Quel che resta del porto di Brindisi: il racconto dalle banchine – Reportage

Poseidone articolo

BRINDISI – ( da il7 Magazine) È ormeggiata da mesi davanti al nuovo terminal croceristi, l’armatore greco ha chiesto di poterla “parcheggiare” qui per un po’. La nave è ferma da tempo, in attesa di rimetterla in funzione sosta lungo la banchina. È l’unica nave ormeggiata nel porto interno, quello denominato seno di Levante. Non c’è niente altro. Di fronte sul piazzale c’è una grande struttura a vetri, è il nuovo terminal passeggeri, che viene aperto in occasione dell’arrivo delle navi crociere. Queste da un anno attraccano a Costa Morena nel porto industriale, accanto al molo dello sbarco carbone. Per motivi di sicurezza nelle manovre non è stato più possibile ospitarle lungo la banchina di viale Regina Margherita e sono state trasferite alla zona industriale. I crocieristi  dopo lo sbarco vengono trasportati con un bus navetta nel porto interno per il check ing nel terminal. È il 27 gennaio, e  il terminal ovviamente è chiuso, la prima nave crociera è prevista per il 20 aprile.

 

 

Cosa è oggi il porto di Brindisi? Cosa resta delle sue attività? Nel mese di novembre 50 aziende che lavorano con il porto e nel porto hanno lanciato l’allarme, hanno anche minacciato uno sciopero generale. Il primo nella storia di questo porto. Non solo ci sono solo quattro navi passeggeri, ma sono diventate poche anche le attività commerciali e industriali. La prospettiva della decarbonizzazione tra cinque anni rende il futuro incerto e ancor più preoccupante. Il traffico del carbone per la centrale Enel Federico II è la fonte di guadagno più redditizia per l’economia portuale anche se la movimentazione si è ridotta notevolmente. Nel 2019 è stato scaricato un milione e mezzo di tonnellate di combustibile fossile  e nelle previsione del nuovo anno si parla di 800mila. Cifra lontanissime dai 9milioni di un tempo.

È  lunedì mattina. Il viaggio lungo le  banchine di uno dei porti naturali più grandi del Mediterraneo parte dal varco di via Spalato, qui a parte la nave in disarmo non c’è nulla. Si tenta di raggiungere il molo di Sant’Apollinare attraverso il circuito doganale unico, cioè la strada interna (realizzata ai tempi della visita a Brindisi di papa Benedetto XVI) che però è sbarrata da continui cancelli chiusi. Si è costretti quindi ad uscire dall’area portuale ed andare verso la zona industriale. Arrivati a Sant’Apollinare c’è una lunga banchina, è in attività una sola nave cargo, trasporta semirimorchi. Nel porto per tre volte a settimane arrivano solo due navi cargo, una diretta a Ravenna, l’altra a Catania. Il resto della banchina è vuota.

“La cosa paradossale di questo porto – spiega Adriano Guadalupi, agente raccomandatario marittimo e titolare dell’agenzia Poseidone – è che ha tanti spazi ma poche attività. Sono pochi i porti del Mediterraneo che possono vantare piazzali come questi. Ma qui sono le infrastrutture che mancano”. Guadalupi lavora da 48 anni nel porto di Brindisi, ha dieci dipendenti e la sua agenzia marittima si trova lungo viale Regina Margherita. E uno di quelli che sostiene che Brindisi abbia bisogno di nuove banchine. In realtà su questo sono d’accordo tutti gli operatori portuali. Tutti sostengono il famoso progetto dei cinque nuovi accosti a Sant’Apollinare, ma le operano non decollano, con un forte braccio di ferro tra l’Autorità di sistema portuale che le vuole, e il Comune che sollevano obiezioni alle procedure.

“Qui si litiga su tutto – aggiunge Guadalupi – anche sulle briccole per mettere in sicurezza le attuali banchine. Il Comune decide di non decidere anche sulle briccole. Non si tratta di un’opera portuale nuova, ma di elementi di ormeggio per garantire maggiore sicurezza durante la manovra di accosto e di ormeggio delle navi in banchina nel porto medio, luogo maggiormente esposto ai venti. A Brindisi anche la normalità diventa un problema”. Ma perché costruire nuove banchine se quelle esistenti sono vuote?  “ I nuovi accosti – risponde Guadalupi-  servirebbero per i traghetti che oggi vanno alle Terrare e soprattutto servirebbero per le lunghe navi da crociere che ora ormeggiano a Costa Morena nord dove c’è il carbone”.

