Ecco i tempi di attesa per una visita in ospedale: “Se non paghi muori”, e alla Regione c’è una proposta bloccata dalla politica

Poseidone articolo

BRINDISI – (da Il7 Magazine) Da un anno e mezzo non riesce a prenotare una visita diabetologica in ospedale. Tonino Voglino, brindisino di 71 anni ha numerosi problemi di salute, affetto da mielopatia cervicale e da diabete,  ha subito diversi interventi. Sua moglie ogni mese si reca puntualmente in ospedale per tentare di prenotare un controllo per il diabete ma la risposta è sempre la stessa: non ci sono disponibilità, impossibile prenotare al momento. Lo stesso accade a Roberto Cavaliere che racconta che sua moglie è insulinoresistente e che da febbraio 2016 la prescrizione medica di un controllo non trova riscontro in quanto i protocolli di prenotazione non sono aperti. “A causa delle mie patologie devo fare continui controlli – spiega Voglino – ma ormai non vado più al pubblico è solo una perdita di tempo. Qui se non paghi muori”. Basta recarsi la mattina al Centro unico di prenotazione dell’ospedale Perrino di Brindisi per raccogliere centinaia di lamentele e segnalazioni per i lunghi tempi di attesa per una visita di controllo in una struttura pubblica o per la prestazione di un esame diagnostico.  Nonostante il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano parli di abbattimento delle liste d’attesa la realtà nelle Asl pugliesi è ben diversa. Accade a Brindisi e in provincia che bisogna aspettare otto mesi per una visita cardiologica, sei mesi per una visita urologica, sette mesi per una visita endocrinologica. L’apice viene raggiunto da chi vuole prenotare un’ecografia al seno e una mammografia, sia esso un controllo o la prima visita. Per un esame del genere bisogna aspettare il 2020. Il primo posto libero è tra un anno. Ma pur volendo prenotare questo non è possibile perché le  agende sono chiuse, non ci sarebbe personale a sufficienza in quanto il medico è impegnato nello screening mammario gratuito previsto dalla Regione per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. E le altre nel frattempo cosa fanno? Vanno al privato, almeno chi può permetterselo. Agende chiuse proprio nel mese di ottobre, quello delle prevenzione al tumore alla mammella, quando i monumenti illuminati di rosa e gli spot pubblicitari invitavano le donne a maggiori controlli. L’Asl di Brindisi ha fornito dei dati al 7Magazine che indicano il valore medio dei giorni di attesa per prestazione programmabili ottenuto dalla media di tutte le agende presenti negli ospedali della  provincia e nelle strutture convenzionate. Un dato che abbassa in qualche maniera i tempi di attesa riscontrati dagli utenti.  Ma  dalla Asl fanno sapere che sono dati che riguardano la prenotazioni per prime visite e non per quelle di controllo. Per queste ultime infatti i tempi si allungano. Praticamente meglio far dichiarare che si ha bisogno di una prima visita e non di un ritorno. Secondo i dati ufficiali forniti dalla Asl, in questo mese di novembre la media di attesa per una visita cardiologica è di 94 giorni (oltre tre mesi), una visita urologica 103 giorni (circa quattro mesi), visita vascolare 67 giorni (oltre due mesi), visita endocrinologa 117 giorni (4 mesi),  risonanza magnetica per colonna vertebrale 81 giorni (circa 3 mesi), ecografia addome 65 giorni (oltre due mesi), elettrocardiogramma (holter) 29 giorni (un mese), ecografia mammella 131 giorni (oltre 4 mesi). Sono dati che riguardano la disponibilità prendendo in considerazione tutto il territorio provinciale che però non sempre combaciano con la realtà dei fatti visto che poi la risposta al Cup è ben diversa.

Per abbattere le liste d’attesa è appesa in consiglio regionale una proposta di legge presentata dal consigliere del Pd, il fasanese Fabiano Amati. Una proposta che sino ad oggi ha registrato continui rinvii e che riguarda la sospensione delle attività intramoenia per quelle prestazioni per cui ci sono tempi troppo lunghi. Accade infatti che se la stessa prestazione viene effettuata in ospedale, ma in attività intramoenia (quindi dallo stesso medico e a pagamento), i tempi si riducono improvvisamente. “Ho proposto che nei casi in cui non ci sia allineamento (come prevede la legge) tra prestazioni pubbliche e intramoenia, che queste vengano sospese sino a quando non è stato raggiunto lo stesso equilibrio (questo provvedimento è stato già adottato in Emilia Romagna) – spiega Amati – Chiaramente l’allineamento viene considerato a parità di numero di prestazioni, di personale e ore lavorate”. Inoltre la proposta di Amati prevede che i dati sui tempi di attesa vengano resi pubblici ogni due mesi e che sia nominato un responsabile unico delle liste d’attesa, il cosiddetto Rula che deve controllare i livelli essenziali di assistenza, oltre a lui dovrebbe essere istituita una commissione regionale dei Rula affinchè si aiutino reciprocamente nella gestione dei servizi. La proposta del consigliere democratico ha ottenuto un nuovo rinvio. Ma lui ha già fatto sapere che non intende fare alcun passo indietro. “In Italia si continua a  sprecare e a sperperare a causa di lobby che impediscono le riforme”, conclude Amati.

Lucia  Portolano

(da Il7 Magazine)

 

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