Fusti di veleni svuotati nei canali dell’acqua piovane che finisce nel mare di Brindisi

BRINDISI – (da il7 Magazine) Rifiuti tossici sversati nei terreni. Interi fusti di scarti di lavorazione dell’acciaio svuotati nel canale di scolo che raccoglie le acque pluviali della zona industriale di Brindisi. Gli stessi canali che finiscono in Fiume Grande e Fiume Piccolo, che a sua volta sfociano in mare, esattamente nel porto medio dove qualche pescatore raccoglie frutti di mare e porta a casa il pesce. Gli agenti della Squadra mobile di Brindisi la mattina del 16 maggio hanno bloccato tre persone che erano intente a “smaltire” i liquami altamente inquinanti. Tre persone sono state denunciate. Si tratta del titolare e di due dipendenti di un’azienda della zona industriale che si occupa della lavorazione dell’acciaio (un’azienda metalmeccanica). Lo sversamento dei reflui avveniva nei terreni abbandonati e nei tombini delle acque piovane del vecchio stabilimento Europlastic, ormai chiuso da numerosi anni. Un’area apparentemente abbandonata di proprietà di una società toscana, della quale si sta verificando la posizione in merito a questa la vicenda. Della multinazionale resta solo una vecchia fabbrica con ancora una copertura in eternit.  I due dipendenti sono stati sorpresi mentre facevano da spola con dei muletti dall’azienda confinante ai terreni utilizzati come discarica. Le due aree erano divise da un muro di cinta che era stato in parte buttato giù. E mentre alcune cisterne erano state posizionate sui tombini delle acque piovane con il rubinetto aperto, i dipendenti andavano in azienda a caricare le altre. I poliziotti hanno sequestrato ben 50 cisterne da una tonnellata ciascuna di materiale tossico, per un totale di 50 tonnellate.

Alcune erano state già svuotate e trovate nella proprietà della Europlastic, le altre ancora piene sono state invece rintracciate nell’azienda confinante. Tutti i fusti sono stati posti sotto sequestro. Alla vista degli agenti il titolare avrebbe cercato invano di comunicare ai dipendenti la presenza degli investigatori affinchè bloccassero l’attività. Ma la comunicazione non è stato recepita dagli operai, che hanno continuato lo smaltimento e sono stati beccati in fragranza. Si tratta di materiale melmoso, di colore verdastro e maleodorante.

Non si hanno dubbi sul grave danno ambientale provocato sia nei terreni, dove è stata rintracciata la sostanza, che nei canali che raccolgono le acque piovane. Il dubbio è sulla quantità dei rifiuti sversati, e sulla possibilità che questi siano stati gettati anche in passato, essendo stati trovati alcuni fusti vuoti. Sul posto i tecnici dell’Arpa hanno effettuato dei prelievi per identificare chiaramente la composizione del rifiuto. Da questa si potrà stabilire la provenienza e l’esatta produzione. Si attende l’esito delle analisi che permetterà di capire anche il grado di inquinamento. Il rifiuto tossico gettato nella griglia di raccolta delle acque piovane della vecchia Europlastic è finito nella fogna pluviale che confluisce in Fiume Grande e Fiume Piccolo, che hanno la foce in mare. È probabile che questa sostanza sia finita nel porto medio.

Il 16 mattina insieme all’Arpa sul posto è arrivato anche il nucleo speciale dei vigili del fuoco per appurare che non si trattasse di materiale radioattivo. Dai primi accertamenti sembrerebbe che il materiale tossico abbia riempito solo pochi metri della fogna pluviale, ma non si hanno certezze su cosa sia avvenuto in passato. I tre indagati presi sul fatto sono rimasti in silenzio e non hanno potuto fornire alcune giustificazione.  Gli agenti della squadra mobile dopo alcune segnalazioni di sospetti spostamenti di mezzi e uomini da qualche giorno stavano facendo degli appostamenti in zona, dove c’era stato un furto, salvo poi scoprire ben altro. Gli elementi raccolti sono stati consegnati in Procura, e il fascicolo delle indagini ha la firma del pm Giuseppe De Nozza, magistrato esperto in reati ambientali. In base all’esito delle analisi dell’Arpa saranno contestati i reati che possono includere anche l’inquinamento ambientale. Quando il 18 maggio l’Asi ha mandato gli operai a bonificare i canali di scolo esterni, che due giorni prima presentavano tracce di liquami sversati, l’area era stata improvvisamente ripulita. “Quello che è accaduto è molto grave – afferma Mimmo Bianco, presidente dell’Asi della provincia di Brindisi – sia dal punto di vista ambientale ma anche sul piano economico quando sono in corso attività e investimenti per opere portuali già rallentate per le procedure per l’area Sin (sito di interesse nazionale). Ora bisognerà verificare anche la presenza di questi altri inquinanti”. Duro sulla vicenda il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi che parla di un atto criminale di una gravità inaudita. “Nei prossimi giorni seguiremo l’intera vicenda con l’Arpa per comprendere il livello di inquinamento prodotto ed effettuare le bonifiche necessarie – afferma Rossi – Se l’azienda dalla quale provenivano i rifiuti dovesse risultare consapevole e coinvolta faremo di tutto perché non riapra mai più. Fuori i delinquenti dalla nostra terra”.

Lucia Portolano

5 Commenti

    • “Bravo” de che, caro sig. valter? Che ha fatto? Bravo a pronunciare frasi ad effetto? Sig.Valter, ma lei sta bene? Dove vive? Su Marte?

  1. La frase che fa ridere, anzi no, SCOMPISCIARE DALLE RISATE ( come diceva Totò, che era molto più serio) è la seguente: “…Se l’azienda dalla quale provenivano i rifiuti dovesse risultare consapevole e coinvolta faremo di tutto perché non riapra mai più…”. Ma se gli hanno beccati in flagranza di reato sti CRIMINALI , FARABUTTI e MALEDETTI INQUINATORI di che altro si abbisogna per affermare che sono loro i COLPEVOLI? Che andiamo a berci un bel bicchiere di quello che sversavano in mare? Non riapra mai più? Ma devono andare a marcire dentro per un bel pò di annetti ed il comune incameri l’azienda come sua proprietà. Purtroppo la legge è dalla loro parte: finirà tutto in un nulla di fatto nelle sabbie della cosiddetta “giustizia” e se l’azienda e/o il suo titolare è collegato ad un qualche pezzo grosso della politica e/o del potere romano, tutto si dissolverà nel nulla e nessuno ne saprà più niente. Ed i farabutti continueranno ad inquinare, magari mettendo qualcuno di guardia che gli avvisi efficacemente che sta arrivando la polizia. Che dite, scommettiamo?

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