Mentre soffia forte il vento di maestrale, tipico di queste parti, dal piazzale di Sant’Apollinare scorge impetuoso l’ex Capannone  Montecatini, importante esempio di architettura industriale che ad oggi non ha ancora trovato una destinazione d’uso. È chiuso in una cancellata ed circondato da erba alta. Per qualche anno ha ospitato delle fiere, ma poi nulla più. Intanto lungo la banchina di Punta Franco a pochi metri dal Capannone c’è lo scarico del mangime e del grano della Indesil, ma anche qui il traffico è molto ridotto.

 

Usciti da Sant’Apollinare, la direzione è verso Costa Morena dove c’è il traffico passeggeri. All’esterno ci sono molti camion, sono quelli che la sera si imbarcheranno per la Grecia e l’Albania. Il traffico dei tir, almeno quello, funziona ancora. Fuori c’è un terminal passeggeri privato, c’è un di movimento che si scontra contro il deserto all’interno dell’area di imbarco. Ci sono solo le forze di polizia e i dipendenti dell’istituto di vigilanza. A destra i vecchi box fatiscenti e chiusi che un tempo ospitavano le agenzie. Il terminal passeggeri di proprietà dell’Autorità portuale è completamente vuoto: non c’è nessuno, solo una ragazza al bancone del bar. Nella struttura si sente l’audio di una tv accesa. “Un po’ di gente arriva nel pomeriggio – spiega la barista – in prossimità dell’orario di imbarco”.

Al porto di Brindisi sono rimaste solo due navi che portano in Grecia, e due in l’Albania. Non ci sono altri collegamenti. Altri traffici non si sono mai sviluppati. Per quasi tutta la giornata le banchine sono completamente vuote. Eppure è la porta d’Oriente, almeno così è sempre stata definita.

Poco più avanti c’è Costa Morena est, il cuore del porto industriale e commerciale. Dalla strada si intravedono alcune gru, qualche camion sta superando il varco, e sono attraccate tre navi. Non ci vuole molto per capire che qui gira tutto intorno alle grandi industrie: centrale termoelettrica Enel, Petrolchimico ed ora anche l’ex Ilva e Tap.

Le attività vanno molto a rilento, non ci sono rumori, non c’è neanche traffico sui piazzali delle banchine. Le gru sono ferme, e non si vedono neanche tanti operai. In tutta questa area del porto si incontrano non più di 20 persone. Sul molo è ferma la nave di ArcelorMittal, da quando è stata sequestrata la banchina del porto di Taranto per la morte del gruista, lo scarico del ferro è stato dirottato a Brindisi. Con la crisi dell’acciaieria la movimentazione è sporadica. Non c’è uno scarico continuo e definito, viene chiesto all’occorrenza. Sotto la nave c’è il responsabile dei lavori della ditta Sir che si occupa di gestione di questa attività, Alfonso D’Oriano. Noto imprenditore portuale, uno dei più storici, che in passato ha avuto problemi con la giustizia. La sua azienda di famiglia è stata sequestrata e gestita da un amministratore giudiziale. Lui il porto lo conosce bene come le sue tasche, ed ora lavora per la Sir.

“Se si continua così andremo a chiedere l’elemosina – afferma D’Oriano – non c’è alcuna programmazione futura per questo porto. Tutte le banchine sono vincolate per il passaggio aereo e non è possibile far lavorare le gru. Bisogna decidere cosa si vuol fare. Ormai si lavora solo alla giornata. Questo non si può chiamare porto, è solo una banchina”. Sul lato sinistro al molo di ArcelorMittal sono accatastati i tubi per la realizzazione del gasdotto Tap a Melendugno. Devono essere caricati sulla nave Castoro per essere trasportati a San Foca. E qui che c’è lo snodo per lo scarico e il carico dei tubi. Nella stessa area portuale c’è la banchina dell’Enel. È una giornata piuttosto tranquilla, c’è una carboniera che scarica il combustile ma non c’è nessun via vai di camion, se ne contano circa tre nel circondario. La zona è attraversata dal nostro trasportatore, ma non è chiaro se è in funzione.

C’è un surreale silenzio su questi moli. Qualcosa si muove più in là: da una nave si sta movimentando la barbabietola da zucchero per lo zuccherificio Sfir. La banchina dell’ex Ipem dove attraccano le navi gasiere, è al momento vuota e anche quella del Petrolchimico in questo lunedì mattina non ospita navi e non è in attività. Al momento l’economia del porto di Brindisi ruota intorno al carbone, al gas, al ferro e ai tubi Tap. Cosa accadrà quando Enel sarà riconvertita, il gas arriverà direttamente via terra attraverso i tre gasdotti in costruzione e l’ex Ilva avrà un nuovo futuro?

