Dialisi domiciliare assistita, la Regione detta le linee ma a Brindisi ancora non decolla

BRINDISI- Dialisi domiciliare assistita, nasce a Brindisi il progetto che potrebbe migliorare la vita di decine di pazienti, a Lecce diventa realtà mentre nel capoluogo messapico resta al palo. La Regione Puglia ha da tempo recepito il progetto elaborato tra gli altri  dal primario di Nefrologia dell’ospedale Perrino di Brindisi, Luigi Vernaglione, ed ha invitato tutte le Asl pugliesi a recepire le linee guida di un servizio innovativo che potrebbe garantisce il miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti da grave insufficienza renale cronica, pazienti che per sottoporsi ai trattamenti  sono costretti a recarsi in ospedale con tutti i rischi del caso. Nello specifico nel febbraio 2023 la Regione Puglia ha diffuso alle Direzioni Generali delle ASL Pugliesi le linee guida per redigere capitolati di gara per approvvigionamento materiali e servizi per emodialisi domiciliare.

Ad oggi solo la Asl di Lecce ha praticamente attivato il servizio a Brindisi, paradosso, è ancora una chimera. Eppure adottando queste misure non solo ne beneficiano i pazienti ma si abbatto anche i costi dell’assistenza. La stessa Regione Puglia in merito a questi trattamenti dice : “I trattamenti dialitici domiciliari, laddove correttamente indicati, costituiscono una forma ottimale di terapia perché, a parità di efficacia depurativa, consentono una migliore riabilitazione del paziente, una migliore integrazione nel contesto socio-culturale in cui vive, e la possibilità di mantenere una attività lavorativa e sociale, consentendo inoltre di liberare risorse economiche in termini di posti letto, personale sanitario e attività di supporto (trasporto pazienti verso i centri dialisi, logistica ambientale, stoccaggio materiali) intervenendo così su criticità  particolarmente gravi senza un impoverimento dell’offerta e migliorando l’assistenza sanitaria globale”. Sul territorio brindisino sono circa una quarantina i pazienti che si sottopongono a questi trattamenti in ospedale, gran parte sono anziani che con grande difficoltà raggiungono la sede ospedaliera, un problema che si è acuito con la pandemia visto il maggior rischio di poter contrarre il Covid. Ma come funzionano i trattamenti dialitici a domicilio , tra l’altro già adottati in molte regioni d’Italia? E’ presto detto. I trattamenti di dialisi assistita domiciliare che si possono eseguire con metodica Daily Home Hemodialysis (DHHD) e con Automated Peritoneal Dialysis (APD). L’emodialisi con metodica DHHD è, come la Dialisi Peritoneale, una metodica dialitica domiciliare. Rispetto alla Emodialisi Ospedaliera, che viene effettuata con frequenza trisettimanale della durata di 4 ore , la DHHD viene effettuata al domicilio del paziente per almeno quattro volte la settimana con durate delle sedute di trattamento di circa 210 minuti. La minor durata delle sedute e la riduzione dei periodi interdialitici rendono tale metodica biologicamente più tollerabile grazie ad una migliore stabilità emodinamica ed una più efficace rimozione di fosforo. Secondo la letteratura la DHHD rispetto alla emodialisi tradizionale ospedaliera favorisce: l’ 85 per cento di riduzione dei “tempi di recupero” da astenia post-dialitica; il 30 per cento di riduzione dei sintomi depressivi; tra 6 e 17 per cento di miglioramento della qualità della vita; una significativa riduzione dell’uso di farmaci anti-ipertensivi; una riduzione del 40 per cento della mortalità attesa.

La dialisi peritoneale, invece, si esegue in modalità APD a domicilio, ogni giorno, durante le ore notturne, mediante una apparecchiatura che gestisce in autonomia gli scambi dialitici a paziente dormiente. Questo tipo di trattamento dialitico consente la completa indipendenza del paziente durante le ore diurne ed è un trattamento più fisiologico dal punto di vista emodinamico, depurativo e di biocompatibilità.

La dialisi peritoneale si esegue a casa. La persona interessata e/o il partner (moglie,marito,figlio,badante) viene “addestrato” al proprio domicilio ad utilizzare l’apparecchio per la dialisi. Il percorso dell’addestramento prevede un impegno di circa tre ore giornaliere per una durata di una, due settimane.

Il Piano Nazionale della Cronicità, approvato nel settembre 2016 dalla Conferenza Stato-Regioni, ha definito come obiettivi da raggiungere la domiciliarità del paziente in dialisi e come linee di intervento ha proposto modelli di teledialisi assistita.

La Telemedicina è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “Il monitoraggio e la gestione dei pazienti, nonché l’istruzione dei pazienti e del personale, utilizzando sistemi che forniscono accesso rapido ai consigli degli esperti e alle informazioni sui pazienti, indipendentemente da dove risiede il paziente o le informazioni”. La telemedicina continua a rimanere però ancora un fenomeno non interamente integrato, legato soprattutto ad iniziative di ricerca finanziata e/o sviluppo di modelli presso Unità Operative con forte propensione verso forme innovative di gestione dei pazienti cronici al domicilio.

In tale contesto, la dialisi domiciliare tele-monitorata potrà rispondere alle eventuali esigenze di somministrazione di tale terapia salvavita a numerosi pazienti affetti da uremia terminale determinando un vantaggio netto in termini di costi per il SSN e di netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti stessi.

In tale concetto rientra a pieno la Dialisi Domiciliare assistita.

L’ausilio di tecnologie di teledialisi e telemedicina introducono possibilità di controllo remoto del paziente in dialisi domiciliare che agevolano la gestione e la sicurezza dello stesso paziente. La teledialisi prevede l’utilizzo di device al domicilio del paziente per la visione del paziente (tablet), rilevazione di dati vitali e trasmissione dei dati delle apparecchiature per dialisi ed il collegamento con una Control Room presso un centro di controllo ospedaliero presidiato da personale medico ed infermieristico capace di dare indicazioni ai pazienti ed agli infermieri impegnati nell’assistenza dialitica domiciliare per la risoluzione di qualsiasi problema tecnico o clinico che possa insorgere al domicilio.

Il miglioramento tecnologico e la miniaturizzazione delle apparecchiature rendono DHHD e APD metodiche completamente gestibili dal paziente o da un suo caregiver parentale.  Senza dimentica la riduzione dei costi economici diretti ed indiretti (trasporti da- e per il Centro Dialisi) ed i costi sociali dei trattamenti dialitici ospedalieri, grazie a trattamenti domiciliari. “E’ un gran peccato, si fa tanto per migliorare la qualità della vita dei pazienti- dice Arturo Oliva, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Brindisi- i tempi della burocrazia sono troppo lunghi e mal si conciliano con le esigenze di queste persone che hanno diritto alla migliore assistenza. Oggi abbiamo l’opportunità di utilizzare la telemedicina, uno strumento che favorisce la medicina di prossimità alleggerendo gli ospedali e creando degli ambienti più confortevoli per i pazienti. Auspichiamo che anche a Brindisi si possa adottare questo tipo di assistenza a beneficio di chi ogni giorno combatte con patologie impegnative”.

Lucia Pezzuto per Il7Magazine

 

 

 

 

 

 

 

 

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