Sant’Elia, alla scoperta delle contrade, quando i cittadini si prendono cura del loro quartiere

Poseidone articolo

RUBRICA- Parte oggi la nuova rubrica lanciata dal nostro giornale BrindisiOggi e scritta da Alberta Esposito: “Ci pensiamo noi”. Uno spaccato della realtà brindisina che racconta l’esperienza e le iniziative virtuose  dei cittadini di Brindisi. Questa settimana  Alberta Esposito ci porta a conoscere gli abitanti delle contrade con i nomi di mestiere, l’estrema periferia del quartiere Sant’Elia.

Gli abitanti delle contrade con i nomi di mestiere

Ci sono realtà di quartiere abbandonati a sé stessi. Quartieri nei quali viene fatto, non sempre, il minimo indispensabile, ma a cui non ci si dedica mai per far fiorire qualcosa di nuovo, di buono e di bello. Attorno a queste strade, alle volte troppo sporche e disagiate, sono nati dei gruppi di residenti che intervengono fattivamente per risolvere delle problematiche che vanno dalla pulizia delle strade alla sistemazione di uno spazio verde che da incolto diventa idoneo anche a far giocare i propri figli. Questa è una realtà sempre più frequente nel brindisino ed è anche la storia di un quartiere nel quartiere. Si tratta delle contrade alla periferia di Sant’Elia, una zona che è stata condonata negli anni, ma che ancora non ha servizi di urbanizzazione. Antimo Tateo  è uno dei residenti che fin da subito ha preso a cuore questa zona e non solo perché ad oggi ci vive, ma anche perché sono i posti in cui ha trascorso la sua adolescenza e per cui adesso vuole combattere. La sua insieme ad altre famiglie della zona hanno voluto fare la differenza, continuando a combattere per ottenere dal Comune lo stesso trattamento riservato ai quartieri, ma nel mentre prendendosi cura loro stessi del posto in cui vivono.

Cosa ti lega a questa zona periferica di Sant’Elia? Qual è la storia di queste strade? Sono sempre state lasciate a loro stesse o è una trascuratezza che è venuta con il tempo?

Questa contrada nasce negli anni ottanta in un primo momento in modo abusivo, ma ovviamente negli anni, attraverso anche a leggi di condono, le abitazioni sono state riconosciute e gli abitanti si sono diversificati e hanno cominciato a pretendere di avere lo stesso trattamento che le amministrazioni riservavano ad altri quartieri. Dieci anni fa ci siamo mossi in pochi per la prima volta per chiedere all’amministrazione di portare a termine il progetto dell’acquedotto e delle fogne, per far completare le pratiche di condono, per proporre il progetto d’illuminazione e pulizia delle strade. Andiamo e veniamo dal Comune ormai da diverse amministrazioni, da Mennitti fino ad oggi, abbiamo ottenuto qualcosa come ad esempio la rete fognaria in via dei Falegnami e dei Sarti, ma ad altri ancora il Comune non ha concesso la costruzione.

Quando avete capito che “la soluzione migliore” eravate proprio voi residenti?

Due anni fa le famiglie interessate a risanare la situazione di queste contrade erano sempre di più e abbiamo preso consapevolezza che sarebbe stato il momento di costituirci in un comitato. Per adesso siamo 33 membri (20 famiglie) che in modo informale, ma con uno statuto privato e firmato da noi, ogni giorno si scambia idee rigenerative e soprattutto si da un gran bel da fare. Abbiamo già provveduto ad alcune questioni burocratiche e a breve renderemo il tutto ufficiale, ma la nostra speranza è di essere sempre di più.

Quali sono le attività che portate costantemente avanti?

Da tempo portiamo avanti la pulizia delle strade. Le domeniche ci ritroviamo intorno alle 9 e ripuliamo una strada per volta dai rifiuti che il vento trascina fino alle nostre case.  Domenica 17 novembre abbiamo lavorato intensamente per tre ore e mezzo, che a fronte di tutto il lavoro che andava fatto erano pochissime, ma siamo riusciti comunque ad ottenere un bel risultato. Facciamo a rotazione e con zappe, pale e sacchetti cerchiamo di fare il nostro meglio. In questo una grossa mano ci viene data anche da Ecotecnica che si è resa sempre disponibile per portare via i rifiuti da noi raccolti nel più breve tempo possibile. Un’altra cosa che facciamo quotidianamente, considerando che la nostra contrada non ha la giusta illuminazione, è mantenere sempre accese le luci esterne delle nostre case, per illuminare le vie. Questo è anche un modo per debellare quell’idea che si ha di questa zona come abitata da “malfattori”. Ovviamente non corrisponde a verità, sicuramente questa zona è nata in totale abusività negli anni ottanta, ma ormai questo concetto dovrebbe essere superato. Le nostre strade sono al buio perché non ci viene fornita l’illuminazione stradale e quindi cerchiamo di ovviare come meglio possiamo.

Avete dei progetti in cantiere? Qualcosa che magari vorreste realizzare una volta costituiti ufficialmente?

Progetti futuri ne abbiamo tanti e tra questi sicuramente quello di trovare un’attrattiva per i cittadini che possa attirali in queste contrade e magari sfatare questa falsa credenza. Un altro obiettivo e cercare di coinvolgere i residenti che ancora non sono parte del comitato perché più siamo e più riusciremo a fare. Molti sono anche i residenti del quartiere Sant’Elia che si affacciano sulle nostre contrade che ci sostengono perché è anche nel loro interesse. Un’altra idea che circola nell’aria è coinvolgere l’Artistico per dare carattere ai muri spogli delle strade, magari con dei murales che raffigurino cittadini intenti a fare il proprio mestiere coerentemente con il nome delle vie di questa parte della città che portano appunto i nomi di alcuni mestieri. Potrei star qui ore e ore a parlare delle tante idee che quotidianamente mettiamo in cantiere e una volta costituiti in comitato vorremmo sicuramente partecipare a qualche progetto comunale per riqualificare la zona. Per adesso tutto viene fatto a spese nostre, ma sarebbe bello pensare di ottenere un finanziamento comunale per poter entrare più nel concreto e rendere finalmente la nostra zona abitabile al cento per cento.

Alberta Esposito

 

Chiunque volesse segnalare iniziative virtuose può inviare una mail a redazione@brindisioggi.it

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