Manager morto in un incidente stradale, era America ma con Brindisi nel cuore

BRINDISI- (Da Il7Magazine) Amava la sua terra e per questo non l’aveva mai dimenticata,  era un tifoso del Brindisi Calcio tanto da portare con sé, sino in America, i colori biancazzurri. Raffaele Mitrugno scompare così, a migliaia di chilometri di distanza dalla sua Brindisi mentre realizzava il suo sogno più grande a Miami, diventare un manager della ristorazione. Raffaele, 39 anni, padre di due bambini, è morto il 31 ottobre scorso , travolto da un auto mentre era i sella al suo scooter. La tragedia si è consumata sulla  US1Southwest Avenue di Miami, dove viveva oramai da 17 anni. Una auto l’ha preso in pieno, l’impatto è stato devastante, a nulla è valsa la corsa in ospedale, i medici, nonostante gli sforzi, non sono riusciti a salvargli la vita. La notizia della sua scomparsa ha fatto presto il giro della città di Brindisi dove lui era nato e dove aveva trascorso parte della sua vita prima di trasferirsi a Milano con i genitori e poi a Miami dove si  stava realizzando. Raffaele Mitrugno era un uomo felice, aveva una compagna e due bambini  di sette e due anni, e dopo tanto impegno era riuscito anche a ottenere quello che lui considerava il lavoro della sua vita. Da un mese era diventato general manager di una catena di ristoranti, molto famosa in America. Nonostante i chilometri di distanza il 39enne era rimasto legato alla sua terra di origine  ed aveva mantenuto i contatti con famiglia e conoscenti.
“Era nato a Brindisi e  cresciuto a Milano dove il padre lavorava per Alenia ma il suo successo lo aveva trovato in America, a Miami dove negli ultimi 17 anni era riuscito a crearsi una famiglia e diventare general manager di una famosa catena di ristoranti- racconta il cugino  Dario Coppola-  era una persona felice e realizzata da circa un mese aveva firmato il contratto della sua vita, quello per il quale aveva tanto lavorato. Questo incarico di general manager era un incarico di prestigio che finalmente lo faceva sentire realizzato” . Raffaele, raccontano tutti, era una persona solare e quel suo modo di fare, sempre allegro, lo trasmetteva anche a chi li era accanto. Si era fatto conoscere con la sua umilità e con il suo impegno. Era un gran lavoratore.  “Ha lavorato sempre nella ristorazione, ha fatto la gavetta a New York e poi negli anni ha conosciuto una ragazza colombiana di Bogotà e con lei ha messo su famiglia, ha avuto due bambini, che oggi hanno sette  e due anni- dice il cugino Dario- Era molto conosciuto a Brindisi, si era sempre dato da fare. Lui era quello che  aveva aperto il locale “Paragrafo 25” a  Costa Merlata , in collaborazione con un altro imprenditore. I primi periodi faceva su e giù  e nei mesi estivi tornava a Brindisi. Io ero sempre con lui, eravamo tutti una combriccola”.
Diciassette anni fa Raffaele aveva lasciato Milano dove viveva con i genitori per partire verso l’America, era solo ma aveva sfruttato qualche contatto che aveva a New York. Da lì era cominciata la sua avventura, realizzare quello che molti chiamerebbero “il sogno americano”. Raffaele quel sogno lo aveva inseguito con umiltà e intraprendenza al tempo stesso. Aveva lavorato sodo, facendo la gavetta, maturando quella esperienza che poi gli sarebbe valsa per arrivare a centrare l’obiettivo.
“Ci sentivamo quasi quotidianamente- dice il cugino Dario-  l’ho sentito in video chiamata cinque giorni prima della sua scomparsa. Lui un mese fa era riuscito a realizzare quello che era il suo sogno, cioè un manager nel campo della ristorazione, era diventato un ottimo enologo, lui di vini ne sapeva una più del diavolo, era fortissimo. Era entusiasta di aver raggiunto questo traguardo, lo aveva comunicato a me e ai suoi genitori , finalmente, diceva , ho la tranquillità che merito, la vita a Miami è cara, e diventare manager di una catena di ristoranti era un grande risultato professionale ma anche economico”.
Nonostante la lontananza Raffaele portava nel cuore la sua città, Brindisi, ed era orgoglioso di indossare i colori biancazzurri della sua squadra di calcio. “Lui era un tifoso grandissimo del suo Brindisi e a Miami Beach giocava con la felpa del Brindisi- prosegue Dario- portava suo figlio  giocare a calcio con le maglie del Brindisi che io di tanto in tanto gli facevo avere tramite la società o a fine partita. E lui era fiero di questa cosa e poi era anche un grande tifoso del Milan”. In molte foto Raffaele compare con indosso la felpa del Brindisi Calcio e il suo sorriso la dice lunga su quell’amore biancazzurro. “Abbiamo condiviso sport, la vita a Milano- ricorda Davide- Era una persona assolutamente solare, era impossibile non parlarci, non avere un dialogo, era una persona molto disponibile ed ha fatto un gran bene agli altri. Durante il periodo che ha vissuto a Milano tanti amici lo andavano a trovare chiedendo una mano, gente che magari stava cercando un lavoro e lui non si è mai sottratto. E’ stato sempre disponibile. La sua scomparsa ha colpito tutti”.
Martedì scorso il corpo di Raffaele è stato riconsegnato alla famiglia, alla compagna e ai figli. A Miami  si è svolta una cerimonia funebre a la termine della quale il corpo di Raffaele è stato cremato.
“Ora la compagna sta aspettando di avere un passaporto dal consolato italiano per poter portare le ceneri in Italia- dice con commozione il cugino Dario-  Qui resteranno per un po’ a Milano ma poi penso saranno portate a Brindisi. Raffaele aveva un progetto con la madre, le diceva sempre di vendere e trasferirsi a Brindisi e lui sarebbe tornato qui a trovarla. Ci sarà un funerale a Milano  e poi tra cinque mesi sarà a Brindisi come era sua volontà. Lui diceva sempre:  io tra trent’anni tornerò a Brindisi e farò qualcosa qui nella mia città”. Raffaele così torna a casa, purtroppo non nel modo in cui tutti avrebbero voluto e sperato. La sua perdita fa rumore e lascia un vuoto immenso nel sua città, in quella sua Brindisi che lui ha sempre portato nel cuore e che ora con gli occhi lucidi lo aspetta per riabbracciarlo un ultima volta.
Lucia Pezzuto per Il7Magazine

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