Due zone inquinate su 23 in Puglia, tra questi Torre Guaceto: la condotta sottomarina ancora non funziona

Poseidone articolo

BRINDISI – (da il7 Magazine) Su 23 zone marine monitorate in tutta la Puglia, solo due punti  sono risultati  altamente inquinati, e tra questi c’è un’area della riserva naturale di Torre Guaceto, alla foce di Canale reale. Una delle più grandi contraddizioni di questo territorio, che va avanti da anni. La zona in cui sfocia Canale reale è quella denominata nella mappa della riserva marina, come zona A, cioè quella maggiormente protetta dove c’è il divieto di balneazione per non alterare la flora e la fauna. Ma ad alterare i valori ci pensano Enterococchi intestinali ed Escherichia coli, che sono presenti oltre il doppio di quelli previsti per legge. Si tratta dei batteri che normalmente si trovano nelle fogna. Questo è il dato che emerso dai rilievi di Goletta verde, la campagna sulla salubrità dei mari portata avanti ogni anno da Legambiente.

L’associazione ambientalista canta vittoria visto che su 23 siti in Puglia solo due sono risultati altamente inquinati, un po’ meno felice deve essere il territorio di Brindisi che registra in uno dei suoi più grandi gioielli un primato che certamente non fa onore. Accade qui nella riserva di Torre Guaceto che ha ottenuto importanti riconoscimenti: nell’ottobre 2019 è stato il primo sito di area protetta italiana a vincere il Blu Park Award. Il monitoraggio delle acque pugliesi è stato effettuato dal 14 luglio al 5 agosto scorsi dai volontari dell’associazione.  L’altra zona fortemente inquinata è risultata la foce del Canale di Ponente a Barletta.

“In Puglia restano alcune criticità sui tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali, ma nel complesso siamo soddisfatti dell’esito dell’analisi di Goletta Verde – afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia –  Gli interventi infrastrutturali attuati dalla Regione Puglia e volti al miglioramento del comparto depurativo stanno contribuendo a migliorare lo stato di salute del nostro mare. Resta però il problema di Canale reale a Torre Guaceto, una questione che va avanti da anni e che non può essere procurato solo da qualche scarico abusivo nel Canale, c’è di più e va risolto”.

I parametri indagati nelle analisi di Legambiente sono di tipo microbiologici  come Enterococchi intestinali, Escherichia coli, e sono considerati inquinati i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia , e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti sono superati per più del doppio del valore normativo. E alla foce di Canale Reale il mare risulta fortemente inquinato.

In questo canale confluiscono le acque del depuratore consortile di Carovigno, ma anche i  reflui di ben sette Comuni del Brindisino, da Villa Castelli a Mesagne, passando per Francavilla Fontana, Ceglie Messapica, Latiano, Oria e San Vito dei Normanni. Negli anni sono stati scoperti anche degli scarichi abusivi che finivano nelle stesso canale, con sequestri e denunce. Ma la situazione ormai atavica fa pensare che ad inquinare il meraviglioso mare di Torre Guaceto non può essere un singolo scarico abusivo durante il corso del canale.

Per risolvere il problema la Regione Puglia e l’Acquedotto pugliese hanno progettato una condotta sottomarina lunga 3 chilometri che porterebbe le acque del depuratore consortile a largo della riserva. In poche parole le acque del depuratore di Carovigno non finirebbero più nel Canale reale.  Restano comunque nel canale le acque dei depuratori di Francavilla, Ceglie, Oria e Latiano. Insomma un problema  che al momento con la condotta sottomarina sarebbe risolto solo a metà, almeno sino a quando non verrà realizzato anche l’impianto di Mesagne per il recupero delle acque reflue in agricoltura. In questo impianto dovrebbero fermarsi le acque restanti del Canale , che  si bloccherebbero prima di arrivare alla foce in mare.

Il progetto della condotta è stato approvato e  finanziato. Era il 28 luglio 2018, esattamente due anni fa, quando l’Acquedotto pugliese annunciò in una riunione in Prefettura, alla presenza di tutti i sindaci e dell’allora presidente del Consorzio Torre Guaceto Mario Tafaro, la fine delle opere entro la primavera successiva. Ad oggi sono ancora in corso i lavori. Secondo l’attuale cronoprogramma a dicembre la condotta dovrebbe entrare in funzione. L’impianto è stato posizionato ed ora si stanno concludendo gli interventi subacquei. Dopo la fase di collaudo diventerà operativo. Qualcuno dice che in vista della campagna elettorale delle regionali potrebbe essere collaudato prima.

Nello specifico, l’attivazione della condotta, permetterà di rilasciare le acque provenienti dall’impianto consortile  ad una profondità di circa 50 metri e a 3 chilometri dalla costa, ben lontano dall’Area Marina Protetta di Torre Guaceto. Oltre alla condotta sottomarina il progetto prevede anche la realizzazione dell’impianto di affinamento dei reflui di Mesagne dove dovrebbero fermarsi le restanti acque del canale e quindi dei  depuratori degli altri Comuni. Questo impianto, del quale si parla da anni, ma è ancora in alto mare la sua realizzazione, consentirà il trattamento delle acque con il  riuso in agricoltura.

Il direttore del Consorzio di Torre Guaceto, Alessandro Ciccolella, difende il mare della riserva anche nel tratto prospiciente il Canale reale, e punta il dito sulle modalità in cui sono state effettuate le analisi da Legambiente. “I prelievi di Goletta Verde  non vengono effettuati  nel mare  ma nel canale – spiega Alessandro Ciccolella – si utilizzano i parametri della balneabilità dove la stessa è vietata. Nel Canale reale si devono rispettare i parametri delle acque reflue depurate. E quelle infatti sono a norma, rispettano la tabella quattro dove sono previsti i livelli massimi di depurazione. Ho sempre chiesto di fare il campionamento nelle spiagge della riserva e nel mare, e quello sarebbe un dato reale e non nelle acque del canale.  L’Arpa svolge già questa attività e le acque della riserva risultano assolutamente balneabili”.

Lucia Portolano

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