Baskin, lo sport inclusivo per eccellenza, in campo disabili e normodotati

BRINDISI- ( Da Il7 Magazine)  Si chiama baskin , è lo sport inclusivo per eccellenza perché mette sullo stesso campo da gioco ragazzi disabili e normodotati. Nella città di Brindisi questo sport è stato portato due anni fa dall’associazione sportiva HeraKles che oggi vanta decine di iscritti tutti ragazzi tra i 14 e i 32 anni , senza distinzione di sesso. “Nella nostra città mancava uno sport inclusivo- dice la presidente dell’associazione Francesca Solimini- nella Puglia ci sono altre squadre  ma a Brindisi no. Il nostro obiettivo è costituire un team che possa partecipare alle competizioni e dimostrare che lo sport non conosce barriere”.

Il progetto dell’ASD Herakles nasce nel 2020 in seno al “Laboratorio di Innovazione Urbana” di Palazzo Guerrieri, con l’intento di promuovere sul territorio di Brindisi una cultura dello sport orientata all’inclusione.

L’obiettivo dell’associazione è quello di rendere lo sport un momento di vera aggregazione e socializzazione, abbattendo barriere fisiche e mentali e creando un terreno di gioco accessibile a tutti: persone con e senza disabilità, ragazzi e ragazze, adulti e bambini.

Herakles ha portato a Brindisi il “baskin”, lo sport inclusivo per eccellenza, che trae ispirazione dal basket ma ha un regolamento tutto suo. Nato, in origine, dall’intuizione di un insegnante di educazione fisica del cremonese, che studiò una disciplina nuova che consentisse l’inclusione di persone con disabilità e senza disabilità in comuni attività di gioco, il baskin è stato recentemente riconosciuto dal Cip come attività sportiva a tutti gli effetti.

Dieci regole governano il gioco, conferendogli caratteristiche incredibilmente ricche di dinamicità e imprevedibilità. Ogni giocatore contribuisce, con il suo ruolo, al successo della propria squadra, grazie alle proprie abilità e capacità.

Quest’adattamento, che personalizza la responsabilità di ogni giocatore durante la partita, permette di superare positivamente la tendenza spontanea ad un atteggiamento «assistenziale», a volte presente nelle proposte di attività fisiche per persone con disabilità.

La condivisione degli obiettivi sportivi diventa il mezzo per considerare la diversità come un arricchimento, un veicolo di abilità differenti e uno stimolo maggiore a cercare la collaborazione e il gioco di squadra. “Attualmente abbiamo un gruppo formato da circa 10 elementi, è un gruppo misto. Sul campo i ragazzi si divertono e imparano le regole, non solo. Giocare insieme è un’occasione per condividere e conoscersi. Questi ragazzi sono molto legati tra di loro, hanno imparato a frequentarsi anche fuori dal campo, hanno stretto amicizie, legami che mi inorgogliscono”.

Il baskin è aperto a tutti, dagli 11 anni in su: ragazzi, adulti, maschi, femmine, persone normodotate e persone con disabilità motoria e cognitiva.

ASD Herakles organizza non solo corsi di baskin ma anche  di ginnastica inclusiva, per bambini e ragazzi con e senza disabilità che si svolgono presso la palestra della scuola media Marco Pacuvio. “Ci sono ragazzi che oramai vivono in funzione di questo sport- prosegue la Solimini- mi raccontano che escono insieme , vanno a vedere le partite della Happy Casa Brindisi. Condividono le loro esperienze e il loro tempo”. I ragazzi che frequentano il baskin sono seguiti da Michele Saponaro che allena i pulcini della Happy Casa Brindisi ma proprio in queste settimana l’associazione Herakles sta formando un altro allenatore specializzato in previsione delle nuove iscrizioni.

 Il baskin, quindi,  non è basket anche se un po’ ci assomiglia, ma non è neanche un ripiego o una pallacanestro “facilitata”.  E’ a tutti gli effetti  un’attività sportiva originale  ed ha la particolarità di mettere disabili e normodotati insieme nella stessa squadra a giocare. Ma l’aspetto importante, e che fa la differenza, è che per i normodotati non si tratta di “fare una buona azione”, di impegnarsi socialmente, perché il senso di questa attività è che tutti devono divertirsi e sforzarsi allo stesso modo, come avviene in qualsiasi sport.

Il baskin è nato a Cremona nel 2006 ufficialmente, sebbene la sperimentazione sia iniziata già tra il 2002 e il 2003 grazie ad un’idea di Antonio Bodini, che a basket ha giocato per molti anni ed è padre di cinque figli tra cui una gravemente disabile, e Fausto Capellini, un insegnante di motoria. Da allora ad oggi sono 8mila i ragazzi che la praticano in 14 società sportive solo a Cremona, oltre 80 in tutta Italia, composte prevalentemente da persone sopra i 18 anni ma anche da ragazzi più piccoli. “La nostra attività è iniziata dapprima come applicazione della legge per l’integrazione scolastica dei disabili, ma poi ci siamo accorti di quanto si trattasse di un buon prodotto anche per il periodo extra e post scolastico”, spiega Bodini. L’obiettivo che da subito i due ideatori si sono posti è stato quello di pensare un’attività sportiva che divertisse allo stesso modo tutti: “Dal nostro punto di vista i normodotati non devono praticarla per spirito di abnegazione o per essere di aiuto ai disabili, perché questo comporta che ad un certo punto per forza di cose si abbandoni l’attività, perché non ci si diverte..”, racconta Bodini, che ha osservato molto ciò che avveniva all’interno della sua famiglia: “Guardavo giocare i miei figli normodotati con la figlia disabile e imparavo, studiavo”. Insieme a Capellini ha iniziato a costruire nuove regole che potessero dare la possibilità a ogni giocatore di esprimersi, divertendosi e facendo lo sforzo che un’attività sportiva richiede. Hanno costruito, rivisto, modificato le regole e alla fine il baskin ha assunto una sua completezza e armonia, che ha riscosso molto successo. E’ per questo che la presidente di Herakle è molto dispiaciuta per il fatto che questa disciplina non sia stata inclusa nella Giornata dello sport paralimpico che si svolgerà il prossimo 26 novembre . “Mi sembra assurda questa cosa- dice – in questa giornata ci saranno una serie di iniziative ma i nostri ragazzi non sono stati invitati a partecipare. Eppure ad organizzare la manifestazione è il CIP, il Comitato Italiano Paralimpico, lo stesso che ha riconosciuto come sport il baskin. Quando abbiamo chiesto le ragioni ci hanno detto che il baskin è uno sport di squadra e di contatto e in questo momento non è possibile autorizzarlo. Peccato che la manifestazione si svolga all’aperto e che già da tempo gli allenamenti sono stati autorizzati anche al chiuso con le dovute precauzioni e l’uso del green pass. Sono molto dispiaciuta, sarebbe stata una bella occasione di crescita per i ragazzi”.

Una famiglia mostruosa

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