Risorse e Ambiente- Rinnovabili in Puglia, il presidente di Legambiente: “Servono più incentivi”

BARI- La Puglia è una delle regioni in cui il numero di impianti per la produzione di energie da fonti rinnovabili continua a crescere, come confermato da alcuni dati del Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia nel marzo scorso. Brindisi ospita la più alta percentuale di impianti fotovoltaici della regione.  Per saperne di più in tema di fonti rinnovabili e futuro del loro sviluppo sul territorio, abbiamo intervistato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia.

La Puglia ha una grande capacità installata di energia fotovoltaica. Pensa che ci siano ancora margini di sviluppo per nuovi parchi oppure che il territorio sia ormai saturo?

“Penso che in Puglia ci sia il bisogno di puntare sulla solarizzazione dei tetti, ossia sugli impianti fotovoltaici sui tetti, cui la Regione ha pensato, incentivando la sostituzione dei tetti in eternit attraverso l’approvazione del Piano Regionale Amianto. Purtroppo, il Censimento stilato per l’elaborazione del Piano Regionale sull’Amianto ha stimato come ancora presenti sul territorio regionale qualcosa come oltre 5mila tetti in eternit non rimossi. É necessario e possibile farlo anche attraverso la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Non credo ci sia più spazio per i grandi parchi fotovoltaici a terra, se non da inserire in zone particolari, come aree industriali o degradate da bonificare”.

La Puglia è anche sede della più grande centrale a carbone in Italia.  Da anni si parla della necessità di impianti per la produzione di energia meno impattanti. Cosa si può fare in concreto.

“In Puglia si è aperta la seconda fase di elaborazione del PER, il Piano per l’Energia Regionale. Secondo quanto successo sino ad oggi, nella nostra regione tra il 2007 e il 2008 si è verificato un vero e proprio boom nello sviluppo delle fonti rinnovabili, portando a un numero di impianti di energia rinnovabile sul territorio tra i 30 e i 40mila, ma non si sono registrate riduzioni per quel che concerne le fonti fossili. Pur nascendo in Puglia le centrali a ciclo combinato, non si sono ridotti i consumi di carbone.  Nel concreto, si dovrebbe puntare sullo sviluppo di fonti rinnovabili, come il fotovoltaico sui tetti, sull’efficientamento e sull’uso del gas, combustibile fossile molto più pulito del carbone”.

Il futuro dell’energia è sicuramente nelle fonti rinnovabili, ma tutti gli analisti affermano che concretamente questo potrà avvenire in maniera definitiva attorno al 2050. Come si può gestire questa fase transitoria, da oggi al 2050?

“Questa fase può essere gestita attraverso un serio incentivo sulle fonti rinnovabili, aumentando quelli che noi chiamiamo i Comuni 100% rinnovabili. Purtroppo, però, venendo meno gli incentivi per questo tipo di fondi, tagliati dal Governo Renzi, il processo cammina a rilento. Ripeto che per farcela, si potrebbe fare maggiore ricorso al gas, combustibile fossile meno inquinante”.

Uno dei temi “critici” per il fotovoltaico è il fine vita degli impianti. Cosa propone Legambiente per gestire il corretto smaltimento dei pannelli, in una regione che conta oltre 37.000 impianti?

“Non ci siamo posti il problema, anche per la durata ventennale degli impianti. Questo è un suo aspetto negativo, come ne ha di molti positivi. L’energia prodotta da fonti rinnovabili ha ridotto il contributo dell’energia proveniente dalle centrali termoelettriche, le cui emissioni di CO2 sono molto alte. Per noi adesso è importante che in questa fase di transizione si tramuti nell’utilizzo del gas, per puntare contemporaneamente sul risparmio energetico e manutenzione fotovoltaico, come si dovrebbe fare con la riqualificazione energetica degli edifici. Abbiamo coordinato un Tavolo con Legambiente, Confindustria, Ance e Politecnico di Bari per rilanciare l’argomento dell’efficienza energetica. In merito al gasdotto, Legambiente si è sempre detta favorevole alla sua realizzazione, ma non a Melendugno, comune che premiamo da anni con l’iniziativa 5 Vele e con la Guida Blu del Touring Club Italiano. Chiediamo che si determini un altro approdo, così come abbiamo già chiesto a Vendola prima e a Emiliano poi di attivarsi politicamente perché si unifichi il progetto della Tap con Poseidon, un altro gasdotto che è in arrivo a Otranto. Rischiamo, in pratica di averne persino due”.

Secondo Lei, sono stati commessi errori nella gestione degli impianti rinnovabili?

“Per noi, gli errori commessi in Puglia sono di due tipi. Il primo riguarda il fotovoltaico: con la possibilità di aggirare la Dia con campi da 1 MgW per poi unificarli, si sono creati grossi parchi fotovoltaici. Il secondo errore, e lo abbiamo sempre sottolineato, è nello strumento previsto dal vecchio Piano energetico regionale, il Piano Regolatore degli Impianti Eolici: ogni comune poteva individuare dei terreni dove installare i pali eolici, ma capitava qualcosa di strano. Ogni comune sceglieva la zona attigua ai terreni scelti da altri comuni, creando così un “effetto selva”, soprattutto nel SubAppennino dauno. Così facendo, si è persa l’opportunità di regia di cui doveva essere investita l’Area Vasta della Regione. Legambiente, a differenza di altre associazioni, è a favore delle pale eoliche: mentre le altre vedono in esse una ferita per il paesaggio, per noi l’intervento di questo genere va contestualizzato, con uno studio di paesaggio”.

BrindisiOggi

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