Dormitorio, da tre mesi senza luce e acqua calda, 70 persone abbandonate

BRINDISI- Dormitorio di via Provinciale San Vito a Brindisi , da tre mesi senza luce e senza acqua calda , settanta persone abbandonate a se stesse. Quella del dormitorio comunale a Brindisi è molto più che un’emergenza sanitaria, è una situazione senza uguali. Tra sporcizia e degrado settanta migranti sono anche senza luce e senza acqua calda da più di tre mesi nonostante le tante segnalazioni e gli appelli alla amministrazione comunale di Brindisi. Altro che città dell’accoglienza, il dormitorio è orami ridotto ad un ghetto all’interno di un contesto urbano dove tutti ignorano il grido di  aiuto di questi ragazzi. Accade così che queste persone, tutte censite e con regolare permesso di soggiorno,  impegnate durante l’arco della giornata sui luoghi di lavoro, spesso nelle campagne del brindisino, al loro rientro all’interno della struttura non possano neppure fare una doccia calda. Al calar del sole, poi, quando la luce naturale scema, tutto si fa buio e muoversi all’interno delle stanze diventa quasi impossibile. Molti di loro oramai per potersi orientare utilizzano le torce e per poter caricare i telefoni chiedono aiuto ai negozianti del vicinato, approfittando della loro disponibilità. “E’ una vergogna – dice Drissa Kone, presidente della Comunità Africana- questi ragazzi sono in queste condizioni da mesi oramai. Fortunatamente alcuni commercianti permettono loro di mettere sotto carica il cellullare altrimenti non potrebbero neppure telefonare alle loro famiglie. Non solo quando fa freddo cercano di raccogliere pezzi di legna ed accendere un piccolo fuoco all’esterno per riscaldare l’acqua. Altri oramai hanno rinunciato e non fanno la doccia da diverse settimane”. Lo stato dei luoghi è nel completo degrado e da diverso tempo, dichiarano gli ospiti, nessuno dell’amministrazione comunale si fa vedere, neppure per la manutenzione. A febbraio scorso il sindaco e l’assessore ai Servizi Sociali interpellati sulla condizione gravissima del dormitorio hanno dichiarato che avrebbero provveduto a risolvere o quanto meno a tamponare in qualche maniera. Di fatto, poi, è stato comunicato, a seguito di un sopralluogo dei tecnici comunali, che il danno all’impianto elettrico è serio e può essere riparato solo se lo stabile fosse evacuato per alcuni giorni, di preciso non si sa quanti,  in modo da effettuare i lavori. Sempre a febbraio il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, riferì che il caso del dormitorio sarebbe stato oggetto di discussioni in un tavolo in Prefettura e che in quella occasione sarebbe stato deciso il da farsi. Peccato che dell’esito di quel fantomatico tavolo non se ne sia saputo nulla e nulla è stato fatto per migliorare la situazione. Così , come se fosse un tugurio, questi giovani restano a vivere un in luogo buio, sporco ed angusto, dove il limite della decenza e dell’umanità è stato superato già da tempo. “Nessuno vuole rimanere a vivere in quel posto- dice Drissa- è diventato un ghetto, un ghetto all’interno di una città che continua a vivere come se nulla fosse. Quotidianamente io mi reco nei casolari abbandonati per verificare se ci siano persone che hanno bisogno di aiuto. Qui nel dormitorio è peggio che un casolare abbandonato, senza dimenticare che ci sono ragazzi che hanno anche problemi di salute. Più volte ho segnalato e chiesto aiuto per questi ragazzi ma nessuno se ne fa carico”. Sino a pochi mesi fa all’interno del dormitorio risiedevano molte più persone ma man mano che la situazione è peggiorata, i più fortunati, sono riusciti ad andare via e trovare un’altra sistemazione. Ma per molti fare questo passo non è possibile. “Qui ci sono ragazzi che lavorano regolarmente e potrebbero benissimo prendere in affitto un’abitazione- ci spiega Drissa- ma nessuno vuole dare loro una casa. Io mi occupo dello Sportello informativo ed ho avuto modo di costatare personalmente quanti impedimenti ci siano. La gente non vuole affittare casa ai migranti ed in ogni caso richiedono dei requisiti che difficilmente possono essere soddisfatti. Ad esempio si chiede il contratto a tempo indeterminato o, addirittura un contratto statale. Neppure gli italiani hanno contratti simili. Eppure i migranti regolari versano i contributi proprio come gli italiani, contributi che restano in questo paese anche quando questi ragazzi vanno via e tornano dalle loro famiglie nella terra di origine. Insomma aiutano a far crescere questo territorio e contribuiscono alla sua economia ed allora perché destinare loro questo simile trattamento?”. La domanda non potrebbe essere più lecita la risposta, invece, difficile a darsi visto le condizioni in cui vivono. Il dormitorio di via Provinciale San Vito a Brindisi è sempre stato un problema per l’amministrazione comunale che non è mai riuscita a dare una continuità nella gestione corretta della struttura stessa. E’ notorio che negli anni il Comune si intervenuto più volte per ripristinare i servizi, rendere più vivibili gli spazi e garantire un alloggio dignitoso ai suoi ospiti. Non sono mancate anche situazioni di tensione quando i migranti presenti all’interno della struttura  negli anni precedenti erano oltre il numero consentito e si è proceduto allo sgombero coatto ed al censimento degli aventi diritto. Ma ora tutto tace e sembra che il problema sia stato accantonato. “I ragazzi mi hanno detto che sono pronti a scendere in piazza- dice Drissa- la situazione è oramai insostenibile. In queste settimane ho avuto diversi incontri con il sindaco  Rossi ma non siamo riusciti a risolvere nulla. Vorrei evitare prese di posizioni dure e manifestazioni, soprattutto ora che si avvicina l’appuntamento elettorale ma mi rendo conto che quello che sta accadendo all’interno del dormitorio va oltre i colori della politica. E’ una questione di umanità”.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

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