” Fondo per transazione energetica: la Commissione europea oltre a Taranto pensi a Brindisi”

INTERVENTO/ Le recenti dichiarazioni della Commissione Europea di voler destinare esclusivamente all’area del siderurgico di Taranto le risorse del nuovo Fondo europeo della transizione energetica, ci inducono ad alcune considerazioni. Fermo restando, ovviamente, il “peso” della questione del siderurgico di Taranto e senza alcuna intenzione di attivare una “guerra fra poveri”, la continua sottovalutazione del caso Brindisi non può più essere tollerata o sottaciuta. Val la pena ricordare che Confindustria Brindisi, insieme alle altre Associazione di categoria e alle Organizzazioni sindacali, da tempo ha lanciato numerosi allarmi sulla grave crisi territoriale e sui devastanti effetti su imprese ed occupazione prodotti anche da un processo di decarbonizzazione già in atto. Parliamo di alcune migliaia di lavoratori espulsi dal processo produttivo con gravi ripercussioni sulla sostenibilità economica delle rispettive famiglie. In alcuni documenti consegnati alle Istituzioni locali, compresa la Regione Puglia, ed a quelle nazionali, avevamo proposto – prima ancora che l’UE annunciasse lo stanziamento di ingenti risorse per il Green New Deal – per l’area di crisi di Brindisi di attivare finanziamenti rivenienti dai Fondi costituiti dalle quote ETS (EMISSION TRADING SYSTEM)  destinati per il 30% al Mise, in modo da favorire una reindustrializzazione green delle aree più fortemente interessate. Purtroppo, spiace dover constatare che tutti questi appelli, nonostante varie riunioni in Prefettura e al Mise, sono di fatto rimasti inascoltati. Infatti, l’intervento di ieri dei Commissari dell’UE circa la destinazione per l’Italia delle risorse del Fondo per la transizione energetica a Taranto e all’area mineraria del Sulcis in Sardegna, confermano che il Governo e forse anche la Regione Puglia nei fatti non hanno tenuto conto di Brindisi. Circostanza confermata anche dal Piano per il Sud, in cui manca Brindisi nell’ambito degli interventi, come già evidenziato dai segretari territoriali delle Organizzazioni sindacali. Eppure, rispetto ai criteri evidenziati dalla UE (quantità CO2 emesse dal settore industriale, uso fonti fossili, impatto della transizione energetica sull’occupazione del territorio), Brindisi senza alcun dubbio avrebbe le carte in regola per essere considerata. Per concludere un dato fondamentale: è importante, anzi necessario, un PIANO DI TRANSIZIONE AMBIENTALE, che tenga nel dovuto conto, per le ragioni evidenziate in precedenza, del territorio brindisino. In funzione di questo obiettivo, Confindustria Brindisi chiede l’attenzione ed ogni opportuno intervento a tutti gli stakeholders, ribadendo, altresì, l’urgenza che siano attuati strumenti, quali le ZES (con zona doganale interclusa), lo snellimento burocratico, con particolare riferimento alla massima tempestività delle autorizzazioni per le infrastrutture portuali, in modo da consentire lo sviluppo polifunzionale del porto, ed infine le autorizzazioni atte alla riconversione green delle industrie del territorio.

Patrick Marcucci, presidente Comfindustria Brindisi

 

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