Il giro del mondo in moto per raccogliere fondi a favore del reparto di Oncoematologia dove i medici gli salvarono la vita

BRINDISI- (Da Il7Magazine) Il giro del mondo in moto per raccogliere fondi a favore del reparto di Oncoematologia dove i medici gli salvarono la vita. Vicenzo Iaia ha venticinque anni, è nato e cresciuto a Torre Santa Susanna. Dopo essersi laureato in  Scienze Economiche all’università Marconi di Roma ha deciso di dare vita ad un progetto che per i prossimi cinque anni lo porterà in giro per il mondo in sella alla sua moto con lo scopo di raccogliere fondi a favore  reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Vincenzo è spinto da una forte motivazione personale : restituire il bene ricevuto attraverso le cure nel reparto di Oncoematologia pediatrica raccogliendo fondi per l’ospedale di San Giovanni Rotondo. La sua storia comincia nel  nell’autunno del 2009, quando Vicenzo ha solo 12 anni. “Ero un ragazzino come tanti altri, vivace e allegro – racconta- Giocavo a calcio e frequentavo l’ultimo anno di scuole medie. Ma in quel periodo soffrivo di continui mal di testa. Pur di stare con gli amici e continuare ad allenarmi decisi di minimizzare, ma passarono i mesi e quelle fitte continuavano ad arrivare con maggiore intensità. Vedendomi in quello stato i miei genitori decisero di farmi controllare da un medico. “Deve essere sinusite!” sentenziò il dottore, estraendo la sonda dalle cavità nasali. Passavano le settimane ma il problema non scomparve, anzi”. Era il periodo natalizio quando i genitori di Vincenzo capirono che la situazione poteva essere più seria ed allora decisero di andare direttamente in ospedale. E fu proprio da una tac che arrivò la drammatica sentenza: una massa tumorale si era sviluppata nella zona della ghiandola pineale. “All’inizio non mi fu detto cosa avessi- racconta , ancora , il giovane-  forse perché la mia famiglia riteneva saggio tenermi all’oscuro delle reali condizioni del problema. Così fui trasferito all’ospedale Casa di Cura Bernardini nel gennaio del 2010 e lì ebbi il mio primo intervento con l’asportazione della massa tumorale. L’intervento, nonostante i tre giorni di coma e la momentanea perdita della vista, andò relativamente molto bene. Stetti 2 settimane in osservazione e fui dimesso. Non conoscevo ancora l’origine della massa e su suggerimento degli stessi medici, la mia famiglia decise di continuare a San Giovanni Rotondo le cure successive ed effettuare l’esame istologico dal quale risultò essere un germinoma cerebrale”. Nella  Casa Sollievo i medici  decisero di effettuare sedute di chemioterapia e successivamente di radioterapia. Il trattamento del problema durò poco meno di un anno, ma in seguito furono necessari numerosi controlli affinché ci si assicurasse che il male fosse andato via.

“Fu in quel periodo che capii come quell’ospedale, la Casa Sollievo della Sofferenza, fosse un posto speciale. In un primo momento non presi affatto bene l’idea di stare così lontano da casa. Erano pur sempre 300 km di distanza- dice Vincenzo- Ma il tempo diede modo a quel luogo di entrare definitivamente nel mio cuore. Quel posto mi accorsi presto, era incredibile. Nonostante la mia adolescenza avesse alzato un muro invalicabile nella mia sfera emotiva, dove chiunque era respinto con forza, entrai in contatto con gente che mi fece sentire da subito a casa. Quello che ho ricevuto da Casa Sollievo della Sofferenza è stato amore incondizionato per il prossimo. Lo percepisci in ogni cosa, in ogni gesto: dal sorriso di una infermiera al gesto affettuoso di un medico”. Una volta uscito dal tunnel della malattia Vincenzo, ancora adolescente si propose come donatore di midollo osseo, già all’età di 13 anni, avrebbe voluto ricambiare l’amore e la vita restituita con altra vita ma le sue condizioni non lo permettevano. “Raccontai l’accaduto alla “mia” dottoressa di reparto alla quale ero molto affezionato, la dottoressa Miglionico, sicuro che avrebbe accolto le mie istanze e avrebbe fatto in modo che io potessi donare- dice- Ricordo molto bene come sul suo volto si disegnò un sorriso compiaciuto quasi a dirmi quanto fosse orgogliosa di quello che cercavo ostinatamente di fare. Mi prese in disparte e mi disse “Guarda Vincenzo, ci sono tanti modi con cui puoi aiutare!”. In un primo momento non capii bene cosa volesse dire con “ci sono tanti modi”. Riflettei a lungo sul significato di quelle parole. Modi? Ma, quindi, non c’è un solo modo per aiutare”. Crescendo e maturando Vincenzo tra trovato “il suo modo di donare”: un progetto, “Inseguendo il sole”, che lo porterà in giro per il mondo per i prossimi cinque anni.  “Questo progetto ha lo scopo di ispirare fiducia nelle persone, di essere un messaggio di speranza. Parlerà di come un ex-paziente voglia aiutare coloro che lo hanno aiutato contribuendo, seguendo il proprio modo, a quella “Casa” creata da San Pio- dice sorridendo- E’ il mio giro del mondo in motocicletta della durata di 5 anni a bordo di “Maya” una Honda Transalp del 1997 al fine di raccogliere fondi utili all’acquisto di beni per il reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo”. Per inseguire questo sogno Vincenzo il primo maggio prossimo partirà in sella alla sua moto ed attraverserà l’Europa, l’Asia, l’Australia, l’America del Sud, l’America del Nord e l’Africa. “I fondi saranno raccolti unicamente online tramite siti di crowdfunding così da permettere di dare la massima diffusione possibile, attraverso la pubblicazione e condivisione della raccolta- spiega-  e permettendo a chiunque di poter devolvere la somma desiderata in maniera autonoma. L’obiettivo di raccolta totale sarà fissato in un primo momento a 30mila euro  salvo poi, una volta raggiunto, modificarlo durante la vita del viaggio”. Il progetto di Vincenzo , tuttavia, non si esaurisce semplicemente attraverso il viaggio ma si arricchisce ad ogni tappa con opere di volontariato. “Il progetto non si esaurirà unicamente attraverso la guida in moto- conclude- ma durante la vita del viaggio saranno avviati diversi piccoli progetti da portare avanti nei diversi luoghi da me visitati. Essi saranno specificati di volta in volta a seconda della disponibilità e del bisogno richiesto, e andranno a condizionare inevitabilmente l’itinerario scelto. Verranno presi in

considerazioni opere di volontariato ovvero lo svolgimento volontario di un’attività non retribuita. Nella maggior parte dei casi verranno svolte attività socialmente utili, come l’aiuto a persone in condizioni di indigenza, o che necessitano di assistenza, oppure il fronteggiare emergenze occasionali o il prestare opera e mezzi nell’interesse collettivo. “Tu sei stato fortunato” Queste parole mi accompagnano da diverso tempo. Voglio rendere grazie all’opportunità che mi è stata concessa: la vita”.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

 

 

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