Aggressione al rider in piazza Cairoli: chiuso il cerchio, identificato anche l’altro responsabile

BRINDISI – ( da il7 Magazine di Lucia Portolano) Hanno un nome e cognome i responsabili dell’aggressione al rider la sera dell’uno maggio nella centralissima piazza Cairoli. Gli agenti della Squadra mobile di Brindisi hanno chiuso il cerchio sul grave episodio che aveva visto vittima un ragazzo di 20 anni, picchiato selvaggiamente mentre stava lavorando. I responsabili sono due, entrambi minorenni. Frequentano una scuola superiore della città, le loro sono  famiglie come tante altre. Il primo di soli 16 anni dal 4 settembre è agli arresti domiciliari, l’altro di 17 anni è indagato a piede libero, un terzo ragazzo, che a quanto pare si trovava con loro quello sera, non è stato ritenuto responsabile di nessun reato. Il 16enne era stato sottoposto alla misura cautelare  a casa come disposto dal gip del Tribunale per i Minorenni di Lecce su richiesta dell’autorità giudiziaria che originariamente per lui aveva richiesto la misura più restrittiva dell’arresto presso una struttura per minori. L’altro per il momento è stato solo denunciuato.

 Non è escluso nessun movente, l’aggressione è stata violenta e brutale. È stato possibile risalire ai presunti responsabili grazie alle diverse telecamere che si trovano nella zona piena di esercizi commerciali, ma fondamentale è stata anche la testimonianza della vittima che ha comunque dichiarato di non conoscere i suoi aggressori. Nelle immagini si vedevano i tre ragazzi e il ruolo di ciascuno, e alcuni dettagli importanti che hanno portato all’identificazione dei due minori. Il 20enne ha riportato gravi feriti, ed ancora oggi a distanza di mesi dall’aggressione ha dei postumi.

I fatti. Il giovane rider era in sella alla sua bicicletta, il mezzo che utilizza per muoversi con più facilità tre le vie cittadine. Fa parte del gruppo dei rider dell’azienda Deliveroo. Stava consultando le informazioni per effettuare una consegnare, quando si è visto arrivare i due balordi. Era circa le 21 di una sabato sera nella centralissima piazza Cairoli. L’1 maggio in Puglia c’era ancora la regola del coprifuoco alle 22, ma già a quell’ora per le strade del centro cittadino c’era pochissima gente.

I due si sono fermati ed hanno violentemente aggredito il rider con calci e pugni. Questi è stato prima spinto per terra e poi colpito con brutalità. Il 16enne avrebbe avuto il ruolo principale nell’aggressione. Le telecamere hanno ripreso tutto. Il 20enne ha cercato di difendersi, ma da solo non è riuscito a schivare i colpi.

In piazza in quel momento non c’era nessuno, almeno così sembrava. Dopo averlo massacrato di botte i due sono fuggiti via. Il ragazzo è stato soccorso da dei passanti ed è stato portato all’ospedale Perrino. Nel frattempo qualcuno aveva chiamato una pattuglia della polizia che era intervenuta sul posto. Al Pronto soccorso il ragazzo si è presentato con il volto tumefatto e dolorante. Dopo gli accertamenti è stato dimesso con 30 giorni di prognosi per una frattura scomposta del setto nasale e un trauma cranico. Sarebbe potuto accadere l’irreparabile. Agli investigatori il rider ha sempre riferito di non conoscere i suoi aggressori e di non sapere il motivo di tanta violenza. Lui stava solo lavorando.  Gli aggressori a quanto pare avrebbero quattro anni meno di lui.

Resta il mistero sul movente, non si esclude nulla,  anche che si possa essere trattato di un atto di puro di teppismo. Un terribile gioco del sabato sera che sarebbe potuto finire male. Tra i giovani della città gira comunque la voce che già la sera prima ci sarebbe stato uno screzio tra uno degli aggressori e la vittima mentre questi lavorava. Una bravata da parte di uno dei minorenni. Ipotesi tutta da appurare.

L’attenzione degli investigatori è alta, anche alla luce di altri episodi di violenza verificatesi in Italia negli ultimi tempi contro i lavoratori riders che soprattutto la sera riempiono le strade della città per consegnare cibo a domicilio.

Il mestiere del fattorino o del rider in tempi di pandemia si è diffuso molto anche a Brindisi. In tarda serata nei giorni infrasettimanali, e durante il periodo della zona rossa e dei lockdown, per le strade si vedevano solo loro.

Sono circa 70 i riders iscritti sulla piattaforma ufficiale per coprire la zona di Brindisi. Tutto il giorno vanno in giro per la città per portare nelle case il cibo pronto. Una corsa contro il tempo per far arrivare il sacchetto caldo affinchè non ci siano lamentele.

È diventato ormai un vero e proprio mestiere. Gente  che a bordo di uno scooter o in auto, o come questo ragazzo in bicicletta, in pochi minuti raggiunge i vari quartieri. Tra di loro ci sono persone di tutta l’età, dagli studenti di 20 anni alle prese con l’Università o con la fine della scuola superiore, ai padre di famiglia disoccupati, o  a coloro che hanno bisogno di arrotondare lo stipendio. Non c’è distinzione tra uomo e donna. Tra i riders brindisini c’è anche un uomo di 70 anni, che con la pensione minima non riesce ad arrivare a fine mese, ed è costretto e fare il fattorino per poter andare avanti.  Va in giro con la sua auto accompagnato dalla moglie, fanno due turni quello del pranzo e quello serale. Il nonno rider, così viene chiamato dai suoi colleghi più piccoli, si posiziona nel parcheggio del centro commerciale Brinpark ed attende gli ordine, con il freddo dell’inverno e con il caldo dell’estate. In estate i riders hanno lavorato poco. È raro che la gente resti in casa. Ora si spera nell’autunno e nell’inverno.

In città si è costituito il Gruppo riders Brindisi, al momento hanno aderito circa trenta persone un movimento che vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica le varie problematiche di questa nuova categoria di lavoratori che chiede maggiore sicurezza e maggiori garanzie professionali.

Meno di un mese fa a Napoli c’è stata un’aggressione ad un altro rider di 26 anni. La storia è molto simile a quella di Brindisi. Un gruppo, anche questa volta di minorenni tra i 15 e i 17 anni, ha aggredito il lavoratore con calci e pugni con lo scopo di potargli via l’incasso. Il ragazzo è stato portato in ospedale, sono stati i medici ad avvertire i carabinieri che grazie alle immagini di video sorveglianza hanno identificato e denunciato due giovani, uno di 15 e l’altro di 17 anni. Gli investigatori cercano gli altri componenti del gruppo.

Una famiglia mostruosa

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