Studenti universitari, la grande risorse che Brindisi non sa di avere e che Bari trascura

BRINDISI – (da il7 Magazine) Sono 650 gli studenti del polo universitario brindisino, almeno in 150 hanno preso casa in città, gli altri invece fanno i pendolari. Arrivano a Brindisi con il treno o con i pullman. Provengono per la maggior parte dalla provincia di Bari, ma anche dal basso Salento. Tanti poi sono del capoluogo. Ma Brindisi non decolla come realtà universitaria, qui mancano i servizi essenziali, quelli che vengono garantiti in altre città universitarie pugliesi con sedi distaccate. La protesta arriva proprio dagli studenti dei tre corsi di laurea dell’Università di Bari con sede all’ex ospedale Di Summa.

All’ingresso c’è una grande insegna: “Polo universitario di Brindisi Vittorio Valerio”, corsi di laurea in Economia aziendale e professioni sanitarie che comprende Fisioterapia e Infermieristica, ma oltre ai corsi qui non c’è niente altro. Il Comune di Brindisi lo scorso anno durante la gestione commissariale ha rinnovato la convenzione con l’Università barese sanando i vecchi debiti e stanziando 250mila per l’anno appena terminato. Grazie ad un accordo tra commissario straordinario e il rettore Uricchio la convenzione scese da 370mila euro a 250mila. Attualmente la convenzione è scaduta e a breve ci sarà un incontro per la riconferma. Il polo universitario di Brindisi, tra le sedi distaccate, è l’unico che non ha mai ricevuto un contributo della Regione Puglia. Mentre la Asl, oltre all’utilizzo dei locali dell’ex ospedale Di Summa, versa annualmente 70 mila euro per i corsi in materia sanitaria. Nonostante questo i corsisti si definiscono studenti di serie B, mancano i servizi primari: dalla mensa agli alloggi, passando ai trasporti. Da novembre infatti è stata chiusa la mensa che era attiva presso il vecchio Roxi bar per mancanza di fondi. “Sono quasi 200 gli studenti che hanno vinto la borsa di studio per merito e per situazione economica – spiega Dario Marasciulo, studente di 25 anni di Infermieristica, e presidente dell’associazione Sud – che avrebbero diritto al servizio mensa.

Ma dall’Adisu ( Agenzia regionale per il diritto allo studio) nonostante le varie sollecitazioni non abbiamo ricevuto nessuna risposta”. Lo stesso vale per la questione alloggi, gli stessi studenti vincitori hanno diritto ad un posto letto, ma Brindisi non ha una struttura che possa ospitare gli universitari che sono costretti a fare i pendolari. “Su questa questione – aggiunge Marasciulo – abbiamo coinvolto anche il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi – il quale ci aveva assicurato che avrebbe coinvolto l’ufficio tecnico del Comune per redigere una lista di immobili comunali che potrebbe essere idonei ad ospitare una casa dello studente. Ma anche su questo è calato il silenzio. Eppure questa città potrebbe ottenere molto di più dalla presenza degli universitari”. Finalmente da qualche giorno sono stati tolti i banchi nei bagni che venivano utilizzati come sale studio, perché c’è una carenza di stanze. Il rappresentante di Sud racconta che proprio in queste settimane sono state stilate delle convenzioni tra studenti, palestre e attività commerciali. Tutto organizzato dagli stessi ragazzi.  “La gente qui non sa neanche che ci sono tutti gli studenti universitari”, dice deluso Marasciulo. A tutto questo si aggiunge anche la questione trasporti. Gli studenti chiedono un convenzione con la Società trasporti pubblici per ottenere uno sconto sui biglietti e sull’abbonamento dell’autobus. I corsi in materie sanitarie infatti, prevedono diverse ore di tirocinio presso l’ospedale Perrino di Brindisi: i primi due anni il tirocinio si fa la mattina e il pomeriggio si torna al Di Summa per le lezioni teoriche, al terzo anni i corsisti seguono i turni così come gli operatori dell’ospedale. “Avevamo chiesto più volte una convenzione per l’abbonamento perché costa troppo prendere l’autobus ogni giorno – spiega Lorenzo Calò, studente di 21 anni – la Stp si era detta disponibile e aveva anche preparato la bozza di convenzione, ma poi a Bari si è fermato tutto. Il sindaco aveva anche previsto un fondo cuscinetto per intervenire.  Molti di noi si recano all’ospedale a piedi e per raggiungere il Perrino devono attraversare il pericoloso “incrocio della morte”. Percorrono quella strada due volte al giorno”.

Gli studenti rimarcano il fatto che le loro proteste sono solo propositive per migliorare il polo brindisino e rendere accessibile a tutti il diritto allo studio. “Sia chiaro – conclude i presidente di Sud – qui i professori e i gestori della didattica si barcamenano tra mille ostacoli per far funzionare tutto, nulla da eccepire sulla offerta didattica, il problema sono i servizi accessori quelli che previsti per tutti gli studenti italiani”. La questione trasporti e quella degli alloggi sarà sul prossimo tavolo che l’amministrazione comunale convocherà con l’Università di Bari per il rinnovo della convenzione”. Nel frattempo il Comune dovrà redigere una lista di immobili idonei da adibire ad una possibile “casa dello studente”. In questi mesi l’ufficio Patrimonio è a lavoro per fare un censimento degli immobili non utilizzati da inserire nel progetto Riusa Brindisi, questa potrebbe essere una buona occasione per individuarne uno anche per i vincitori Adisu. Resta invece in ballo il trasferimento del corso di Economia aziendale, che al momento si trova al terzo piano del Di Summa. Il commissario straordinario aveva dato la disponibilità dell’ex convento Santa Chiara, mentre il sindaco Rossi vorrebbe un trasferimento al secondo piano di palazzo Nervegna dove prima c’era gli uffici di rappresentanza del sindaco, lo staff e l’ufficio di Gabinetto. Mentre si attendono ancora notizie sugli sviluppi dell’annuncio che il rettore Uricchio fece circa un anno sull’istituzione di una facoltà di Scienze Farmaceutiche a Brindisi, proprio qui dove ha sede una delle più grandi aziende del settore: la Sanofi aventis, che potrebbe essere coinvolta nella nascita di questi nuovi corsi di Laurea. Sembrerebbe inoltre che il sindaco Rossi voglia chiedere la riattivazione del corso di laurea in Informatica, chiuso qualche anno fa. In base ai dati raccolti quasi tutti i laureati in questo settore hanno trovato un posto di lavoro.

Lucia Portolano

per il7 Magazine

1 Commento

  1. Ma informatica? L’hanno fatta chiudere? Nel 2002, dissero che avrebbero fatto un poli universitario unificato, infermieristica-economia aziendale- informatica, che partiva dall’ex caserma dei vigili del fuoco fino all’ex collegio navale. Solita manfrina del Sud, se il politico non mangia si blocca tutto.

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