Caro materiali, aziende a rischio chiusura, anche gli appalti pubblici bloccati

BRINDISI- (Da Il7 Magazine) Nella provincia di Brindisi il caro materiali sta mettendo in ginocchio decine di aziende con il rischio che molte di queste entro la fine dell’anno potrebbero chiudere i battenti. L’aumento spropositato delle materie prime e il mancato riequilibri contrattuale non consente di portare a termine i lavori commissionati tanto nel settore pubblico quanto in quello privato. In un momento in cui il paese sta affrontando la pandemia e gli effetti di una guerra lo Stato non riesce a dare delle risposte concrete agli imprenditori che ancora resistono e tentano di dare continuità allo sviluppo e all’economia del territorio. Angelo Contessa, presidente dell’Ance, Associazione nazionale costruttori edili di Brindisi, proprio nelle ultime ore, ha incontrato alcuni rappresentanti di Governo, nel disperato tentativo di rappresentare le criticità di un settore, quale quello edile che ad oggi rappresenta un terzo del Pil nazionale. “Il caro materiali e i contratti sono diventati insostenibili tanto nel pubblico quanto nel privato. Nel settore pubblico i lavori si stanno bloccando -spiega Contessa- Ho chiesto anche un incontro per venerdì al presidente della Provincia ed ai sindaci. Ho informato anche il prefetto. Non si tratta di piccoli aumenti, abbiamo a che fare con aumenti che di media superano il 35 per cento. Un esempio per tutti. Il costo del ferro è aumentato più del doppio. Prima costava 0,40 euro oggi lo si paga 1,30 anche uno 1,40 euro a questo si aggiunge la difficoltà nel reperirlo. A causa di questo sono cambiate anche le organizzazioni aziendali. Prima si poteva scegliere il migliore rapporto qualità prezzo. Oggi si chiede il bonifico anticipato all’ordine e il conguaglio alla consegna. Mantenere le tempistiche contrattuali è complicato e se poi non trovi il materiale è impossibile. Questo vale per tutti”. Per effetto del caro-materiali e delle difficoltà di approvvigionamenti tantissimi cantieri hanno già chiuso i battenti, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e la realizzazione di innumerevoli opere pubbliche e private. Difficoltà riscontrate nelle imprese iscritte in cassa edile del comparto delle opere stradali, civili e industriali. A questo poi si aggiunge anche l’impossibilità di trovare manodopera. “L’aumento spropositato ti mette nelle condizioni di non avere equilibri contrattuali, in più si aggiunge la mancanza di manodopera per eccesso di ammortizzatori sociali- aggiunge Contessa- come la cassa integrazione ed il reddito di cittadinanza, la gente preferisce il certo per l’incerto. In pratica si toglie manodopera dal circuito”. Una situazione questa riscontrata in tutta l’Italia ma che nella provincia di Brindisi assume dei contorni ancora più drammatici se si pensa ad un territorio vessato negli anni da tante altre emergenze. “Nella provincia di Brindisi c’è la crisi della crisi. Basta guardarsi intorno per accorgersi che non c’è una gru montata. Questo nel settore edile è un campanello d’allarme- dice il presidente dell’Ance- Per il settore industriale non va meglio a causa della transazione ecologica. Sappiamo solo che Enel chiuderà con il carbone nel 2025. Ora ci sono multinazionali che fanno investimenti ma che non rispettano il territorio, non producono ricchezza. Noi, come, Ance, abbiamo fatto una serie di proposte, ad esempio mantenere gli importi delle commesse ma integrarli con dei finanziamenti, oppure aumentare del 30 per cento il Sal, il Pagamento anticipato stato avanzamento lavori, almeno per sei mesi e poi vedere cosa succede”. Il peso economico degli aumenti, di fatto ricade esclusivamente sulle aziende aggiudicatarie delle commesse che in questo modo si trovano di fronte alla scelta se rimetterci non meno del 35 per cento dell’importo dei lavori o rinunciare all’appalto, con i rischi che questa scelta comporta (avvio di contenziosi con la stazione appaltante, segnalazioni all’Anac, escussione polizze, ecc…). “Nei rapporti con la pubblica amministrazione la situazione è complessa. Quando non si riesce a portare a termine un appalto si va incontro alla rescissione del contratto, alla segnalazione all’Anac, alla discussione delle polizze. Inizia così un contenzioso che fa male a tutti. In tutto questo c’è una grande responsabilità anche da parte della pubblica amministrazione- chiarisce Contessa- Anche lo Stato ha da rimetterci. I lavori si fermano, devi riappaltare, utilizzare i prezzi nuovi, revisionare i costi. E’ un danno per tutti. Alcuni amministratori, invece, fanno completare il contratto e riconoscono l’aumento dei prezzi. Ci troviamo in una situazione eccezionale, tra la pandemia e la guerra in Ucraina. Quale Corte dei Conti può dare una simile responsabilità non riconoscendo un riequilibrio contrattuale. Alcuni Comuni hanno, invece, deciso di fare un atto preciso piuttosto che fermare il lavori. In questo caso si fa una perizia di variante , si adeguano i prezzi e si cercano nuove risorse. In questo modo si porta a termine il contratto”. Attualmente nel Comune di Brindisi molti lavori sono bloccati per questo motivo, appalti che non riescono ad andare avanti, cantieri che a volte neppure partono. “Il Comune di Brindisi, non si assume responsabilità -dice Contessa- Noi come Ance proponiamo soluzioni già adottate in altri comuni. In sintesi, oggi, è un problema di riequilibrio contrattuale per una situazione imprevista ed eccezionale. Allo stato dei fatti nel nostro settore c’è un rincaro del 40 per cento sulle materie prime e se consideriamo che la filiera edile rappresenta un terzo del Pil è facile immaginare quanto siamo in difficoltà”. Al momento tutte le misure messe in atto dal Governo sembrano scarsamente attuabili. E’ per questo motivo che gli imprenditori ritengono che sia necessario un cambio di rotta perché gli affidamenti riposti nelle promesse del legislatore sono stati disattesi e non hanno prodotto i risultati sperati. In tutto questo c’è anche il ruolo della Regione, in questo caso la Puglia che dovrebbe fare la sua parte, visto che il prezziario è fermo addirittura al 2019, relativo, quindi ad un periodo completamente differente da quello attuale. Dalle notizie che giungono si apprende che l’adeguamento a cui si sta pensando consisterebbe in una percentuale tra il 7 e il 9 percento. Si tratta di cifre irrisorie che non risolvono in alcun modo il problema stando alle criticità sollevate dagli imprenditori. Inoltre, in assenza di interventi immediati, l’alternativa, dicono, è il sostanziale fallimento del PNRR, che si concretizza nella mancata realizzazione delle opere pubbliche ed in un arretramento del paese per effetto dei ritardi nella sua infrastrutturazione.“Nessuno si assume responsabilità. La situazione peggiora quando si ha a che fare con i privati. Nei lavori privati ci sono tantissime scissioni di contratti che sfociano anche in liti civili- conclude il presidente dell’Ance- Per il Governo in quelle situazioni è ancora più difficile intervenire. L’area di rischio è tutta per l’imprenditore che in una situazione normale ci sta ma in questo momento no, siamo in una situazione di emergenza. Per questo penso che sia il momento del buon senso”.

