Licia Troisi: in Italia il Fantasy ha il suo nome

Poseidone articolo

INTERVISTANDO- Digito “Acrab” su Google e scopro che è una stella della costellazione dello Scorpione: confesso la mia ignoranza in proposito. Licia Troisi ci ha abituato a questi nomi pieni di fascino e di mistero, infatti Acrab è proprio “figlio” della sua penna ed è un personaggio centrale della Saga del Dominio.

Ma parliamo un po’ di Licia. Inizia a scrivere il primo “romanzo” molto presto: – Quello che vivo finisce sempre nei miei libri – dice in un’intervista –  il primo l’ho scritto a 7 anni, si intitolava “Le mille e una Licia” ed è ancora custodito a casa mia -.

Dalla sua biografia ufficiale scopriamo ancora che quando aveva 8 anni, ha provato a scrivere qualcosa di più grande dei primi racconti, ed è uscito un libro di 20 pagine. Era intitolato “Sindy & Mindy” e assomigliava a un cartone animato giapponese, dice, che amava da bambina.

Da ciò si capisce che  Licia sentiva sin da subito la voglia di raccontare, di creare storie, anche se era solo una bambina delle elementari.

Licia ha scritto tanti libri, tante saghe che continuano ad appassionare grandi e piccoli. Il fuoco di Acrab, della saga del Dominio, è l’ultimo, anzi il penultimo, visto che mentre la intervistiamo, scopriamo che è in uscita (il 30 aprile per gli appassionati) il suo ultimo libro: Il potere di Arishat – Vol. 4 che, a quanto ci dice, concluderà il ciclo di  Pandora con grande rammarico di tutti gli  affezionati a Pandora e ai suoi personaggi.

Ovvio che non possiamo far domande su “Il fuoco di Acrab” ma ci incuriosisce sapere come sceglie i nomi dei personaggi dei suoi libri?

Nel caso della Saga del Dominio, molti sono riadattamenti di nomi realmente esistenti. Le lingue dei Dominio sono modellate su quelle dell’Europa, del Vicino Oriente e del Nord Africa, visto che il continente stesso l’ho immaginato come una specie di Europa post-glaciale alternativa. Altri sono invece, come di consueto, nomi di stelle; appartengono ad esempio a questa categoria Myra e Acrab.

Quanto c’è di Licia in Myra, la protagonista della saga del dominio?

Più o meno tanto quanto le altre mie protagoniste. Soprattutto mi assomiglia nel tentativo di trovare un’identità propria che prescinda dalle figure di riferimento della sua vita: per tanti anni mi sono sentita soprattutto il prodotto dell’educazione dei miei genitori e di tutti i maestri che ho incontrato sulla mia strada. Non che non lo sia più, ma l’età adulta significa anche fare una sintesi dei modelli di riferimento e produrre qualcosa di nuovo. Ecco, in questo senso mi assomiglia molto.

Com’era Licia a scuola, quali erano le materie studiava con passione  e come affrontava i  temi di italiano?

Studiare mi piaceva molto e andavo bene più o meno in tutte le materie. Mi piacevano tante cose, latino e matematica su tutto. Non mi piaceva invece tanto la filosofia. I temi invece mi piacevano molto, solo che anche allora ero molto prolissa, e quindi a volte non riuscivo a copiare la brutta in bella. Consumavo sempre fino all’ultimo secondo di tempo disponibile.

Sei un editore e  devi scegliere uno scrittore da affiancare a Licia Troisi  per  una grande opera fantasy,  chi sceglieresti?

Come editore non saprei, ma come Licia non avrei dubbi: Jonathan Stroud, il mio scrittore fantasy preferito. Davvero lo adoro, e la sua ultima serie, Lockwood & co., più di tutte.

Senti una grande responsabilità in quanto i tuoi libri si rivolgono soprattutto agli adolescenti oltre che al pubblico adulto, oppure no? E quanto questo condiziona il tuo modo di scrivere?

No. Credo di avere la stessa responsabilità che ha qualsiasi altro scrittore: quello di dare ai lettori la miglior storia possibile. Per il resto, cerco semplicemente di essere onesta in quel che scrivo, divertendomi e cercando soprattutto di stimolare la riflessione. Non voglio insegnare niente a nessuno, voglio solo scrivere buone storie, che è già abbastanza difficile.

(Alessia S. Lorenzi e Renato De Capua)

 

 

 

 

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