“Smart working serve un cambiamento culturale, indietro non si può tornare”

(PAROLE A LAVORO) di Alessandra Amoruso . Leggevo in questi giorni che lo smart working (nota)  ‘imposto’ dal coronavirus ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, cui hanno risposto oltre 4.000 dipendenti pubblici.Ce lo dicono i dati dell’indagine ‘Strategie individuali e organizzative di risposta all’emergenza’ svolta da Fpa (società del gruppo Digital360) tra il 17 aprile e il 15 maggio 2020. Vi hanno partecipato in totale oltre 5.200 persone, di cui l’81% (4.262) dipendenti della pubblica amministrazione.

Prima dell’emergenza Covid19 solo nel 8,6% delle pubbliche amministrazioni lo smart working era una modalità di lavoro diffusa. Poi, per effetto delle misure per il contenimento dei contagi, lo smart working “d’emergenza” è stato introdotto nel 98,8% delle amministrazioni, in alcuni casi come unica misura per la gestione del personale, nel 41% dei casi accompagnato dalla presenza in ufficio a turni e nel 40,5% dalla richiesta di utilizzare ferie e riposi arretrati.

Eppure, il bilancio dello smart working ‘forzato’ nella Pa è assolutamente positivo: l’88% dei dipendenti giudica l’esperienza di successo e il 61,1% ritiene che questa nuova cultura, basata sulla flessibilità e sulla cooperazione all’interno degli enti, fra gli enti e nei rapporti con i cittadini e le imprese, prevarrà anche una volta finita la fase di emergenza.

In particolare lo smart working ha permesso al 69,5% del personale della Pa di ‘organizzare e programmare meglio il proprio lavoro’, al 45,7% di ‘avere più tempo per sé e per la propria famiglia’, al 34,9% di ‘lavorare in un clima di maggior fiducia e responsabilizzazione’. In 7 casi su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% dei lavoratori l’efficacia è persino migliorata (per un altro 40,9% è rimasta analoga)

Per oltre il 50% la relazione con i colleghi è invariata, per il 20% addirittura migliorata. Il 93,6% vorrebbe continuare a lavorare in smart working. Ma per la maggior parte (il 66%) il lavoro da casa deve essere integrato con dei rientri in ufficio organizzati e funzionali. E ci sta, dal momento che la componente relazionale è fondamentale nel lavoro e per tutta la dimensione sociale della donna e dell’uomo.

Sono state innumerevoli anche le aziende private che non hanno puntato solo sul telelavoro, per intenderci, ma hanno voluto introdurre, nel periodo del distanziamento obbligatorio, questa nuova modalità organizzativa. Basato su un rapporto di fiducia completamente diverso tra datore di lavoro e lavoratore, lo smart working vede l’esaurirsi di quella che per secoli è stata considerata lo funzione principale della leadership, e cioè il controllo, a favore dell’ampliamento della componente motivazionale e generativa della stessa leadership: aiutare le persone a dare il meglio di sé sul luogo di lavoro. Produrre valore attraverso ed insieme ad altre persone.

Chi ha praticato smart working ne conosce benissimo i vantaggi: persone più felici, manager più rilassati e aziende più produttive.

Chi lo volesse sperimentare, dopo la fase quasi obbligata e molto approssimativa imposta dal Corona Virus, deve farlo oggi con una nuova consapevolezza.

Lo smart working per essere davvero efficace, per l’azienda, ed aumentare la produttività ma anche il benessere del lavoratore, deve essere accompagnato da un cambiamento culturale. Il lavoratore non è un soggetto da controllare ma da responsabilizzare, condividendo con lo stesso un progetto di azienda che coincida anche con un progetto di partecipazione e di crescita del lavoratore. Investimenti in questa direzione (nel digitale, nelle tecniche di gestione dei gruppi di lavoro in remoto, nella “semplice” gestione delle riunioni di lavoro online, piuttosto che nelle tecniche di lavoro per obiettivi) dovrebbero essere misure urgenti per le aziende, tanto che sono in preparazione anche misure di sostegno per quelle che spenderanno in questa direzione.

Siamo pronti? Non c’è molto da pensarci, in realtà. Se c’è una cosa che questo periodo ci ha insegnato bene (per chi ha fatto attenzione ad imparare da questo pezzo di vita naturalmente) è che il cambiamento non si può fermare. E che  indietro non  si può tornare.

(Nota)

Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e da un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

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