Dopo gli atti vandalici alla Mameli, il comitato di quartiere e l’azione cattolica chiedono un piano di sicurezza

Poseidone articolo

BRINDISI- Dopo gli atti vandalici alla scuola Mameli del Paradiso a Brindisi e l’appello del sindaco, il comitato di quartiere e l’Azione Cattolica chiedono una politica di sicurezza integrale per la città.

“Ci rivolgiamo a voi come Comitato Quartiere Paradiso, come Azione Cattolica Parrocchia san Nicola e prima ancora, come cittadini del quartiere Paradiso. Siamo rammaricati dall’ennesimo atto di violenza perpetrato ai danni della scuola secondaria “Mameli”. “No al degrado, No alla violenza, Basta indifferenza” . Dopo l’ennesimo danneggiamento alla struttura scolastica, avvenuto nel 2015, i ragazzi della parrocchia e del quartiere scrissero uno striscione per gridare queste parole a tutta la città e per prendere le distanze da quei tristi gesti. Come in quell’occasione, come Comitato di quartiere, continuiamo a denunciare la gravità di questi accadimenti. In quell’occasione ci auguravamo l’inizio di un cambiamento nelle relazioni di quartiere. Ci auguravamo un coinvolgimento della collettività nelle problematiche di quartiere. Gli eventi di questi giorni non ci fanno disperare; al contrario, ci confermano la necessità di continuare la nostra opera di sensibilizzazione. Siamo convinti che questa violenza diffusa e vigliacca, che agisce con il favore della notte, non sia diversa da quella compiuta da chi smaltisce illecitamente rifiuti sul territorio del nostro quartiere, tra i più estesi dell’intera città, o di quella che devasta i luoghi pubblici o le luminarie stradali. La diffusione di queste cattive condotte denuncia la necessità di politiche di sicurezza integrale, che vadano oltre interventi mirati di matrice securitaria, quali il posizionamento di sistemi di allarme. Nelle nostre strade non c’è nulla da rubare, le telecamere sono risposta facile e sterile sia nel breve – non stupirebbe il furto delle telecamere, facilmente convertibili in sistemi di monitoraggio domestici – che nel lungo termine – una cittadinanza sorvegliata è una cittadinanza che non riscuote e non può dare fiducia. Una sicurezza integrale, quindi, che centri le sue indagini nelle periferie esistenziali della collettività, dove si radica la causa prima degli eventi che oggi denunciamo: l’emarginazione sociale. Una politica di sicurezza integrale richiede la strettissima collaborazione tra le istituzioni locali, cui è demandato l’ordine pubblico ma, soprattutto, tra queste e quelle di intervento sociale. Si deve tenere presente tutto questo quando si decide, in sede politica, di chiudere gli uffici pubblici e ridurre la presenza degli enti locali nei vari quartieri, in forza di una presunta razionalizzazione dei costi. La gola dei voti e del facile consenso abbaglia e rende invisibili i costi secondari, ben più ingenti, in termini di emarginazione sociale, che quei tagli comportano. Tutto questo riguarda la sicurezza del nostro quartiere.

Non vale più la logica del “i problemi sono altri”, questo è il problema! Nelle pieghe dell’indifferenza, il virus della violenza prolifera e contagia con periodi di incubazione lenti e manifestazioni improvvise e fatali. Come Comitato di quartiere noi continuiamo a essere presenti e a svolgere la nostra profilassi. Non siamo i soli, prima di noi c’erano già la Parrocchia, con la sua missione apostolica, la Scuola, con la sua missione educativa, e poi i movimenti e le associazioni di volontariato che si sono succeduti e tanti singoli cooperatori che nel silenzio portano avanti la loro opera di prossimità. La nostra speranza si nutre di queste presenze vitali. La nostra denuncia, infine, si rivolge direttamente agli autori del vile gesto. L’attenzione che non avete ricevuto non giustifica il vostro operato! La risposta al problema che abbiamo delineato non può deresponsabilizzare i singoli. A tutti voi ci rivolgiamo anche come donne e uomini di quella Fede che gratta le coscienze e non ci permette di tacere. Vi chiediamo di alzarvi con noi contro quell’indifferenza che Francesco ha definito “opposta all’amore di Dio”, perché ci fa dimenticare chi non sta ben come noi”. 

BrindisiOggi

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