Dall’Afghanistan in Italia, la storia di Mina, il sarto che taglia e cuce per i brindisini

BRINDISI- (da Il7 Magazine) Taglia, cuce ma realizza anche camice su misura in tempi da record, Mina Gol Momad, 32 anni, afgano,  è un sarto sopraffino che ha fatto della sua passione, l’ago e il filo, il lavoro della sua vita. In una piccola bottega aperta, appena due mesi fa, nel cuore del centro storico di Brindisi, è diventato in poco tempo il sarto di fiducia di tante signore che ogni giorno si affidano a lui per piccoli e grandi lavori. Mina è in Italia da sette anni e solo prima dell’estate è arrivato a Brindisi. Come tutti i migranti che lasciano il loro paese ha alle sue spalle una vita difficile, fatta di rinunce e sacrifici, il più grande dei quali è stato quello di doversi allontanare dalla sua famiglia. In Afghanistan Mina ha lasciato il papà, due fratelli, una moglie e un figlio di appena sei anni. Un figlio che al momento non può rivedere perché lui, come richiedente asilo politico , non gli è concesso ritornare a casa. Mina ha un regolare permesso di soggiorno e da quando è arrivato in Italia ha sempre lavorato. “Sono stato a Milano- racconta- e poi a Prato dove ho lavorato in una fabbrica come sarto. Per trovare lavoro mi ha aiutato tantissimo la Onlus Integra che ancora oggi mi segue”. Mina è una persona molto semplice, anche quando racconta lo fa con timidezza, con lo sguardo basso come se si vergognasse a parlare ma quando gli si chiede delle sue macchine da cucire e di quello che sa fare gli si illuminano gli occhi. “Io sono amico di tutti- ci tiene a precisare- la gente sta imparando a conoscermi e qui mi trovo davvero bene”. Mina che si è trasferito a Brindisi da sette mesi è riuscito ad aprire in poche settimane una attività tutta sua. In un angolo, sul marciapiede,  tra via Conserva e via Lata , ci sono due ingressi: uno porta l’insegna “Taglia e Cuci”, riparazioni in un’ora, e l’altro “Integro e Lindo”, lavanderia a gettoni. Le botteghe sembrerebbero due attività separate ma in realtà fanno capo entrambe a Mina. Una è la sartoria dove l’uomo ripara e cuce capi di abbigliamento, l’altra è una lavanderia a gettoni dove è possibile lavare e asciugare i capi. “ Mi piace cucire- dice- l’ho sempre fatto anche in Afghanistan, nel mio paese, sono bravo soprattutto a realizzare le camice da uomo. Ultimamente ne ho fatte quattro per una signora. E poi faccio tanti piccoli lavori di riparazione, accorcio i pantaloni, faccio gli orli , tutte cose che ritiro e consegno in un’ora”. Mina sul serio riesce a fare in suo lavoro in breve tempo e lo fa anche bene. E’ abituato, del resto ha lavorato anche nelle fabbriche dove tempo da perdere non ce ne era. “La gente viene qui perché non ha voglia di aspettare tanto tempo per farsi accorciare un pantalone- dice- anche per una camicia non ci vuole tanto. Una signora di Brindisi è rimasta sorpresa dopo aver visto che ci mettevo qualche giorno a farla mentre lei da un’altra sarta aveva aspettato mesi”. Nella sua bottega Mina ha diverse macchine da cucire e molte di queste sono regali di clienti soddisfatti del suo lavoro. “Un giorno una signora che era venuta qui per un pantalone mi ha detto che anche lei aveva a casa una macchina da cucire- racconta- ma la sua non funzionava . Ed allora io mi sono offerto di aggiustarla. Dopo averla riparata lei me l’ha voluta regalare”. Mina ha aperto la sua attività solo da due mesi ma si trova già molto bene. Abita in una casa sempre lì vicino e la gente sta imparando a conoscerlo. “All’inizio non è stato facile- dice con sincerità- la gente non mi conosceva, poteva pensare di tutto. In Afghanistan ci sono persone brave e persone cattive, ma non è così in tutto il mondo? Ma poi hanno visto che io lavoravo, non ero per strada. Hanno visto che avevo anche un’attività ed allora hanno cominciato a salutarmi, a venirmi a trovare”. La bottega di Mina è aperta tutto il giorno, ad orario continuato. La sua è una scelta oculata, l’uomo pensa che così possa farsi conoscere meglio. “Sono ancora all’inizio, anche se ho tanti amici- dice- l’attività è piccolina, deve crescere. E anche se a giorni ho meno lavoro, io resto aperto lo stesso perché così le persone sanno che ci sono”.  Mina è lungimirante e spera un giorno di far venire anche la sua famiglia in Italia. “A Brindisi mi trovo benissimo- dice sorridendo- all’inizio ho cercato una azienda di cucitura ma non ce ne era, allora il mio capo della Onlus ha detto: perché non apri tu una sartoria. Così l’ho fatto. All’inizio mi hanno anche aiutato, la prima macchina da cucire me l’hanno data loro. Faccio un lavoro che mi piace e quello che guadagno lo mando anche alla mia famiglia in Afghanistan. Piano, piano sono sicuro che riuscirò a fare anche di più. La gente oramai fa il passaparola e le persone vengono qui perché hanno sentito parlare bene di me. Poi il mio negozio è sempre aperto e i prezzi sono buoni, non costa tanto fare le riparazioni. Io spero un giorno di far venire qui mia moglie e mio figlio. Così, finalmente, potremmo stare insieme”.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

 

 

 

 

 

Una famiglia mostruosa

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