Andrea Chirulli è un imprenditore di Ceglie Messapica titolare di tre aziende con circa 80 dipendenti. Si occupa di realizzare strade, autostrade e piste aeroportuali. Lavora on l’asfalto ed il calcestruzzo da 40 anni e nonostante riesca a fatturare 12milioni di euro l’anno è in difficoltà a causa dell’aumento spropositato delle materie prime. “Il problema è che non abbiamo molte alternative, se lavoriamo rischiamo di fallire, se ci fermiamo falliamo ugualmente anche perché lo Stato non ci riconosce la cassa integrazione- dice l’imprenditore- Così cerchiamo di svolgere dei lavori che non richiedono un grosso dispendio di materiali. In questo momento, ad esempio, ci stiamo occupando di realizzare un rondò lungo la superstrada per Bari, ci sono scavi per la fibra ottica e svincoli illuminati. Per fare questo lavoro, come per altri, calcoliamo persino la spesa per il gasolio dei mezzi da utilizzare”. Accettare un appalto, in questo momento storico, per una azienda significa fare i cosiddetti “conti della serva”, ossia calcolare le spese da affrontare e i guadagni. “E’ mia abitudine fare sempre dei calcoli quando decido di intraprendere un nuovo lavoro- spiega Chirulli- Anche perché io non godo di alcun sostegno. Il 90 per cento delle imprese in Italia fa affidamento sulle banche , io no. E’ per questo che alcune aziende avvertono meno la crisi e i rincari sui materiali. Nel nostro settore non si lavora sul certo e tanto i prezzi quanto le tasse aumentano ogni giorno”. Andrea Chirulli ha anche alcune società all’estero e negli anni ha lavorato anche in Romania dove dice di essersi trovato molto bene perché la gestione degli appalti è ben diversa da quella italiana. “In Romania prendiamo sui lavori in corso il 30 per cento in più- dice- è diverso il sistema delle gare perché i preziari non li danno i committenti bensì i progettisti. Poi l’ente appaltante mette a disposizione le risorse. Noi, dal nostro canto, dimostriamo come realizziamo i lavori e giustifichiamo i costi. Insomma un altro mondo che consente alle imprese di sopravvivere senza rischiare mai di ritrovarsi in crisi”.

Lucia Pezzuto per Il7Magazine

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