Raddoppia la Tosap, nuova stangata per i commercianti brindisini

BRINDISI – (Da Il7 Magazine) Raddoppia la tassa per l’occupazione del suolo pubblico nella città di Brindisi, nuova stangata per commercianti e ristoratori. Dal primo gennaio del 2021 è entrato in vigore il canne unico che unifica il contributo di Tosap, Tassa sulle affissioni e pubblicità ma se questo non bastasse i commercianti brindisini sono appena stati informati che la tassa è raddoppiata. A due anni dall’inizio della pandemia si chiedono nuovi sacrifici ai ristoratori ed a tutti coloro che hanno deciso di investire sul territorio incentivando l’economia ed il turismo della città con tavolini e strutture amovibili. “Lavoriamo per gli altri, fino a che ci riusciamo- dice Gaetano Greco, titolare del bar e ristorante Betty sul lungomare Regina Margherita- Quando non ci riusciremo più chiuderemo. Già facciamo i conti con il caro vita, con il Covid e la crisi. In più ci maltrattano. Siamo proprio alla frutta”.

Si prevede, infatti, circa 50 euro/mq al mese, una tassa più che raddoppiata rispetto al 2020 cosi come previsto dalla legge, al di sotto della quale il Comune di Brindisi non può andare perché si trova in predissesto finanziario avendo adottato il Piano di riequilibrio finanziario ventennale. I Comuni, in pratica, che aderiscono al Piano di riequilibrio finanziario sono tenuti ad elevare al massimo la tassazione dei tributi locali. Una scelta fortemente contestata anche e soprattutto dai consiglieri di opposizione come il Movimento 5Stelle e Fratelli D’Italia. “E’ stata una scelta scellerata- dice il Massimiliano Oggiano- Di cui oggi paghiamo le conseguenze. I dati economico finanziari del bilancio dimostrano, invece, che si sarebbe potuto evitare”. Le conseguenze di cui parla il capogruppo di Fratelli d’Italia sono per l’appunto gli aumenti e le difficoltà in cui si trovano oggi i commercianti. Più volte Cosimo Alfarano, rappresentante dei ristoratori brindisini con l’Associazione Pani e Pesci, ha messo in evidenza come quante attività negli ultimi due anni, strette nella morsa della crisi, hanno deciso di chiudere. Questa decisione non solo ha decretato la fine delle loro attività ma anche la perdita di numerosi posti di lavoro e grave pregiudizio sull’indotto per non parlare dei servizi al turismo che son venuti meno. “Stanno sbagliando- rincara la dose Greco- dovrebbe essere il Comune ad aiutare i ristoratori e non viceversa. Noi già abbiamo a che fare con il pagamento di corrente elettrica, gas, gli stipendi al personale. Siamo disperati e questo ulteriore aumento ci taglia le gambe. Vogliamo una città turistica ma per il turismo non si fa nulla e la gente preferisce andare via. Non era il momento di aumentare ulteriormente le tasse. La pandemia non è finita ed i commercianti sono appesi ad un filo, soprattutto coloro che gestiscono locali stagionali”. Gli effetti di questo aumento spropositato si vedono così solo ora sui ristoratori, attività commerciali di somministrazione varie, bar e simili perché in questi due anni di pandemia da Covid ci sono state le esenzioni dal pagamento della Tosap e i fondi ristoro Covid che il Governo ha dato ai Comuni e che oggi con la cessazione dello stato di emergenza non ci sono più. Chi, in qualche modo, dicono, era riuscito a non chiudere e mantenere in attivo il proprio ristorante in questi due anni, paradossalmente ora rischia di abbassare la saracinesca. “Si prevede una riduzione del 30 per cento per occupazioni di suolo pubblico superiori al mese- dice Oggiano- ma anche con queste riduzioni eventuali l’imposizione è insostenibile tra l’altro in una città che vuole essere turisticamente attrattiva ma che non fa nulla di concreto per esserlo se non la creazione di un brand turistico completamente privo di contenuti”. Intanto è in discussione in Commissione attività produttive al Comune di Brindisi, prima di approdare in Consiglio Comunale, il nuovo Regolamento sui dehors che dovrebbe agevolare le attività commerciali soprattutto quelle di somministrazione ed alimenti bevande nella richiesta dell’occupazione del suolo pubblico. Tutto questo per rendere la città appetibile ed attrattiva per chi volesse investire o continuare ad investire in attività commerciali. “Il risultato è che questa amministrazione continua la sua visione ideologica di società della limitazione, dei no, dei divieti- dice, ancora, Oggiano- mentre nelle altre Città Milano, Roma, Venezia, Firenze, Torino, Napoli, Bari, Lecce ma anche nella vicina Mesagne ed in tantissimi altri Comuni l’obiettivo è quello di liberalizzare con un regolamento rispettoso del decoro urbano, dei luoghi dove si richiede l’occupazione, di vincoli urbanistici e di sicurezza stradale a Brindisi si preferisce continuare con la politica del no e dei divieti”. Guardando la piantina allegata al Regolamento sui dehors in discussione si scopre che alcune zone sono state precluse con divieto assoluto dall’occupazione del suolo pubblico per attività di somministrazione e/o commerciali varie a prescindere dall’eventuale parere della Soprintendenza. Tra le zone escluse vi sono piazza Vittoria, piazza Cairoli, piazza Colonna, piazza Santa Teresa, Piazza Vittorio Emanuele II (giardinetti giù al porto), Piazza Duomo ed altre ancora. “Mi sembra assurdo- dice Gaetano Greco- perché vi sono città turistiche che invece sponsorizzano anche con la presenza dei locali e dei ristoranti. L’occupazione del suolo pubblico solo per questo non si dovrebbe pagare. Certo bisogna pur sempre regolamentarla ma incentivarla. Mentre gli altri vanno avanti, Brindisi, invece, continua a perdere tempo”. Così, ciò che è consentito a piazza Duomo ed in altri luoghi a Milano, a piazza San Marco ed in tanti altri luoghi a Venezia, piazza Navona, piazza Pantheon, Campo dei Fiori e tantissime altre piazze o vie a Roma, piazza della Signoria ed in tanti altri luoghi a Firenze, a Brindisi non è possibile. “Nel 2019 il consiglio Comunale approvò il Documento Strategico del Commercio- conclude Oggiano- in quella occasione presentai un emendamento che individuava sub zone bersaglio nella zona bersaglio del Centro (ad esempio San Pietro degli Schiavoni, le aree adiacenti vi a Lata, le Sciabiche vero centro storico della Città non sicuramente i corsi) all’interno delle quali agevolare con un regolamento in deroga agli strumenti edilizi ed urbanistici, con una adeguata detassazione dei tributi locali e contributi a fondo perduto con finanziamenti agevolati regionali/nazionali/europei,la nascita di nuove attività commerciali, artigianali, bar, ristoranti, negozi caratteristici con prodotti enogastronomici del posto un pò quello che vediamo nei vari centri storici a Cisternino, Ceglie, Mesagne, Monopoli, Martina Franca. Il Risultato? Bocciato”.

Lucia Pezzuto per Il7 Magazine

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