“Abbiamo commesso l’errore di aver destinato questo porto solo al carbone – afferma Franco Aversa, agente marittimo brindisino – ma ora è arrivato il momento di pensare ad un altro futuro. La politica ha un grande compito, ci rivolgiamo soprattutto alle istituzioni affinchè si facciano portavoce con Enel nel trovare un’alternativa. Lo Stato ha asservito questo territorio alla produzione di energia, non può ora lavarsi le mani”.

 

Franco Aversa reclama nuove infrastrutture portuali: “Servono i dragaggi e nuove banchine altrimenti non c’è futuro – dice l’imprenditore, mentre si guarda intorno ad un piazzale di Costa Morena vuoto – dobbiamo essere pronti ad ospitare le grandi navi. Così si rischia di chiudere e basta, salvo qualcuno non abbiamo già deciso per il porto di Brindisi in vantaggio di Bari che è in piena attività”. Scuote la testa l’operatore marittimo, accanto c’è suo figlio, un giovane ragazzo brindisino che ha deciso di continuare il lavoro del padre ed ha aperto un’agenzia tutta sua. “Io non avrei voluto che mio figlio facesse questa scelta – aggiunge – sono preoccupato per questi ragazzi. La città sta perdendo la sua gioventù, ma se si continua così non ci sono molte alternative”.

Intanto ora la speranza è rivolta a Roma: il 6 febbraio è stato convocato al Mise un incontro di analisi e di monitoraggio per il porto di Brindisi e per il suo indotto. Intorno allo stesso tavolo il sottosegretario di Stato Alessandra Todde, il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi, le associazione datoriali e i sindacati. Si spera che non sia il nuovo ed ennesimo incontro per una città che troppe volte si è seduta intorno ai tavoli senza portare a casa molti risultati.

Lucia Portolano

3 Commenti

  1. Se penso che, in passato, hanno affossato progetti che erano in procinto di partire sol perché erano stati avviati da una persona di grandi vedute mi viene da piangere. Che queste ultime giunte e sindaci non abbiano le idee chiare su come si gestisce un porto, mi fa piangere ancora di più. Se penso che oggi si debba chiedere aiuto economico ad Enel che tanto ha dato, sotto ogni forma, mi fa ridere. Ridere a crepapelle. Enel tanto combattuta e dichiarato che ha fatto ammalare e morire migliaia di brindisini anche e specialmente dal signor Rossi, adesso deve trovare una soluzione. . Ma per favore siate seri almeno una volta e rivolgetevi a chi ha spostato il traffico passeggeri e merci al porto di Bari.

  2. Leggo l’articolo e penso: ma (operatori del settore esclusi) qualcuno riesce a capire qualcosa, anche in minima parte, di “Porto”? Qui a Brindisi si parla di mare inteso principalmente come spiaggia, da maggio a settembre. Per il resto dell’anno, silenzio assordante.
    Lunedi 3 febbraio la ministra dei trasporti è a Brindisi dopo la tappa a Bari (per il “taglio del nastro della nuova pista di volo”, mentre quella di Brindisi…): sono invitate autorità civili e militari, rappresentanti di enti, istituzioni, ecc.. Nell’elenco, però, manca (o presumo, al momento in cui scrivo) un soggetto che proprio qui a Brindisi è presente dal lontano 1946 ma che nessuno, in pratica, conosce. Parlo dell’Istituto (oramai ex) Nautico “Carnaro” che dal 2010 “appartiene” a Trasporti e Logistica (guarda caso) ed onorato di aver frequentato nella seconda metà degli anni settanta (quelli del “Collegio Navale”). E non solo. Dal 2002 ha anche l’indirizzo Aeronautico, come a completare, per cielo e per mare, quello che da sempre e, o dovrebbe, essere Brindisi.
    Da questo Istituto sono uscite eccellenze che operano in tutti i campi e, nello specifico, i trasporti: non a caso proprio il il7 Magazine ha dedicato, non molto tempo fa, un articolo ad un nostro concittadino che si sta distinguendo in questo settore. Sia chiaro: non è l’unico! Personalmente ho un elenco lunghissimo di “gente di mare” che ha scelto questo come lavoro, come è anche giusto che sia per Brindisi.
    Poi si parla di porto, di sviluppo, di lavoro. E mentre qui si parla, gli “altri” fanno i fatti.
    Ne avrei ancora e molto da scrivere ma mi fermo qui. Buon proseguimento a tutti e complimenti alla redazione.

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