Furti alla zona industriale: 18 in manette tra imprenditori, vigilantes ed operai/Video

 

BRINDISI- Negli ultimi tre anni avevano messo in ginocchio le aziende della zona industriale di Brindisi, furti  di  rame,  acciaio  ma anche macchinari del valore di milioni di euro.  I responsabili, 18 persone, oggi  sono finite in manette.

20150225_104756L’ordinanza è stata firmata dal  giudice per le indagini preliminari,  Stefania De Angelis, su richiesta del pm Marco D’Agostino. Le indagini , durate dal 2012 al 2013 , sono state condotte dal nucleo investigativo della squadra mobile di Brindisi che hanno individuato una articolata organizzazione composta da 18 persone , ciascuna delle quali aveva un ruolo ben definito.DSC_0066

Finiscono in carcere:  Antonio Leo ( 33 anni di Brindisi); Gianluca Giosa (35 anni di Brindisi) ; Davide Picciolo (33 anni di Brindisi);  Antonio Caforio ( 44 anni di Brindisi);  Gianfranco Maiorano ( 48 anni di Brindisi); Orazio Lagatta (22 anni Brindisi);  Antonio Chiarella ( 23 anni di Brindisi);  Cosimo Schena ( 25 anni di Brindisi); Giovanni Nigro ( 31 anni di Brindisi);  Francesco Pugliese( 29 anni di Brindisi); Diego Quarta ( 37 anni di Campi Salentina).

 

Ai domiciliari : Antonio Cannone (63 anni di Brindisi);  Tiziano Martina ( 32 anni di Brindisi); Emanuel  Magri’ (35 anni di Mesagne);  Raimondo Testini (32 anni di Brindisi); Giacomo Urso ( 55 anni di Villa Castelli);  Arcangelo Urso ( 57 anni di Villa Castelli) ;  Andrea Baglivo ( 42 anni di Brindisi).

I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata al furto, ricettazione, ed in un caso anche simulazione di reato.Immagine

La simulazione di reato si è configurata quando il proprietario di un mezzo pesante ne ha denunciato il furto mentre nella realtà il mezzo era stato dato consapevolmente alla banda per mettere a segno un furto di rame.

Tra le vittime aziende come : Monteco, Scandiuzzi, Itel, Termomeccanica, Advanced Control System, Tecnogal Service. Nel mirino anche tre parchi fotovoltaici da dove venivano asportati grandi quantitativi di rame.

I furti nella maggior parte dei casi avvenivano con la complicità di operai addetti alla manutenzione degli impianti o addirittura di vigilantes. Questo accadeva soprattutto quando la banda puntava agli impianti fotovoltaici.

L’ operaio compiacente,  in questo caso Emanuel Magrì, si legge nell’ordinanza di arresto, “era necessario per la buona riuscita dei furti. Infatti il suo supporto è stato indispensabile per il superamento di problematiche legate ad impianti di allarme, telecamere,  oltre che di ogni indicazione tecnica relativa all’impianto depredato”.

Ed ancora, le indagini  dimostrano anche “ il  coinvolgimento pieno, all’interno dell’associazione, della guardia particolare giurata Diego Quarta , il quale facilitava l’incursione nel sito fotovoltaico, da egli vigilato, da parte degli altri appartenenti all’associazione e poi tentava di far ricadere le responsabilità dell’accaduto sul collega succedutosi al suo turno”.

 

L’organizzazione risultava così come una fitta rete dove ciascuno aveva il suo compito, chi guidava, chi rubava, chi rivendeva , o addirittura procacciava gli affari mostrando ai potenziali acquirenti la merce prima ancora che fosse rubata.   Due soli  erano però  a tessere le fila ed a muovere le pedine: Antonio Leo e Gianluca Giosa ( quest’ultimo già arrestato qualche tempo fa poiché ritenuto responsabile dei furti ai bancomat).

Di loro il giudice per le indagini preliminari,  Stefania De Angelis, scrive: “ il Leo e il Giosa, assumendo un ruolo di vertice nel sodalizio, adottavano tutte le decisioni operative, attribuendo a ciascun associato il proprio specifico ruolo e controllavano l’operato di tutti, occupandosi anche di tenere i rapporti con Martina Tiziano, Cannone Antonio, Magrì Emanuel e Quarta Diego, nonché provvedendo direttamente ai furti”.

Sempre nell’ordinanza si chiariscono i ruoli degli altri componenti: “Tiziano Martina ed Antonio Cannone erano poi gli  imprenditori  “i quali mettevano a disposizione del gruppo i mezzi da impiegare per il trasporto delle persone (che andavano ad effettuare i vari furti) e del materiale di volta in volta sottratto, e garantivano il conferimento di notevoli quantitativi di cavi di rame rubati”;  “il Quarta e il Magrì, operando in stretto contatto con il Leo e con il Giosa  che si occupano rispettivamente della vigilanza e della manutenzione elettrica dei siti fotovoltaici, occupandosi di reperire i siti nei quali perpetrare i furti con sicurezza e maggiore profitto, grazie alla preventiva conoscenza delle mappe degli impianti, delle tracce interrate dove ritrovare filamenti in rame di spessore maggiore, e alla manomissione delle telecamere di sorveglianza; gli altri, quali esecutori materiali dei vari furti, che perpetravano seguendo le direttive del Leo e del Giosa occupandosi di guidare i mezzi utilizzati e di reperire (in particolare il Maiorano) le possibili vie di fuga”.

L’attività investigativa è stata condotta con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, un grande contributo , ha sottolineato il dirigente della squadra mobile , Alberto Somma, è stato dato dalle telecamere di video sorveglianza dell’Asi.

Nell’arco degli ultimi due anni gli investigatori hanno recuperato 120 quintali di rame su 450 quintali rubati , ed attrezzature rubate per circa un milione di euro.

 Vi proponiamo il video di uno dei furti messi a segno alla zona industriale di Brindisi, nelle immagini registrate dalle telecamere di video sorveglianza si vedono alcuni componenti della banda con tanto di passamontagna intenti a fuggire via dall’azienda appena depredata con uno dei mezzi della stessa. I malviventi con l’ausilio di un apparecchio elettronico riescono persino ad aprire senza problemi il cancello automatico.

Clicca qui per vedere tutte le foto dell’operazione: 1318.finale ok

Foto Gianni Di Campi

 Lucia Pezzuto

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