Macchia: “Industria al collasso, il Governo intervenga, subito un tavolo di crisi”

INTERVENTO/ Lavoro, è «allarme rosso». Mentre ci affanniamo a discutere degli interventi da prevedere e far finanziare coi fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), di Cis ed altri strumenti, ci sono realtà industriali che implodono seminando disoccupazione e disperazione. Registriamo con grande amarezza, nelle ultime ore, altri 81 licenziamenti tra i lavoratori della Dcm (ex Gse). E’ l’ennesimo intollerabile «bagno di sangue» che arriva al termine di anni grandi sacrifici da parte dei lavoratori e dure battaglie sindacali nel tentativo di salvare i loro posti.

Il settore aeronautico è in grandissima sofferenza con un prezzo pesante di posti di lavoro persi, circa 500, tra le crisi di Tecnomessapia, DCM, Processi speciali ed infine CMC. Ma la crisi del settore metalmeccanico non si ferma all’aerospazio perché ci sono decine di aziende delle manutenzioni energetiche in crisi profonda, così come pure nel settore degli appalti al petrolchimico. E poi c’è da considerare tutta la «partita» relativa alla fase di decarbonizzazione già in corso. BRINDISI rischia un collasso industriale che non possiamo permetterci, diciamo «stop a questa strage di posti di lavoro».

Siamo vicini a tutti i lavoratori e alle loro famiglie e per questo venerdì 4 febbraio saremo accanto alle categorie dei metalmeccanici, alle «tute blu» di questa provincia, un patrimonio prezioso di questo territorio per la loro professionalità e il loro know-how – al contrario di quanto strumentalmente dice qualcuno -, maturato nell’arco di decenni, che rischiamo di disperdere se il settore industriale crolla. Tutto questo non lo vogliamo e non lo permetteremo.

Occorre uno «scatto di reni» e un moto d’orgoglio anche dello stesso apparato industriale per uscire dalla crisi, così come occorre un intervento deciso del governo e delle istituzioni locali e regionali per fermare quello che sta man mano diventando un «bagno di sangue» che rischia di sfociare in tensioni sociali difficilmente controllabili.

Bisogna quindi lavorare per utilizzare tutti gli strumenti possibili per rimettere in moto l’industria del territorio, bisogna chiedere ai grandi player di cantierizzare gli investimenti e di smetterla con la politica della delocalizzazione delle attività – magari anche dopo aver ottenuto importanti finanziamenti pubblici -, perché non possiamo permetterci la perdita di nessun posto di lavoro, il sindacato unitariamente si opporrà con tutte le sue forze a questo stillicidio.

Chiederemo quindi al Governo un «tavolo di crisi» facendoci promotori di richieste di incontro ai ministeri competenti, alla politica a tutti i livelli e alle istituzioni. Metteremo in campo iniziative forti chiedendo a tutti gli attori del territorio di fare sistema per evitare che la crisi industriale si trasformi in disastro per il territorio.

Segretario Generale

Antonio Macchia

                                

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