Nel Brindisino la criminalità punta al settore turistico e alla gestione della “cosa pubblica”

BRINDISI – ( di Lucia Portolano da il7 Magazine) Il traffico di droga resta la fonte di guadagno principale della criminalità organizzata nella provincia di Brindisi. Fiumi di marijuana dall’Albania, ma anche cocaina e hashish che viaggiano tra la Sicilia, Calabria e raggiungono il nord d’Italia. Non sempre il traffico è gestito da affiliati alla Sacra Corona Unita, è emerso che a volte si tratta di gruppi apparentemente scollegati che tessono rapporti con l’esterno. Non si arrestano  le estorsioni ai danni degli esercizi commerciali, e in particolar modo agli imprenditori agricoli. L’attenzione della criminalità oggi è rivolta anche al settore turistico con richieste estorsive a strutture ricettive e stabilimenti balneari.  Ma nel business del malaffare è finita anche la gestione della “cosa pubblica”. Esponenti della criminalità organizzata che intrecciano rapporti e fanno pressioni sui rappresentanti delle amministrazioni locali per ottenere i cambio la gestione di attività di pubblico servizio. Basti vedere quello che è accaduto a Carovigno con l’inchiesta sulla presunta compravendita dei voti durante le elezioni amministrative del 2018. Un presunto patto pre elettorale tra un affiliato della Scu locale e il candidato sindaco (poi eletto) per ottenere in cambio la gestione del parcheggio della riserva naturale di Torre Guaceto. Il Comune di Carovigno a marzo scorso è stato sciolto per mafia. L’ex sindaco Massimo Lanzilotti e l’ex presidente del Consiglio comunale Francesco Leoci insieme  all’ex presidente del consorzio di Torre Guaceto Elio Lanzillotti, Andrea Saponaro (ritenuto affiliato della Scu), Giovanni Saponaro, Cosimo Saponaro, Daniele Luperti, Franco Iaia e Vincenzo Iaia sono stati rinviati a giudizio.  Accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno e corruzione elettorale. L’ex sindaco e Fancesco Leoci saranno giudicati con rito abbreviato, gli altri sette affronteranno il processo ordinario.

Coinvolto nelle dinamiche di infiltrazione mafiosa risulta anche il territorio di Ostuni dove un’interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Lecce a novembre, ha colpito una società che si occupa della gestione dei parcheggi comunali per l’accesso in spiaggia ed il cui amministratore unico è stato coinvolto in vicende giudiziarie culminate con condanne definitive. Di rilievo il suo legame con un personaggio di spicco della criminalità locale, accreditato negli ambienti della Sacra corona unita e in grado di relazionarsi anche con elementi della ‘ndrangheta soprattutto nel campo degli stupefacenti. Gli accertamenti legati all’interdittiva hanno anche evidenziato che un consigliere comunale di Ostuni era stato condannato in primo grado insieme all’amministratore della società interdetta per reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, lesioni personali, minacce ed estorsione. Pertanto, al fine di accertare l’eventuale condizionamento dell’azione amministrativa il 26 febbraio 2021 si è insediata presso il Comune di Ostuni la commissione di accesso ispettivo nominata dal Prefetto di Brindisi.

Tutto questo è stato scritto nero su bianco nella relazione del secondo semestre del 2020 della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che ha tracciato traffici, interessi e organizzazione della criminalità organizzata nella provincia di Brindisi. In tutto inserito nella relazione della Dia nazionale.

Scacchiere criminale.  Secondo gli investigatori le capacità militari ed economiche delle storiche consorterie della Sacra corona unita  si sono indebolite dopo gli arresti e le attività di indagini. Nelle dinamiche interne alla criminalità organizzata brindisina si rilevano intenzionalità trasversali delle cosiddette leve emergenti che per affermarsi cercherebbero di ritagliarsi autonomi spazi di operatività anche in modo conflittuale e soprattutto nella gestione dello spaccio degli stupefacenti. Sia in provincia che in città appare invariato lo “scacchiere” delle famiglie mafiose che si spartiscono il territorio. Nel capoluogo i Morleo continuerebbe a operare nel narcotraffico, mentre il gruppo Brandi sembra ormai fortemente indebolito in particolare a seguito della sentenza definitiva del giugno 2019 di condanna dei suoi esponenti. Parimenti ridimensionato appare il gruppo Romano Coffa, a forte connotazione familiare, attivo nei quartieri brindisini Paradiso e Sant’Elia nel campo degli stupefacenti nonché protagonista delle vicende giudiziarie legate alle indagini “Fidelis” e “Synedrium” concluse dai carabinieri il 13 febbraio 2020 e che hanno colpito i vertici del sodalizio. Peraltro, il recente pentimento di un esponente di spicco potrebbe determinare un cambiamento negli assetti criminali del territorio. Un ulteriore colpo è stato anche inferto con il sequestro preventivo di numerosi rapporti finanziari, partecipazioni societarie e beni intestati a un prestanome e ai suoi familiari il tutto provento del traffico di stupefacenti gestito dal gruppo. Il soggetto, inoltre, risulta fra gli indagati dell’inchiesta “Re Mida” che nel maggio 2019 aveva condotto all’arresto di 18 persone tra Lazio e Calabria.

