Premio Nobel al WFP, la base di Brindisi la prima nel mondo per le missioni di pace

Poseidone articolo

BRINDISI- (Da Il7 Magazine ) Per i suoi sforzi per combattere la fame, usata come arma di guerra. Per il suo contributo al miglioramento delle condizioni per la pace in aree colpite da conflitti e per il suo agire come forza trainante per evitare l’uso della fame come arma di guerra e di conflitto”. Con queste motivazioni il Comitato dei Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2020 al World Food Programme (WFP). Così anche Brindisi, che ospita una delle cinque basi logistiche, la prima in ordine di tempo, entra a far parte della storia. La notizia del  Premio Nobel per la Pace 2020 assegnato al World Food Programme, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, ha inorgoglito i tanti brindisini che in quella base lavorano e da anni contribuiscono ad aiutare i popoli di tutto il mondo. Il WFP è, infatti, ritenuta una delle più grandi organizzazioni umanitarie, assiste circa 100 milioni di persone in 78 Paesi del mondo. Il Comitato norvegese per il Nobel, nell’annunciare il vincitore, ha sottolineato che oggi “la necessità di solidarietà internazionale è più evidente che mai. Inoltre il WFP  ha dimostrato una straordinaria capacità di moltiplicare i propri sforzi per soccorrere popolazioni stremate dai conflitti e dalla pandemia di Coronavirus”, una combinazione che ha fatto aumentare le vittime della fame nel mondo. “Grazie di cuore al Nobel Committee per aver onorato il World Food Programme con il Nobel per la Pace 2020. Questo è un potente promemoria per il mondo che la pace e ‘famezero’ vanno di pari passo” ha commentato il WFP. “Penso che sia la prima volta nella mia vita che sono rimasto senza parole- ha detto il direttore esecutivo del Programma, David Beasley-  Sono rimasto così scioccato e sorpreso”.  La persone affamate nel mondo sono 690 milioni, il comitato norvegese per il Nobel assegnando questo premio al WFP  ha acceso i riflettori su tutti loro e sulle devastanti conseguenze dei conflitti. Gli shock climatici e le pressioni economiche hanno, inoltre,  aggravato ulteriormente la loro situazione. A questo si aggiunge   la pandemia globale che con il suo impatto brutale sulle economie e sulle comunità sta spingendo milioni di persone sull’orlo della fame. “Il Premio Nobel per la Pace non riguarda solo il WFP. Noi lavoriamo a stretto contatto con governi, organizzazioni,  partner del settore privato la cui passione per aiutare le persone affamate e vulnerabili è pari alla nostra. Non potremmo aiutare nessuno senza di loro. Siamo un’agenzia operativa e il lavoro quotidiano del nostro staff è ispirato ai nostri valori fondamentali di integrità, umanità e inclusione- ha aggiunto Beasley- Laddove c’è un conflitto c’è anche la fame. E dove c’è fame, spesso ci sono conflitti. Il riconoscimento di oggi ci ricorda che la sicurezza alimentare, la pace e la stabilità sono strettamente interconnesse. Senza la pace non potremo raggiungere l’obiettivo globale di fame zero nel mondo, e finché ci sarà fame, il mondo non vedrà mai la pace”.  Nel 2018 il direttore esecutivo del Programma, David Beasley, volle fare visita alla base brindisina. Logisticamente quella di Brindisi è la prima base  del WFP nel mondo con i suoi magazzini ove sono stoccati i beni di prima necessità per gli interventi umanitari, il suo laboratorio per la messa a punto di nuove attrezzature utili per chi vive o deve intervenire nelle emergenze e il suo training center,  la nostra città rappresenta un modello virtuoso di preparazione e intervento tempestivo basato sulla collaborazione tra diversi partner, forte di una vasta expertise nel campo della logistica e dell’innovazione.  “Sempre più il legame perverso tra fame e conflitti è alla base delle più gravi e complesse emergenze umanitarie. Per salvare vite umane, abbiamo bisogno di partneriati efficaci che ci aiutino a rispondere con rapidità ed efficacia- disse Beasley visitando i magazzini della base-  E’ quello che ha fatto la sase di Brindisi, anticipando un modello operativo che continua ad essere al nostro servizio ma, soprattutto, al servizio degli affamati nel mondo”.  Che la Base di Brindisi, e più complessivamente il Network a cui appartiene, rappresentino una grande risorsa per la comunità internazionale nel rispondere alle crisi umanitarie lo dimostrano pochi ma significati dati. Da Brindisi si organizzano ogni anno una media di 92 operazioni, di cui circa 30 effettuate per conto dell’Italia, paese che è il primo e più importante partner della Base brindisina al punto da aver creato una rete di supporto – gli “Amici di UNHRD” – la cui guida è ora passata da Roma alla Spagna. Tra le più recenti missioni italiane organizzate da Brindisi vi è stata quella per il Niger, con l’invio di medicine e kit sanitari. E a Brindisi sono giunti oggi, in rappresentanza dell’Italia, il Direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, Giorgio Marrapodi, il Direttore vicario dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo, Leonardo Carmenati, e il Rappresentante permanente dell’Italia presso le agenzie delle Nazioni Unite a Roma, Amb. Pierfrancesco Sacco. Non è un caso che le basi UNHRD facciano capo al WFP. Come ha ricordato David Beasley, l’agenzia ONU da lui diretta interviene quotidianamente nelle emergenze complesse – dalla Siria, allo Yemen, dal Sud Sudan alla Repubblica democratica del Congo – avendo assistito lo scorso anno 91,4 milioni di persone in 83 paesi.Creata nel 2000, quella di Brindisi è stata la prima base del Network UNHRD. Brindisi possiede strutture all’avanguardia per la formazione umanitaria in un contesto di simulazione “real life”. Inoltre ospita anche la base logistica delle Nazioni Unite a sostegno delle operazioni di peacekeeping. A Brindisi opera la Base di Pronto Intervento Umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) gestita dal WFP e da cui partono i primi soccorsi di emergenza in grado di raggiungere le aree di crisi nell’arco di 24/48 ore. Essa fa parte di un network di sei basi umanitarie logistiche – situate, oltre che a Brindisi, a Las Palmas (Spagna), Accra (Ghana), Dubai (Emirati Arabi Uniti), PanamaCity (Panama) e Kuala Lumpur (Malesia) – il cui scopo è quello di assistere le popolazioni colpite da disastri naturali o emergenze complesse, aumentando la capacità di risposta della comunità umanitaria internazionale.  Ciò avviene attraverso il pre-posizionamento di materiale umanitario – mezzi di riparo provvisorio, medicinali, strutture per lo stoccaggio degli aiuti, mezzi logistici, ecc. – e il loro invio nelle aree colpite. Gli stock di materiale umanitario e attrezzature logistiche pre-posizionate nei magazzini del network possono essere di proprietà di agenzie delle Nazioni Unite, di governi, di organizzazioni non governative o internazionali che abbiano un accordo di cooperazione con il WFP (“Users”). Nell’ultimo anno da Brindisi, UNHRD ha inviato, per conto del WFP e dei suoi partner, 428 tonnellate di aiuti umanitari in 34 paesi organizzando e gestendo 75 operazioni.  Il principale finanziatore della Base di Brindisi è la Cooperazione Italiana allo Sviluppo.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

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