Nel Brindisino attualmente 65 positivi, l’età media si abbassa a 26 anni: ecco cosa è accaduto da febbraio ad oggi

Poseidone articolo

BRINDISI – (da il7 Magazine) Attualmente sono 65 i malati di Covid-19 nella provincia di Brindisi, di cui 31 sono i nuovi casi registrati in questi primi undici giorni di settembre. La maggior parte non presentano particolari sintomi. Solo due sono i pazienti ricoverati presso il reparto di Malattie infettive all’ospedale Perrino di Brindisi, che resta l’unico con i posti letto riservati per i malati Covid.

Aumentano i casi in tutta la Puglia dopo le vacanze estive e in particolar modo al rientro dai paesi esteri e da altre regioni italiane in cui si sono creati focolai, come in Sardegna. Ma negli ultimi giorni sono aumentati anche i tamponi effettuati, che vengono eseguiti non più solo agli sintomatici. Nella provincia di Brindisi al momento il comune con il maggior numero di contagi è Fasano. Negli ultimi giorni c’è stato un aumento sul territorio anche a causa del focolaio che si è creato in un’azienda ortofrutticola di Polignano a mare, dove si sono registrati 103 casi che potrebbero ulteriormente salire. Alcuni dipendenti sono della provincia di Brindisi.  Il dato che salta agli occhi è che la media di età nell’ultimo mese si è molto abbassata, e si aggira intorno ai 26 anni, si è praticamente dimezzata rispetto ai mesi dell’emergenza piena. Gli anziani sono stati più attenti, mentre i giovani nei mesi estivi hanno sottovalutato la situazione.

I casi potrebbero aumentare in autunno, ma la situazione sembra essere sotto controllo. Da un report stilato dalla Asl di Brindisi nel periodo compreso tra il 24 febbraio 2020 e il 30 agosto 2020 è emerso un tasso di contagio dell’0,18 per cento in linea con quello regionale. Una percentuale piuttosto bassa in riferimento al numero di abitanti. Nel periodo di riferimento  sono stati sottoposti a tampone orofaringeo un totale  di 23.885 residenti nella provincia di Brindisi. Il numero di tamponi eseguiti risulta essere superiore del 25,2% ai tamponi eseguiti dalle altre ASL pugliesi .Dei 23.885 residenti sottoposti a tampone, 704 (2,9%) sono risultati positivi al test, ma ben 64 le persone decedute. Il maggior numero di casi si è riscontrato tra marzo e aprile 2020 e, nonostante un trend in diminuzione, si osserva un nuovo incremento nelle ultime settimane di agosto.

In controtendenza rispetto alle notizie che circolano a livello nazionale nella nostra provincia il virus ha colpito soprattutto le donne e l’età mediana è pari a 53 anni; anche se ora, come già detto, si osserva un trend in diminuzione dell’età media in linea con le osservazioni a livello regionale e nazionale.

Nei sei mesi presi in considerazione i comuni della provincia di Brindisi con i maggiori valori di incidenza cumulativa sono stati nell’ordine, Carovigno, Ostuni e Brindisi. Su 704 positivi, 186 sono stati operatori sanitari, tra medici, infermieri e oss, che rappresentano il 26,4 per cento dei contagi, con una maggiore concentrazione nel periodo marzo-maggio. Secondo un’analisi la metà delle persone ha contratto il virus da un contatto stretto. Tra i casi positivi, 512 sono stati posti in sorveglianza e isolamento fiduciario mentre per 176 è stato necessario il ricovero in ospedale. Il tasso di letalità è stato pari al 9,1 per cento, questo valore aumenta all’aumentare dell’età.  Dal report emerge che i maggiori contagi  si sono registrati da persone di età compresa tra i 50 e i 59, ma sono stati rilevati anche 15 casi di contagio di bambini tra 0-9 anni.

“I dati evidenziano un tasso di contagio che si aggira intorno allo 0,18 per cento che appare piuttosto contenuto, non siamo certamente a numeri allarmanti – spiega il direttore generale della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone – Il tasso di ospedalizzazione per la nostra provincia  è del 13 per cento, più basso rispetto al dato regionale che è di circa il 17 per cento. Questo è il frutto di una serie di fattori che hanno funzionato: il lavoro svolto con l’attività di sorveglianza sanitaria, il periodo di lockdown, ma anche da una serie di misure comportamentali adottate come l’uso delle mascherine,  il distanziamento sociale e l’utilizzo del disinfettante  per le mani”. Il dirigente della Asl definisce i dati non drammatici, ma nello stesso tempo fa appello a non abbassare la guardia e al rispetto delle regole, per evitare che la situazione possa degenerare.  “Nel caso di una seconda ondata siamo molto più preparati – aggiunge Pasqualone – sia in termini di screening e di organizzazione dei posti letto, ma anche sulle cure da adottare per i malati ospedalizzati. Sono anche più sereni i medici, possiamo contare su esperienze significative sul campo.  Lo scopo è quello di evitare che il fenomeno dilaghi, e il rispetto di semplici e banali regole può salvarci: bisogna usare la mascherina chirurgica, rispettare il distanziamento sociale evitando i contatti, e disinfettare il più possibile le mani. Se impariamo a fare questo possiamo stare tranquilli. I casi ci saranno comunque, ma questo accade anche per l’influenza stagionale. Non dobbiamo fare drammi o creare allarmismo”.

Lucia Portolano

 

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