Viaggio all’inferno del Covid e ritorno. Il sindaco Ripa: “Ora donerò il mio plasma”

Poseidone articolo

BRINDISI- (Da Il7 Magazine) E’ tornato a casa dopo dodici giorni di degenza nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Ostuni, riconvertito per pazienti Covid, il sindaco di San Pancrazio Salentino, Salvatore Ripa. Era stato ricoverato d’urgenza lo scorso 13 novembre dopo che si erano aggravate le sue condizioni a causa del virus al quale era risultato positivo. In ospedale la tac aveva evidenziato una polmonite bilaterale. Nonostante questo dal suo letto di ospedale aveva continuato a mandare messaggi di rassicurazione alla sua famiglia ed ai suoi concittadini. Il pensiero e la preoccupazione per i suoi cari non l’aveva mai abbandonato. Sua moglie, Rossella, e sua figlia, entrambe positive erano sole in casa. Oggi, dopo, aver vissuto questa esperienza , fatta anche momenti difficili,  ha una visione più chiara della vita e del territorio in cui vive. “Ho trascorso dodici giorni in ospedale e quando vivi dal di dentro certe situazioni hai una visione della vita completamente diversa. Io ho vissuto questa esperienza da sindaco e da cittadino ed ora ho un quadro molto chiaro- dice il sindaco Ripa- Sono felice di poter dire che le strutture sanitarie sul nostro territorio funzionano ed in particolare l’ospedale di Ostuni è centro di eccellenza. Voglio ringraziare il dottor Bracciale che mi ha seguito dal primo momento e tutto lo staff medico. La Asl e il dottor Pasqualone che ha fatto e continua a fare su Brindisi un gran lavoro. Ho vissuto sulla mia pelle anche l’esperienza delle Usca, l’assistenza domiciliare che serve a monitorare la situazione a casa. Se non avessi avuto questo tipo di assistenza sarei arrivato in ospedale sicuramente più tardi e le mie condizioni si sarebbero aggravate ulteriormente”.  Ripa ha affrontato questi giorni in ospedale tra complicanze respiratorie e la preoccupazione di non poter essere accanto alla sua famiglia. Ma proprio in ospedale tra le tante difficoltà ha trovato un grande calore umano.

“Io sono arrivato in ospedale il 13 novembre con grosse difficoltà respiratorie. Il dottor Bracciale  mi ha subito sottoposto a tac da dove è emersa una polmonite bilaterale. Così ho cominciato una terapia specifica. La degenza è stata molto complicata, soprattutto i primi giorni- racconta-  Per cinque notti non ho dormito. Tra la terza e la quarta notte ho avuto una leggera crisi respiratoria . Sono intervenuti subito ma io ero molto agitato. Stando in quel letto di ospedale pensavo alla mia famiglia, mia moglie e mia figlia erano sole a casa e per di più positive, ai miei concittadini, i dati dei contagi continuavano a salire e così aumentavano anche le mie preoccupazioni. Non riuscivo a staccare la testa dai pensieri. Nel frattempo accanto a me era ricoverato Luigi, un ingegnere di Francavilla Fontana. Lui stava peggio di me ed io quando riuscivo ad alzarmi dal letto lo controllavo. Ci siamo aiutati a vicenda , oggi posso dire di aver trovato un fratello”. Non è stato semplice stare in letto d’ospedale ma a confortare il sindaco tantissime le testimonianze di affetto.

“Io sono profondamente commosso dalle testimonianze di affetto che ho ricevuto in questi giorni.  A parte la mia famiglia con cui sono rimasto costantemente in contatto, amici vicini e lontani, anche persone che non sentivo da anni hanno rintracciato il mio numero per chiamarmi, mandarmi messaggi. Persino i bambini del mio paese mi hanno dedicato disegni e poesie- dice Ripa- I ragazzi dello Sprar di San Pancrazio mi hanno inviato con un video con i loro saluti. Giovanni Piccione, un parrucchiere, mi ha dedicato un ritratto. E la radio di San Pancrazio, di Rino Spedicato, è stato il mio gancio con l’esterno. Io ho trascorso tutte le notti a leggere e rispondere ai messaggi. La vicinanza di queste persone mi ha aiutato tantissimo. Sinceramente non me lo aspettavo. Nella vita ho sempre dato tanto ma, sul serio, mi è stato restituito molto di più”. Ripa continua a ripetere che questa malattia gli ha insegnato tanto, è stata una esperienza di vita che gli ha curato anche i sentimenti.

“Quella mattina del 13 novembre quando ho lasciato la mia casa per essere trasferito in ospedale, in cuor mio non volevo. Pensavo a mia moglie e a mia figlia che sarebbero rimaste sole, entrambe positive. Ma mi rendevo conto che le mie condizioni si erano aggravate . Il mio pensiero è stato costantemente per loro- racconta- Oggi sono tornato a casa ed è una gioia. Mia moglie ora è negativa mentre mia figlia è ancora positiva. Lei è isolata nella sua cameretta dove ha a disposizione anche un bagno solo per lei. La casa nel frattempo è stata sanificata”.

La degenza per il sindaco di San Pancrazio è ancora lunga anche se lui si sente meglio e vorrebbe tornare quanto prima a lavoro. Nel Comune, durante la sua assenza, tutti si sono dati da fare ed lui è molto orgoglioso di questo perché proprio nell’emergenza hanno dimostrato tutti quanti di essere uniti e collaborare gli uni con gli altri. “Io dovrò stare altri quindici giorni a casa  seguendo la terapia , tra un mese dovrò rifare la tac per vedere se sono guarito dalla polmonite. Sinceramente non vedo l’ora di tornare a lavoro. Anche se devo dire che se la sono cavata tutti alla grande- dice-  Dal mio vice , agli assessori, ai dipendenti tutti del Comune. Al di là dei problemi che talvolta ci possono essere la mia amministrazione ha gestito benissimo l’emergenza e mi sono stati tutti vicini, dal vice sindaco Michele Barbuzzi al mio assessore Raffaella Rucco ma anche tutti gli altri che hanno continuato a lavorare anche da casa. Questo vuol dire che si è creata grande armonia”.  Ripa ha fretta di rimettersi in carreggiata e dare il suo contributo non solo come sindaco. In questi giorni ha preso contatto con i medici dell’Avis perché vuole donare il suo plasma per la terapia iperimmune. Con i suoi anticorpi spera di poter aiutare a guarire altre persone che in questo momento stanno affrontando la loro battaglia contro il Covid. “Ho già parlato con i medici,  appena finisco  la terapia voglio donare il plasma ed aiutare chi sta ancora combattendo contro il Covid. Io sono un donatore Avis e un donatore di organi. Il mio pensiero non poteva non andare a chi è in difficoltà”.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

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