprai anche un tazzone da latte e due magliette con lo stemma sgranato dall’eccessivo ingrandimento. Ero felice ma non avevo il coraggio di andare allo stadio: che mi  dovevo mettere?  La prima volta, tre anni fa, era il giorno della  presentazione del mio libro a Brindisi. La borsa da medico me l’ero portata in tribuna, piuttosto come conforto, che come utilità. Assistetti alla vittoria del Brindisi dall’alto dei miei stivali scamosciati. Felice di aver portato fortuna. Conservai quella tenuta per scaramanzia per i mesi successivi. Dopo la partita non avevo il coraggio di entrare negli spogliatoi così aspettavo fuori con le mogli dei calciatori  e i bimbi”. All’inizio per Mariangela non è stato facile legare con i ragazzi e rompere quei tabù che la tenevano fuori dagli spogliatoi, persino il mister le diceva di non entrare.
“All’inizio ho avuto difficoltà ad entrare negli spogliatoi- racconta-  perché entrare lì dove festeggiano, sono nudi, fanno gli scherzi tra di loro, per una donna non è facile. Anzi all’inizio mi era stato anche vietato nonostante fossi un medico. Così per circa un anno. Poi si è fatto male l’ex allenatore, mister Ruffini, e da lì è nato un nuovo rapporto. Il mister veniva nel mio studio, faceva anche i massaggi, perché sono anche massaggiatrice professionale, un’ diploma che ho voluto prendere proprio per essere più vicina alla squadra. Da lì ho avuto l’accesso in campo e negli spogliatoi perché i giocatori hanno cominciato a fidarsi di me”.
Arriva così il momento di Mariangela, quasi per caso, e da lì tutto cambia. “Sono stata in ritiro con i ragazzi due volte- dice- e  quindi poi è stato naturale. Ora entro ed esco dagli spogliatoi anche perché quando si fanno male non stanno lì a guardare per il sottile. Però resta un ambiente particolarissimo, anche se sono quarant’anni che lavoro. Quello del calcio maschile è un mondo a parte, ad esempio io non sapevo che ci fossero dei codici che bisogna rispettare e che poi via,via io ho imparato. I ragazzi mi rispettano, sono molto carini. Hanno una loro morale molto bella che io ho imparato. Ad esempio loro hanno tutta una prassi prima di entrare in campo, loro sono molto superstiziosi. Questo lo immaginavo, le prime volte che entravo in campo con loro pregavo che vincessero perché temevo che pensassero che portassi sfortuna. Meno male che da quando ci sono io la squadra ha sempre vinto, sono stati anche promossi e oggi, al contrario di ieri, penso di aver portato fortuna. Una volta stavo facendo un massaggio a Montaldi, la punta di diamante della squadra, io detto : qui bisogna sciogliere altrimenti puoi prendere degli strappi. Quella volta lui si toccò, facendo gli scongiuri, io sarei voluta sprofondare. Ora ho imparato a tenere a freno la lingua, perché bisogna anche saper dire le cose. Poi l’ambiente è molto bello , è cameratesco, si proteggono l’uno con l’altro, c’è da imparare molto da questi ragazzi. Si aiutano, si prestano i soldi tra di loro, ci sono storie umane che negli anni le ho conosciute bene”.
Oggi quella diffidenza iniziale e quelle remore anche da parte dei giocatori non ci sono più e Mariangela Monfregola è a tutti gli effetti un elemento della squadra. “ Si, oggi io mi sento parte della squadra- dice con orgoglio- Partecipo ai loro riti, prima di incominciare la partita fanno una specie di ola, uno dice una frase , io partecipo sempre anche quando festeggiano sia negli spogliatoi che in campo, proprio come se fossi uno di loro. Vado in trasferta nell’autobus insieme ai ragazzi. Li seguo almeno due, tre volte alla settimana negli allenamenti e loro mi tengono sempre aggiornata. Tra l’altro ora seguo anche la Primavera, i ragazzi sono ai 18 anni, è una bellissima squadra , quotata anche a livello regionale. Tutto questo mi piace”.
Il medico sociale del Brindisi FC non è retribuito, quindi Mariangela presta la sua professionalità alla squadra solo ed esclusivamente per passione. Lei è un bravo ortopedico e sa di poter dare il proprio contributo.
“E’ meraviglioso sentire le orecchie vibrare delle musiche e cori dei tifosi: mi fa sempre commuovere quando canto l’inno: riderò con te, piangerò con te! Bianchiazzurri alè -dice- Penso a quando ho passato tutta la notte al pronto soccorso con Ibra che si era rotta la mascella, a quando ho accompagnato Antonio in ospedale per dei dolori, alla preoccupazione dei genitori di Walter quando siamo stati in ospedale. Penso ai piedi pieni di piaghe ,tutti fasciati di Dani. Ogni volta che si preparano per la partita sembrano dei gladiatori. Si fasciano, gridano per incoraggiarsi, si danno pacche. Io non so cosa fare. Vorrei partecipare. A volte mi faccio coraggio e partecipo anch’io. Quando escono: “forza dai” e spingo. Quando si fanno male mi passa tutta la timidezza,  ritorno nel mio mondo di medico: ghiaccio, massaggio, fasciatura. Non mi accorgo più di essere una donna, semplicemente un medico che cura con semplicità e ce la metto tutta, come sempre.  Forza Brindisi mio dal tuo medico donna!”.
Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

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