Emergenza anestesisti rianimatori in Puglia, al Perrino ne mancano 25: interventi bloccati e mancati servizi

BRINDISI – (da il7 Magazine di Lucia Portolano) La vecchia pianta organica ne prevedeva 37, secondo il calcolo del fabbisogno invece ne sarebbero necessari 55, ed invece all’ospedale Perrino di Brindisi ci sono solo 26 rianimatori anestesisti. Quindi ne mancherebbero quasi la metà. Si tratta degli specialisti necessari per far funzionare tutte le attività dell’ospedale, e non solo quelle chirurgiche, ma anche i turni di guardia dei rianimazione, così come l’esecuzione di particolari esami diagnostici ed anche l’attivazione di alcuni servizi di assistenza.

La mancanza di anestesisti rianimatori è il motivo per il quale il Perrino è l’unico ospedale tra i capoluoghi pugliesi a non aver attivato la partoanalgesia, il parto naturale indolore. Le donne per partorire senza sofferenza devono recarsi al Vito Fazzi di Lecce, altrimenti sono costrette ad un parto alle vecchie maniere. Per la partoanalgesia serve una guardia apposita con un rianimatore per 24 ore. Per garantire un’interna turnazione servirebbero sei anestesisti.

 La Asl di Brindisi nell’ultimo anno ha fatto due concorsi ma si sono presentati in pochi, e  chi era in graduatoria è stato mandato negli ospedali delle proprie città, tanto c’è carenza ovunque. La legge infatti permette di fare questo.

La carenza di anestesisti rianimatori crea disservizi anche in alcuni esami diagnostici come nel caso della risonanza per i bambini, dove è prevista la presenza di un medico rianimatore. Le sedute che al Perrino prima erano due a settimane da tempo si sono ridotte ad una, e non sempre è possibile. Questo porta all’aumento delle liste d’attesa. La carenza di questi specialisti si è maggiormente fatta sentire nel periodo di pandemia con la separazioni dei medici tra  Rianimazione Covid e no Covid che ha portato a trascurare totalmente gli interventi chirurgici salvo quelli d’urgenza, e  non sempre. “Questo ha prodotto ad un aumento esponenziale delle liste d’attesa – spiega Pierpaolo Peluso, medico anestesista del Perrino, consigliere regionale del Sindacato medici ospedalieri –I pazienti restano ricoverati per un’infinità di giorni in attesa degli interventi. Servono almeno 16 anestesisti al giorno per far funzionare le cinque sale operatorie, la rianimazione e bisogna coprire tutta la turnazione. Non facciamo mai il turno di riposo e abbiamo crediti orari spaventosi”.

Intanto all’ospedale Perrino sono in corso i lavori per la Rianimazione al quinto piano dove sono previsti  24 nuovi posti letto che si aggiungeranno ai 16 già esistenti, ed ai 24 che erano stati creati  nel modulo esterno per il Covid, anche se al momento questo non è in funzione dopo il guasto dell’aria condizionata. Fortunatamente i ricoveri per Covid non sono gravi e non è stato necessario riattivare la Terapia Intensiva Covid.  “Si fanno i lavori, si stanno aumentano i posti letto – dice ancora il dottor Peluso – ma mancano i medici, e non vale solo per la mia specializzazione”. Un allarme questo che era stato anche lanciato dal consigliere regionale Maurizio Bruno in merito ai finanziamenti del Pnrr che per la sanità pugliese ha previsto progetti per 630 milioni di euro con la realizzazione di 31 nuovi ospedali di comunità e l’apertura di 500 nuovi posti letto. Ma l’azione rischia di essere vanificata se continua la carenza di medici ed infermieri. In Puglia ne mancherebbe circa 6mila. Tra questi una delle maggiori carenze è proprio quella degli anestesisti rianimatori. Ne servirebbero almeno 300 per coprire attualmente i bisogni di assistenza degli ospedali pugliesi.

La assenza di questi specialisti è diffusa in tutta Italia ma in particolar modo al sud. Durante l’emergenza Covid si è cercato di tamponare la situazione attraverso l’assunzione dei neo laureati in Medicina. Nello stesso tempo lo scorso anno sono state aumentate le borse di studio per questa specializzazione. La pandemia ha mostrato tutte le debolezze e le molte scelte sbagliate in campo sanitario, dove le esigenze di bilancio e gli sprechi hanno prevalso sulle esigenze di assistenza.

 “Per vedere gli effetti dell’aumento delle borse di studio – spiega ancora Peluso – bisognerà attendere almeno cinque anni, la fine appunto del corso di specializzazione. Forse tra un quinquennio arriveranno i rinforzi. Nel frattempo però questo deficit aumenta perché molti colleghi sono prossimi alla pensione”. Molti rianimatori spiegano che questa specializzazione è scelta poco perché molto rischiosa, di grande responsabilità ed ha pochi margini di carriera. Tantissimi anestesisti rianimatori si ritrovano in processi giudiziari aditi da pazienti o da loro parenti.

“È un problema che ci portiamo dal passato, in Puglia ancora prima del resto di Italia. A partire dall’amministrazione Fitto quando furono bloccate le assunzioni – spiega Antonio Amendola, presidente regionale dell’associazione Anestesisti e Rianimatori ospedalieri – blocco che successivamente fu poi prolungato a livello nazionale. In quegli anni  nonostante le Università di Bari e Foggia sfornassero specialisti questi non venivano assunti. E così sono andati a lavorare all’esterno o altrove. Praticamente abbiamo pagato la formazione per medici che non torneranno più.  Ora  serve concordare insieme una strada di recupero per colmare le carenze. Bisogna stilare un piano a breve, medio e lungo periodo per recuperare professionalità e non aspettare le emergenze”.

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