La Casa di carta e la delusione della terza parte

 40 MINUTI – Se state cercando una serie accattivante e siete fan di chi ruba ai ricchi per dare ai poveri, non potete perdervi questa serie tv originale Netflix che ha avuto un grande successo in tutto il mondo. Con il nome originale La casa de papel, questa serie è stata ideata da Alex Pina.

Trama – La trama si snocciola sugli sviluppi di una rapina estremamente complicata, ma soprattutto ambiziosa. L’obiettivo di questa banda di “ladri” è irrompere nella zecca nazionale spagnola di Madrid con l’intento, non di rubare i soldi che vi sono riposti ma, di stampare due miliardi e quattrocento milioni di euro e sparire con l’intero bottino. A capo della spedizione vi è colui che viene chiamato il Professore, il quale seleziona accuratamente ogni singolo componente della banda, tutti con precedenti penali e che per un motivo o per un altro non hanno nulla da perdere. La caratteristica principale dell’assalto alla zecca di Stato è il vestiario della banda, guidata dal Professore: sono tutti vestiti con una tuta rossa e la maschera del pittore spagnolo Salvador Dalì.

Nomi di città – Un’altra peculiarità di questa serie spagnola è la decisione da parte del Professore di far scegliere a tutti i componenti della banda un nome falso, che avrebbero portato dall’inizio alla fine della spedizione. Tutti scelgono un nome di città e nessuno dei presenti sa il vero nome dell’altro. I componenti della squadra che assalterà la zecca sono: Tokyo, Berlino, Mosca, Nairobi, Rio, Denver, Helsinki e Oslo. Ciò che si scopre dopo è che questi nomi non sono affatto casuali e, pian piano che la storia va avanti e i personaggi si sbottonano, si nota una certa somiglianza tra il carattere dei protagonisti e le caratteristiche delle città di cui portano il nome. Berlino ad esempio ricorda molto la fredda capitale della Germania, un uomo composto e tutto d’un pezzo che ha il comando interno della banda perché rinomato per saper agire in modo spietato e composto quando la situazione lo richiede. Rio invece è un ragazzo molto giovane, con grandi capacità che però, governato dalle emozioni e dall’euforia, commette errori molto gravi che potrebbero compromettere l’operazione.

Dopo la zecca di Stato – Questa serie è composta di tre parti. La prima e la seconda parte sono interamente dedicate all’assalto della zecca di Madrid e nell’ultima puntata della seconda parte la vicenda si conclude definitivamente. Poche settimane fa è uscita la terza parte della Casa di Carta che ha incuriosito in molti perché non si riusciva ad immaginare quale sarebbe stato il tema principale e se avrebbe confermato i grandi ascolti che questa serie spagnola ha avuto fin dagli esordi. Personalmente credo che questa terza parte, come spesso accade, sia un modo per cavalcare l’onda di consensi che la Casa di Carta ha ottenuto fin da subito. Ci sarà una quarta parte che completa questa terza e sulla quale non mi posso sbottonare molto per non incorrere in spoiler, ma a parer mio è un’imitazione della prima idea. E le imitazioni non ci piacciono!

Rassegna – È una serie tv tutto sommato piacevole, ma io non griderei al capolavoro. L’idea di partenza è abbastanza buona e innovativa, ma lo sviluppo in due parti rende le mosse abbastanza prevedibili. Nel mio caso non ero particolarmente rapita dal pathos che volevano creare intorno alla vera identità del Professore. Posso dire che la seconda parte è stata molto più coinvolgente della prima, mentre la terza risulta essere un flop. È difficile fermarsi quando una serie è molto piaciuta, ma alle volte è necessario. Notevole è la colonna sonora e anche l’utilizzo di “bella ciao” all’interno dell’intera serie. Insomma non sono stata risucchiata da questa serie, ma le prime due parti meritano di essere viste.

Alberta Esposito

Da vedere? – Ni

Voto complessivo – 6

Scheda informativa

Genere: Drammatico e azione.

Stagioni: 2

  • 1° Parte (2017) 13 puntate da 41/57 minuti.
  • 2° Parte (2018) 9 puntate da 41/57 minuti.
  • 3° Parte (2019)   8 puntate da 41\57 minuti

La trovate su NETFLIX.

 

 

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