Il meraviglioso mare di Apani inaccessibile: “Intrappolato tra falesia e passaggi sequestrati”

Poseidone articolo

BRINDISI – (da il7 Magazine) Prima c’erano le tamerici che proteggevano il campo coltivato di angurie, carciofi e di ortaggi, ora dal mare arriva di tutto e sul terreno sono sparsi pezzi di polistirolo delle cassette dei pescatori. Da quando gli alberi sono stati sradicati per i lavori per la messa in sicurezza della falesia, il signor Luca, non ha potuto piantare più nulla nel suo campo. Eppure nel progetto, di 3 milioni di euro, oltre alle varie opere era prevista la piantumazione di nuova vegetazione e anche gli alberi sarebbe dovuto tornare al loro posto. Sono passati gli anni, e qui si vede solo terriccio e nulla più. I lavori sul litorale nord di Brindisi sono partiti il 3 novembre 2015 e terminati il 29 aprile 2016, anche il periodo previsto per il monitoraggio si è concluso un mese fa (luglio 2019). Luca Pastore, è un pensionato di 79 anni, ha una casa e dei terreni nella zona adiacente alla strada dei Baccatani, a due passi da Boa Gialla. La sua proprietà confina con il parcheggio che offre il servizio di bus navetta per raggiungere Torre Guaceto. La  casa si affaccia sul meraviglioso mare di Apani, Ma da qualche tempo Luca quel mare può solo vederlo, impossibile avere accesso. Di fronte la sua proprietà sono stati fatti i lavori per la messa in sicurezza della falesia, è stato interessato solo questo breve tratto, il resto del litorale  adiacente, nonostante considerato zona Pg3 (quindi ad alto rischio di erosione), non è stato toccato. Eppure la falesia è alta e il rischio crollo è evidente. I tecnici si sono giustificati dicendo che è aria privata, ma il mare chiaramente non lo è. A questo si aggiunge che con l’erosione metri di costa sono arretrati, facendo diventare privati terreni che sino a qualche anno fa erano pubblici. Si tratta del solito problema di ridisegnare i confini demaniali. Non è rientrata nei lavori neanche la parte di falesia dove il 21 ottobre 2010 morì un giovane ricercatore di Taranto, Paolo Rinaldi. Lo studioso venne investito da una frana staccatasi dalla falesia sovrastante. Fu proprio da quel momento che il problema dello smottamento della costa a nord di Brindisi divenne un’emergenza. Ma anche nelle zone in cui gli interventi sono stati fatti, al momento, dopo 3 anni le cose non sembrano migliorate. “Non sono serviti a nulla, salvo a non farmi più coltivare – afferma Luca Pastore – e sono rimasti incompleti. Non si vede l’ombra del ripascimento, e non è stata piantata alcuna vegetazione”. Ci sono due scale in legno che portano a mare. Le mareggiate le hanno quasi distrutte, è impossibile scendere. Giù ci sono solo dei massi, nessun tratto di arenile è stato recuperato. L’intervento per il quale il Comune ha ottenuto  2milioni 600mila euro dalla Regione prevedeva la riprofilatura, rinaturalizzazione della falesia e il ripascimento dell’arenile. Nel dettaglio dell’appalto era previsto lo sbancamento, la profilatura della falesia, la posa di massi che facessero da protezione, ma anche la fornitura e la posa in opera di circa 45 mila metri cubi di sabbia, proveniente da cave terrestri, per il ripascimento delle spiagge, oltre alla fornitura e messa a dimora di piante di prima scelta per la ricostruzione della macchia mediterranea. Per quanto riguarda i crolli quelli sicuramente sono diminuiti, ma delle altre opere non si vede ombra. Né un granello di sabbia in più, né tanto meno nuova vegetazione.  La spiaggia è scomparsa del tutto. La zona resta off limits. Eppure da queste parti ci sono spiagge da sogno, verso il lato dell’area di Torre Guaceto si intravedono due faraglioni spuntare dall’arenile. Però anche qui è difficile arrivare: non ci sono scale, o punti di accesso, bisogna fare diversa strada a piedi per poter godere della spiaggia libera.

A quanto pare negli uffici del Comune di Brindisi un privato ha depositato un progetto per la messa in sicurezza della falesia dell’area protetta di Torre Guaceto, area che non era stata interessata ai precedenti interventi, in quanto si voleva  prima valutare la funzionalità di tali lavori. Nella relazione originale che il Comune di Brindisi aveva presentato alla Regione per ottenere i finanziamenti era riportato che  il tratto oggetto di studio si sviluppava  per circa 14 chilometri in linea d’aria e correva dalla foce del “canale Reale” (1570 mt a sud di Torre Guaceto) passando per “Apani” (toponimi “canale Apani” e “scogli di Apani”), “Posticeddu”, “Case Bianche”, “Torre Testa”, “canale Giancola”, “canale Sbitri”, “Punta Patedda” e fino a “Punta Penne”. La parte di Torre Guaceto non è mai stata interessata. Ma il problema quest’anno non è solo la falesia. L’accesso al mare di Apani  è impedito anche per il tratto di mare non interessato al pericolo crollo. Spiagge pubbliche irraggiungibili per chilometri. Si possono guardare, ammirare, ma sono inarrivabili, salvo non si entri nel lido privato.

La guardia costiera ha sequestrato un’aria privata nella quale ricade il percorso per l’accesso al mare. Sino a prima dei sigilli i bagnanti per raggiungere la spiaggia tra Guna Beach e Torre Guaceto potevano percorrere un tratto di strada, che anche se privato, era l’unica via di accesso (lo prevede la legge). Il percorso era segnato da una staccionata. Da marzo questa area, di proprietà del gestore di uno dei lidi della zona, è stata sequestrata perché è stato scoperto un sistema di scarico  abusivo che finiva illecitamente nel mare. Nelle scorse settimane alcuni bagnanti sono stati multati perché beccati dalla Capitaneria di porto mentre tentavo di raggiungere il mare attraverso l’accesso sequestrato. Una multa per violazione dei sigilli.

Lucia Portolano

 

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