Lavoratori e settori dimenticati nei decreti, Toffi: “Patente di immunità e app soluzione per riaprire i locali”

Poseidone articolo

BRINDISI – (da il7 Magazine) Ci sono categorie di lavoratori e imprese che sono rimaste fuori da questa fase due, e che non rientreranno neanche in un’ipotetica fase 3, la prospettiva di una loro ripartenza è molto lontana. Si tratta dell’esercito dei lavoratori e imprenditori che fanno parte del settore delle discoteche, dello spettacolo e degli eventi. Un motore economico che si muove anche attraverso feste, sagre e fiere che per ora resta al palo e che non ha alcuna garanzia né attuale, né in prospettiva. Da una parte centinaia di imprenditori, dall’altra migliaia di lavoratori come camerieri, barman, cassieri, dj, vocalist, stuart, addetti alle pulizie e al guardaroba,  che hanno contratti a chiamata e che non sono tutelati in nessuno dei decreti sinora firmati. Un sistema che soprattutto in estate in Puglia movimenta un grossissimo giro di affari. Si calcolano circa 150 discoteca in tutta la regione con 5mila lavoratori, 200 milioni circa di fatturato e 40 milioni di gettito fiscale.

Al quale si aggiungono le feste patronali che, assieme alle sagre sono circa 600 in tutta la Puglia. Centinaia di ambulanti, giocattolai, lavoratori delle paninoteche, del settore dolciumi e delle bancarelle di frutta secca. E poi ci sono anche le luminarie, in Puglia lavorano 40 ditte che ora sono ferme con una ripercussione su 700 operai e altrettante famiglie e poi fuochisti, bande, cabaret, sfilate e hostess.

Tra queste storie di famiglie, e lavoratori c’è anche quella di Sandro Toffi, noto dj brindisino, che nella vita fa anche l’imprenditore di eventi pubblici. Insieme alla moglie Pamela Liaci ha una società che organizza eventi tutto l’anno. Dal 2019 gestisce la discoteca il Malè a Santa Cesarea Terme, questa sarebbe stata l’estate che gli avrebbe permesso di recuperare l’investimento fatto ed invece “Siamo in mezzo ad una strada”, dice Toffi. Una vita in radio e in discoteca la sua, da 35 anni fa parte del “popolo della notte”.

“Nel 2015 eravamo sotto zero – racconta l’imprenditore – in mezzo a una strada, con un bimbo piccolo e un mutuo pesante da pagare, dopo essere stati truffati e derubati di tutto quello che avevamo. Che non era poco: era il frutto di 30 anni del mio lavoro precedente. Siamo ripartiti da sotto zero.  In 4 anni piano piano ci siamo ricostruiti. Il 2019 è stato un anno fantastico, di nuovo gestori di una discoteca nostra, bellissima, sulla quale abbiamo nuovamente investito tutto ciò che in 4 anni avevamo guadagnato. Partita benissimo al di là di ogni nostra aspettativa. L’estate 2020 sarebbe stata la stagione del recupero dell’investimento fatto. Probabilmente ciò non avverrà. L’1 marzo si è fermato tutto. E le previsioni, per ora, sono nulle. Abbiamo una famiglia da mantenere e la casa da finire di pagare”. Toffi non si scoraggia, per il momento riesce ad andare avanti con quello che ha raccolto nei mesi invernali ma l’intero settore ha bisogno di sostegno.

 “Avevo in carico 107 lavoratori sino a marzo – spiega – purtroppo sono lavoratori fantasma per il governo. Sono persone che hanno contratti a chiamata, che vengono impiegati quando ci sono gli eventi. Il problema si era già posto con l’eliminazione dei voucher ora non sono per niente tutelati. Praticamente nei decreti non esistono”.

Eventi, discoteche e fiere forse potranno riaprire tra un anno. Intanto però Toffi pensa ad una strada praticabile in un lasso di tempo più corto. “Una soluzione potrebbe essere quella della patente di immunità o negatività attraverso l’app che garantisca sullo stato di salute – aggiunge il gestore del Malè – tutto questo sarà possibile effettuando test sierologici e tamponi. In questo modo potremmo far entrare nei locali coloro che non sono a rischio. Sono assolutamente in disaccordo invece con qui pensa di poter rispettare le misure di distanziamento nelle discoteche. Pur limitando accessi e spazi sarebbe comunque impossibile gestire gente che al secondo drink è già ubriaca. E poi come si fa a ballare con la mascherina”.

Il sindacato delle imprese di intrattenimento di ballo e dello spettacolo ha presentato al governo una serie di richieste tra queste estensione della cassa integrazione in deroga, sospensione delle utenze e blocco dei distacchi per morosità, sospensione dei pagamenti die mutui e altri finanziamenti, il ripristino dei voucher cartacei per il lavoro occasionale, riduzione dell’iva dal 22 al 10 per cento, e accesso al credito.

Intanto anche i lavoratori di feste, sagre e fiere hanno avanzato le loro cinque richieste al governo per poter affrontare un anno di blocco. Chiedono un bonus di 1500 euro per tutti i lavoratori autonomi e con partita iva delle varie categorie, la sospensione  per il 2020 e 2021 di tutti i tributi locali in particolare l’abbattimento totale della tassa di occupazione suolo pubblico. La conferma della non applicazione degli ISA (studi di settore) per l’anno di imposta 2019 e 2020 (quindi dichiarazioni da fare 2020 e 2021), la rateizzazione in cinque anni (eventualmente a scaglioni) delle tasse compresa l’iva dell’anno 2019 (da dichiarare 2020), infine per la ripresa l’applicazione dell’iva agevolata al 4% per le attività inerenti ed attinenti di tutto l’indotto. Se queste richieste non dovessero essere accolte molte imprese falliranno e non riapriranno più.

Lucia Portolano

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