In provincia di Brindisi il gruppo dei mesagnesi (gruppi Vitale – Pasimeni- Vicientino) convivrebbe in una flebile pax mafiosa con la frangia opposta dei tuturanesi Buccarella che annovera tra le sue file esponenti di vertice dei Campana di Mesagne e dei Bruno di Torre Santa Susanna storicamente alleati. La recente condanna del referente del clan Campana e l’arresto di un suo affiliato hanno creato un vuoto nella gestione e nel controllo dell’attività di spaccio tanto da far ipotizzare, nel breve periodo, il sorgere di nuove figure nella conduzione delle attività criminali. L’ assunto trova conferma negli esiti investigativi dell’inchiesta “Old generation”224 conclusa dalla Polizia di Stato il 25 settembre 2020 che ha disarticolato la frangia tuturanese della sacra corona unita facente capo ai boss Campana e Donatiello. Quest’ultimo recentemente tornato libero è divenuto referente diretto del primo. L’organizzazione criminale continua nelle sue attività estorsive nonostante la prolungata detenzione dei boss in carcere. Esiste ancora – si legge nella relazione antimafia: “una diffusa attività estorsiva in danno degli esercenti attività commerciali e degli imprenditori agricoli per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri; per assumere il controllo o esigere il rendiconto di qualsiasi attività illecita da chiunque svolta, comportante significati profitti; per mantenere il controllo del territorio ed acquisire disponibilità finanziaria, anche per assicurare il supporto economico agli affiliati detenuti ed alle loro famiglie”.

Attività criminali. Come per il passato, il core business della criminalità comune e organizzata nel brindisino è rappresentato dal traffico di stupefacenti. Recenti indagini fanno emergere come alcuni soggetti, sebbene apparentemente non affiliati alla sacra corona unita, riescano a gestire una significativa fetta del mercato della droga in provincia grazie ai saldi contatti con fornitori di grosso calibro di provenienza nazionale (calabrese) o internazionale (Grecia-Albania). Nel territorio francavillese, ad esempio, l’indagine dei Carabinieri “Family affairs” del 2 novembre 2020 ha fatto luce sull’operatività di un’associazione finalizzata al traffico e allo smercio di stupefacenti e di armi in collegamento con un esponente di spicco della frangia locale della Sacra corona unita. Numerosi sono gli atti d’intimidazione e di danneggiamento compiuti in danno di commercianti e imprenditori, di funzionari della pubblica amministrazione o pubblici ufficiali. Un significativo riscontro perviene dall’indagine “Igne ferroque” condotta dai carabinieri il 22 ottobre 2020 che ha documentato numerosi episodi incendiari avvenuti nel territorio di Fasano tra il 2019 e il 2020 e in particolare quelli che hanno colpito, in diverse occasioni, un esercizio commerciale. Una pratica estorsiva rivolta anche ai titolari di strutture turistiche e ricettive quali stabilimenti balneari e locali notturni che non risparmia il settore delle aste immobiliari. Proprio in questo ultimo ambito è di interesse il decreto di sequestro preventivo nei confronti di un pregiudicato brindisino già coinvolto nell’operazione “Incanto” (luglio 2019) il quale aveva realizzato una struttura criminale dedita al riciclaggio anche con investimenti immobiliari. Il provvedimento basato sulla sproporzione reddituale rispetto ai beni posseduti ha interessato 11 immobili a Brindisi e 3 nel leccese, nonché un patrimonio finanziario di oltre 450 mila euro.

Continuano i furti e le rapine, anche in danno a portavalori. In proposito, l’operazione “Long Vehicle” conclusa il 10 luglio 2020 dalla Polizia di Stato, ha disarticolato un gruppo criminale che nel gennaio 2018 aveva assaltato un furgone blindato portavalori sulla superstrada Lecce-Brindisi. Il sodalizio è risultato suddiviso in due articolazioni criminali di cui una foggiana e l’altra barese ed era dotato di elevate capacità operative sull’intero territorio nazionale. È del 19 dicembre 2020, invece, l’operazione “Ariete” dei carabinieri che, a Brindisi, Reggio Calabria e Cerignola  hanno arrestato 19 soggetti responsabili di furti di sportelli bancomat effettuati con il metodo della spaccata, nonché di ricettazione ed estorsione.

Le coste brindisine, infine, continuerebbero ad essere utilizzate dalla criminalità albanese come luogo di approdo privilegiato per l’introduzione sul territorio nazionale di ingenti carichi di marijuana. Il traffico illecito viene perlopiù gestito direttamente dalle organizzazioni criminali transnazionali spesso con l’appoggio  offerto da numerosi soggetti di origine albanese residenti o domiciliati in provincia di Brindisi. In continuità con il passato, il porto di Brindisi costituisce un hub nevralgico anche per l’importazione di merci contraffatte da smerciare nel territorio nazionale, di tabacchi lavorati esteri e prodotti petroliferi di contrabbando.

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