Perse gli occhi e una mano con i petardi, Antonio: “Ragazzi, niente botti a Capodanno”

BRINDISI-  (Da Il7 Magazine ) “Avevo 18 anni e un sogno: diventare carabiniere. Ma in pochi istanti i miei occhi si sono spenti, ho perso una mano e la mia vita è cambiata per sempre”. Antonio Cassano oggi ha 44 anni e racconta la sua storia affinchè sia da monito per quei tanti ragazzi che ancora sono convinti che esplodere petardi sia solo un gioco. Lui per quel gioco ha pagato un prezzo altissimo e nonostante questo pensa di essere stato fortunato perché oggi può raccontarlo. A poche ore dal Capodanno continuano a registrarsi numerosi incidenti dovuti proprio all’uso incauto dei petardi e dei fuochi pirotecnici. Nonostante i divieti firmati dai sindaci è di martedì sera l’ennesima tragedia . A Nardò un ragazzino di 14 anni  è rimasto gravemente ferito al volto  a causa dell’esplosione di un petardo in Piazza Sant’Antonio. Ha perso un occhio e i medici stanno valutando le altre ferite. “Quando sento queste notizie mi si raggela il sangue- dice Antonio- queste cose non devono succedere, queste sono disgrazie ti rovinano la vita per sempre. Sono momenti di assoluta follia, fai di testa tua e non capisci che anche un solo errore può essere fatale”.  Antonio lo sa bene e se oggi può ancora raccontarlo è solo fortuna. Lui aveva appena 18 anni quando ha perso la vista e una mano proprio a causa di un petardo artigianale. Era il capodanno del 1996, viveva al quartiere Sant’Elia con i genitori in una palazzina in via Leonardo Da Vinci. Da lì a poco sarebbe partito per Arezzo dove avrebbe fatto la leva e poi chissà forse sarebbe riuscito a realizzare il suo sogno, quello di diventare un carabiniere.

“All’epoca facevamo a gara tra noi ragazzi a chi scoppiava il botto più forte-racconta- c’era tanta negligenza. A quell’età si è convinti che a te non può succedere ed invece non è così. Tagliavamo i raudi per  avere un’esplosione più potente. Ma quella volta la miccia era difettosa. Non appena l’accesi mi resi conto dalla sfiammata che qualcosa non andava ma non feci in tempo a gettare via il petardo che invece mi scoppiò in mano. Ricordo solo che gli occhi si chiusero, sentì il sapore del sangue nella bocca, un dolore fortissimo alle mani, al viso e le urla di mia madre”. Antonio, come tutti i ragazzi della sua età pensava di divertirsi e mai avrebbe immaginato che quel gioco, pericolosissimo, gli avrebbe cambiato la vita per sempre. Era sul balcone della sua abitazione e si preparava a festeggiare il nuovo anno ma l’ultima cosa che vide fu solo la luce accecante dell’esplosione e poi niente più.

Il ragazzo venne soccorso dai genitori ma a portarlo in ospedale fu un vicino di casa, Donato, che lo caricò in auto e senza perdere tempo lo portò al pronto soccorso del Di Summa. “C’era sangue dappertutto- prosegue- non potevamo aspettare l’ambulanza. Così  andammo verso l’ospedale  in macchina.  Quando  arrivai in pronto soccorso ero cosciente, mi  fecero sedere su di una sedia a rotelle e mi  portarono subito in sala operatoria. Mi sentivo smarrito. Mentre mi tagliavano i vestiti bruciati pensavo: ora sono nelle vostre mani. Sono rimasto ricoverato un mese a Brindisi, tra il reparto di rianimazione e quello di terapia intensiva. All’inizio  non sapevo che avevo perso entrambi gli occhi, la mano si, quella me ne sono accorto subito. Cercavo di toccarmi ma non sentivo nulla. E’ stato un periodo molto difficile. Mio padre volle anche portarmi all’ospedale Galluzzi di Milano, ci sono voluti altri due mesi per cominciare a riprendermi. Qui ho sofferto dolori atroci perché  non potevano farmi le punture e l’anestesia alle braccia e  quindi le facevano attraverso i piedi. Ad un certo punto siccome mi agitavo troppo hanno dovuto mettermi in coma farmacologico. Quella sera di dicembre Antonio a causa dello scoppio di un petardo perse entrambi gli occhi, la mano destra, l’indice della mano sinistra e ebbe un polmone perforato a causa dell’onda d’urto. Oggi sulla sua pelle porta ancora i segni delle ustioni provocate dalla fiamme.

“Oggi io non vedo più, sono condannato al buio, non posso più apprezzare le bellezze del creato, la luce del sole- dice-  Se mi devo spostare ho bisogno che qualcuno mi aiuti. Quando dormo sogno e lo faccio da vedente, ma quando poi mi sveglio c’è il buio intorno a me. La mia vita è stata stravolta per sempre”. Nonostante questo Antonio ce l’ha fatta, ha reagito ed ha cercato di accettare la sua nuova condizione e di andare avanti. “Dopo tre mesi in ospedale tra Brindisi e Milano- dice, ancora- ho cercato di reagire, mi sono iscritto in palestra, con l’aiuto dello sport ho ricominciato a vivere a sperare. Con Luigi Falconieri mi sono allenato, ho cominciato a fare pesi e tutt’ora mi alleno  a casa in una piccola palestra che ho creato nel garage. Non mi sono mai perso, non ho mai smesso di sorridere. Ho pensato al dolore che ho causato alla mia famiglia. Non potrò mai dimenticare le urla di mia madre. Oggi ho le protesi agli occhi e alla mano ma non è la stessa cosa. Poi 11 anni fa ho conosciuto Maria, con cui sono sposato da quattro anni. Una donna meravigliosa che mi fa sentire una persona importante. A lei devo la mia felicità”.

Antonio oggi ha due grandi passioni: la palestra e la radio. “Negli anni mi ha aiutato la palestra e la radio, parlo con tutto il mondo.  Adoro le vecchie trasmissioni e il codice morse. Sono un radio amatore. La radio mi ha dato l’opportunità di farmi nuovi amici, belle persone con le quali esco. Mi ha fatto reagire ed ho capito che la vita va avanti. Dal 2004, poi, lavoro come centralista presso il Tribunale di Brindisi. Non sono diventato un carabiniere ma in qualche modo sono finito al servizio della giustizia”.

La scorsa settimana il sindaco di Brindisi ha firmato un’ordinanza che vieta l’uso di petardi sino al 6 gennaio prossimo, benché di libera vendita. “In particolare su tutto il territorio comunale- recita l’ordinanza- è vietato usare o portare con sé nei luoghi pubblici o aperti al pubblico materiale esplodente, accendere fuochi, fare esplodere petardi, castagnole e simili artifici esplodenti”.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

 

 

 

 

 

 

 

 

Scuola Palumbo

1 Commento

  1. Carissimo Antonio, i botti sono gioco per i ragazzi ed adulti. Il primo gennaio di qualche anno fa ero con amici a Roma dove avevamo festeggiato il Capodanno, cercavamo almeno un caffè,ma niente. Mentre giravamo ci siamo trovati alla Fontana der Trilussa Trastevere, incrociammo anche l’allora Sindaco di Brindisi. Nel salutarlo scorsi un ragazzino che giocherellava scalciandola una bella e grossa bomba carta, mancava solo la miccia che era difettata, urlai per allonanarlo presi quella bomba e la gettai nella Fontana dove scorreva l’acqua.non esplose…. Eppoi? La racconterò e ricorderò per sempre..
    Antonio ti saluto e ti Auguro un Buonissimo nuovo anno.

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